Marchi della Maceratese,
il curatore fallimentare archivia la vicenda

MACERATA - Alessandro Benigni ha risposto con una lettera alla diffida inviata dal legale di Patrizia Casalini che contestava l’uso non autorizzato dei simboli
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Maceratese-logo

Il logo della Maceratese

 

di Mauro Giustozzi

«E’ evidente che quanto da lei diffidato sia frutto di un malinteso rispetto alle vicende societarie e fallimentari pertanto la vicenda si ritiene archiviata». Firmato Alessandro Benigni, curatore fallimentare della SS. Maceratese. E’ la parte conclusiva della lettera che stamattina l’avvocato Andrea Giuliodori, a nome del curatore, ha inviato al collega bresciano Alessandro Nolli che per conto di Patrizia Casalini, compagna dell’imprenditore Alberto Ruggeri, lo scorso 3 agosto aveva inviato una diffida nella quale contestava l’uso non autorizzato dei marchi della Maceratese fallita che erano stati registrati dalla stessa Casalini all’Uibm del ministero dello Sviluppo Economico.

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Patrizia Casalini e Alberto Ruggeri

Una querelle che si trascina da mesi, con a più riprese interventi della stessa Casalini che contestava la vendita all’asta fallimentare dei simboli del club che ha chiuso i battenti nel 2017, che rivendicava di suo possesso simboli, marchio e materiale che è stato acquisto poi dagli Amici della Rata, associazione che ha versato 4100 euro per ottenere la proprietà dei marchi della SS. Maceratese 1922, della SS. Maceratese srl, del torneo Velox e del logo che compariva sulle maglie della Rata. Dapprima i bresciani avevano attraverso la stampa rivendicato questa proprietà, poi lo scorso 3 agosto è arrivata questa diffida legale alla quale oggi risponde il curatore fallimentare Alessandro Benigni, ricordando quello che è stato il percorso giuridico che lo ha portato poi all’asta per l’aggiudicazione di quel poco che restava di una società depredata di ogni suo bene nel corso degli ultimi mesi di vita.

Nella nota spedita stamattina alla controparte l’avvocato Giuliodori evidenzia che «nel caso non ne fosse a conoscenza, la SS. Maceratese srl è stata dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Macerata pubblicata il 24 gennaio 2018. Alla data del fallimento risultava depositato presso l’Uibm al Ministero dello Sviluppo Economico il marchio ‘SS. Maceratese’ (marchio figurativo) sin dal 24/6/2014. Dalla lettura della sua diffida –prosegue la nota del legale- e dalle visure su detto marchio, appare evidente che la registrazione effettuata dalla sua assistita (Patrizia Casalini, ndr.) in data 14/2/2018 è del tutto inefficace ope legis (per effetto di norma di legge, ndr.) nei confronti del fallimento e/o comunque allo stesso inopponibile ai sensi e per gli effetti degli articoli 44 e 45 della legge fallimentare in quanto effettuata successivamente alla data del fallimento».

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Giovanni Orlandi, presidente di Amici della Rata

Un percorso assolutamente lineare e giuridicamente ineccepibile quello effettuato dal curatore fallimentare e poi dal Tribunale di Macerata che ha sancito l’assoluta disponibilità del bene marchi all’interno della curatela fallimentare. «Su tali presupposti –prosegue la missiva inviata per conoscenza anche alla Figc e all’associazione Amici della Rata- la curatela ha dapprima provveduto a richiedere la rituale trascrizione della sentenza del fallimento (reg. n. 602018000031867 – autorizzata con decreto del giudice delegato del 30/5/2018), svolta dall’Ufficio proprio contro la sua assistita e, poi, provveduto a tutte le formalità e adempimenti che hanno portato alla vendita competitiva di detto marchio all’associazione Amici della Rata». Dunque con questo intervento che replica alla diffida inviata dal legale di Patrizia Casalini dovrebbe calare una volta per tutte la saracinesca su una vicenda che è servita unicamente a creare disorientamento in una piazza calcistica già terremotata dalla sparizione della Maceratese nel 2017 e che certamente non ha bisogno di ulteriori polemiche o divisioni per tentare la difficile, ma possibile, rinascita di un club che riporti il calcio biancorosso ai fasti di qualche anno fa. Del resto questa battaglia innescata sui marchi della fallita Maceratese appare di difficile comprensione, anche perché stiamo parlando di un simbolo che ha unicamente un valore affettivo ed economicamente quasi nullo. Diverso sarebbe stato in caso di acquisizione di un titolo sportivo che avrebbe, quello sì, avuto un enorme valore patrimoniale e soprattutto avrebbe potuto garantire la rinascita di un club erede della Maceratese fallita in serie D o Eccellenza. Ma quel treno fu irrimediabilmente perso nell’estate del 2017 ed ora spetta alla neonata HR Maceratese tentare la risalita dalla Promozione. Club al quale, quasi certamente, verranno consegnati questi simboli una volta che il Comune di Macerata ne diverrà custode per sempre.

 

Marchi della Maceratese, Casalini diffida gli Amici della Rata

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