Parco archeologico a San Claudio:
«Patrimonio ricchissimo,
altro che centri commerciali»

DA RISCOPRIRE - Il Centro Studi ha ripulito e riaperto ai turisti il piano superiore dove il 6 luglio alle 21 si terrà il convegno: "Il paesaggio storico nella valle del Medio Chienti". Il presidente Morresi: «Organizzare un circuito con gli altri monumenti della zona porterebbe molti turisti e valorizzerebbe la nostra storia, i Comuni non possono affidare tutto ai volontari». E intanto un industriale locale organizzerà pullman di turisti tedeschi
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Da sinistra: Piero Giustozzi, storico, Alberto Morresi, presidente del Centro Studi San Claudio al Chienti, Don Giovanni Dichiara e Domenico Antoniozzi, collaboratore del professor Carnevale

 

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Alberto Morresi illustra le caratteristiche dell’Abbazia a un gurppo di turisti

 

di Marco Ribechi

Rilanciare la storia della valle del Chienti partendo dall’Abbazia di San Claudio, anche con la collaborazione degli industriali della zona. Altro che nuovi centri commerciali. Questa è l’ambiziosa proposta del Centro Studi San Claudio al Chienti che proprio nella valorizzazione dell’importante monumento vede la possibilità di approfondire la conoscenza di un patrimonio storico e archeologico quasi perduto e un volano turistico per tutto il territorio. Il primo passo è stato ripulire e riaprire il piano superiore dell’Abbazia, per renderlo fruibile ai tanti turisti. Proprio in questo ambiente il 6 luglio alle 21 si terrà la conferenza “Il paesaggio storico nella valle del Medio Chienti”. Tra i relatori Gilberto Pambianchi, dell’università degli studi di Camerino e Fabio Pallotta, geoarcheologo, ospite il professor Giovanni Carnevale. «La valle del Chienti da sempre è stata abitata e ha rappresentato un fulcro economico e commerciale interessantissimo – spiega Alberto Morresi, presidente del centro studi – mentre si pensa alla costruzione di ulteriori centri commerciali che dovrebbero valorizzare il territorio qui abbiamo un parco archeologico sommerso da portare alla luce». Si tratta dei 680 metri quadrati di reperti già scavati tra il 1980 e il 1982, poi coperti di nuovo e mai resi visitabili: «Cercavano le rovine dell’antica Pausola – aggiunge Morresi – invece hanno trovato quelli della Scola Palatina che dopo essere stati riportati alla luce sono di nuovo caduti nell’oblio. Se si organizza il parco archeologico il centro studi potrebbe occuparsi della sua cura».

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Domenico Antoniozzi mostra il registro delle firme

Recentemente proprio grazie al centro studi è stato riaperto il piano superiore dell’Abbazia che ora è visitabile dai turisti: «E’ stato ripulito e riordinato – spiega Domenico Antoniozzi, collaboratore del professor Carnevale – lo abbiamo arredato con elementi in ferro battuto e ora il nostro registro di presenze è pieno delle firme e dei commenti dei turisti. Questa estate inoltre verranno molti visitatori tedeschi perchè un famoso industriale della zona, molto interessato alle tesi sulla Francia Picena, porterà gruppi organizzati accompagnati da guide di Aachen». Ma il monumento non può restare aperto solo per volontà dei volontari del centro studi: «Serve del personale addestrato e competente – aggiunge Piero Giustozzi, storico del centro studi – non si può affidare l’apertura di un edificio unico al mondo all’azione di pochi volontari. Il comune di Corridonia deve farsi carico di questa responsabilità. Qui ritroviamo tutta la storia d’Europa, dalle rovine romane fino all’alto Medioevo,può essere un polo turistico unico».

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L’area archeologica della Scola Palatina, scavata e poi ricoperta

Il sogno del centro studi è che i comuni della valle dialoghino tra loro per creare un grande parco archeologico che comprenda oltre a San Claudio anche l’Abbadia di Fiastra, Santa Maria a Piè di Chienti, la villa romana di Morrovalle. Un vero e proprio circuito che permetta ai turisti di scoprire tante bellezze che però oggi sono ancora celate o poco conosciute. D’accordo anche il parroco di San Claudio, Don Gianni Dichiara: «La zona archeologica è molto importante. Tanti turisti che passano qui mi fermano e mi chiedono di Carlo Magno, restano colpiti e affascinati da questo luogo». Intanto, grazie alla riapertura del piano superiore, il 30 giugno proprio Don Gianni vi ha celebrato il primo matrimonio con l’utilizzo di tutte le strutture in ferro battuto donate dal centro studi.

 

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Il piano superiore allestito per un matrimonio

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L’Abbazia di San Claudio

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Una turista firma il registro delle presenze

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