Tentata estorsione,
Giuseppe Cerolini in carcere
CIVITANOVA - L'imprenditore dovrà scontare 3 anni e 4 mesi di reclusione per una sentenza definitiva della Cassazione: respinta la richiesta di affidamento ai servizi sociali

Giuseppe Cerolini
Tentata estorsione, condanna definitiva a 3 anni e 4 mesi di reclusione per Giuseppe Cerolini, imprenditore di Civitanova ed ex presidente della Civitanovese, che nei giorni scorsi stato accompagnato al carcere di Montacuto per iniziare a scontare la pena.
La Corte di Cassazione ha dichiarato infatti inammissibile il ricorso alla sentenza di appello confermando la condanna di secondo grado. E il tribunale di Torino ha emesso l’ordine di carcerazione, dopo aver respinto la richiesta di affidamento ai servizi sociali.
I fatti risalgono al periodo di massima espansione del gruppo guidato da Cerolini, che a cavallo del 2012 e fino al 2017 quando è avvenuto il crac aveva esteso i suoi affari in distributori di benzina, attività di ristorazione, aziende plastiche, boutique, perfino macellerie, in tutte le Marche e anche in altre regioni.
Al centro il contenzioso con un’azienda piemontese, che aveva sporto querela dopo che Cerolini aveva inviato a tutti gli istituti di credito le presunte difficoltà dell’azienda stessa, di cui il suo gruppo era creditore. L’imprenditore civitanovese infatti aveva ottenuto un decreto ingiuntivo esecutivo per 700 mila euro e aveva avviato il pignoramento facendo istanza di fallimento, nel frattempo però avrebbe inviato a tutte le banche che avevano rapporti con l’azienda piemontese l’istanza di fallimento.
Secondo i giudici questa azione è stato un tentativo di forzare la mano, da qui l’accusa di tentata estorsione. Anche perché poi l’istanza di fallimento nei confronti dell’azienda piemontese era stata respinta. Così, nonostante avesse risarcito l’azienda torinese che nel frattempo aveva rimesso querela e sostenuto in tribunale che al massimo si sarebbe trattato al di una tentata truffa, Cerolini è stato giudicato colpevole sia in primo grado che in appello di tentata estorsione. E la Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso confermando le decisioni dei giudici di primo e secondo grado e reso definitiva la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione.



























