Nuovo centro commerciale a Piediripa,
Simonetti attacca Tittarelli e rilancia:
«Macerata non diventi la città dei no»
SCONTRO - Subito dopo la vittoria di Parcaroli, l'imprenditore torna a sottolineare i vantaggi dell'investimento per il capoluogo ed evidenzia i rischi per l'ente locale dopo la sentenza del Tar. «E’ stato garantito che una decisione destinata a incidere sul futuro economico del territorio e su centinaia di posti di lavoro sia stata assunta esclusivamente sulla base di valutazioni tecniche e di interesse generale? Una città che respinge gli investimenti punisce se stessa»

Alberto Simonetti
di Luca Patrassi
Il tempo di archiviare il risultato elettorale ed arriva un intervento di Alberto Simonetti, amministratore delegato di quel gruppo da decenni in ballo con la richiesta di apertura di un centro commerciale a Piediripa di Macerata. Si parte dal ricorso al Tar ma si arriva al Comune, alle scelte politiche.
«Per anni – scrive Alberto Simonetti – il nostro “progetto Simonetti” è stato raccontato come il problema. Oggi una sentenza del Tar ci dice che forse il problema era altrove. I giudici hanno accolto il nostro ricorso e annullato il provvedimento che aveva bloccato l’iter. Un pronunciamento che dovrebbe indurre tutti a una riflessione seria e, soprattutto, a un’assunzione di responsabilità. Perché mentre la politica discuteva, mentre si moltiplicavano i rinvii, i veti, gli ostacoli e le prese di posizione ideologiche, il territorio continuava a perdere opportunità».

Simonetti propone una serie di interrogativi: «La domanda che oggi molti cittadini si pongono è semplice: chi risarcirà gli anni perduti? Chi restituirà al territorio il tempo trascorso tra polemiche e battaglie amministrative? Chi risponderà alle centinaia di lavoratori che avrebbero potuto trovare occupazione grazie a un investimento privato tra i più importanti degli ultimi decenni nella provincia di Macerata? Per troppo tempo si è parlato di cemento. Troppo poco si è parlato di lavoro. Per troppo tempo si è parlato di procedure. Troppo poco si è parlato di famiglie.Per troppo tempo si è parlato di ideologia. Troppo poco si è parlato di sviluppo. Eppure il tema vero era ed è proprio questo.In una fase storica in cui le imprese faticano a investire, in cui molti giovani lasciano il territorio alla ricerca di opportunità altrove, in cui ogni posto di lavoro rappresenta un valore sociale oltre che economico, un progetto capace di generare centinaia di occupati avrebbe meritato una valutazione basata esclusivamente sui fatti e sulle regole. Non sulle convenienze politiche. Non sulle paure. Non sulle contrapposizioni di schieramento».

Il nuovo progetto
Il messaggio proposto da Alberto Simonetti: «Noi della famiglia Simonetti operiamo da da quasi 50 anni sul territorio marchigiano. Abbiamo investito, creato occupazione, costruito valore economico e sociale. È legittimo essere favorevoli o contrari a un progetto. Non è legittimo trasformare un investimento privato in un bersaglio politico permanente. La sentenza del Tar non assegna medaglie a nessuno, ma certifica una realtà che oggi non può più essere ignorata: chi ha scelto la strada del blocco a tutti i costi dovrà spiegare alla città perché. Perché se un progetto è sbagliato, lo si dimostra nel merito. Se un progetto non rispetta le regole, lo si dimostra nelle sedi competenti. Ma quando quelle stesse sedi competenti smentiscono le decisioni assunte, il problema non è più l’investimento. Diventa la qualità delle scelte politiche che sono state compiute».

Il progetto del 2010 con i capannoni
Simonetti tira in ballo l’ex candidato sindaco del centrosinistra Gianluca Tittarelli: «A rendere ancora più difficile da comprendere l’esito della vicenda è un elemento che merita una riflessione pubblica. Tra coloro che hanno preso parte al procedimento come uditori figurava anche l’amministratore del Centro Commerciale Val di Chienti, operatore che agisce nello stesso mercato e che quindi rappresenta una realtà potenzialmente interessata all’esito del nostro progetto. La sua partecipazione non può essere considerata un fatto neutro. Lo stesso soggetto aveva infatti manifestato pubblicamente la propria contrarietà all’iniziativa attraverso campagne e striscioni contro la realizzazione della nuova struttura. Successivamente è divenuto candidato sindaco per il centrosinistra. Non intendo formulare accuse né attribuire responsabilità che non mi competono. Tuttavia riteniamo doveroso porre una domanda che molti cittadini e operatori economici si stanno ponendo: è stato garantito che una decisione destinata a incidere sul futuro economico del territorio, sugli investimenti privati e su centinaia di posti di lavoro sia stata assunta esclusivamente sulla base di valutazioni tecniche e di interesse generale? Quando un progetto capace di generare circa 400 posti di lavoro diretti, oltre all’indotto, viene fermato, la trasparenza del processo decisionale diventa un’esigenza imprescindibile».

Il messaggio finale dell’imprenditore maceratese: «Per questo chiediamo che ogni aspetto della vicenda sia chiarito fino in fondo, nell’interesse della comunità, delle imprese e dei lavoratori. Macerata oggi si trova davanti a un bivio. Può continuare a essere la città dei no, dei ricorsi, delle occasioni perdute e delle imprese scoraggiate. Oppure può tornare a essere una comunità capace di discutere, decidere e costruire il proprio futuro senza pregiudizi. La vera domanda non è se piaccia o meno il nostro progetto. La vera domanda: è quale messaggio vogliamo mandare a chi domani vorrà investire a Macerata? Se dopo anni di procedure, autorizzazioni, verifiche, anticipo di parte degli oneri, un palazzo di valore trasferito al comune di Macerata a costo zero, e battaglie giudiziarie, il risultato è questo, quale imprenditore sarà disposto a scommettere ancora sul nostro territorio? Perché una città che respinge gli investimenti non punisce gli imprenditori. Punisce se stessa. E a pagare il conto, alla fine, non saranno i politici. Saranno i cittadini, i lavoratori e i giovani che cercano qui, e non altrove, il proprio futuro».




































