Maxi evasione fiscale, reati prescritti
Tra gli imputati il patron Cerolini

IN AULA - L'accusa contestava, a vario titolo, una associazione per delinquere volta a non pagare le tasse. Dieci le persone imputate. Il legale del presidente della Civitanovese: "Al processo non è emerso fosse amministratore di fatto delle società"
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Giuseppe Cerolini

 

di Gianluca Ginella

Un’associazione per delinquere con lo scopo di evadere le tasse attraverso fatture per operazione inesistenti per diversi milioni di euro, dieci le persone imputate, tra cui il patron della Civitanovese Giuseppe Cerolini. Per tutti oggi il Tribunale di Macerata ha dichiarato la prescrizione dei reati. Il legale dell’imprenditore, l’avvocato Massimo Di Bonaventura: «Al processo non sono emersi atti che dimostrino che Cerolini fosse amministratore di fatto di alcuna delle società coinvolte».

Dieci persone erano imputate al tribunale di Macerata, a vario titolo, per reati fiscali. A quattro di loro veniva contestato di essere promotori o organizzatori di una associazione per delinquere finalizzata a commettere plurimi reati fiscali, emettendo fatture per operazioni soggettivamente inesistenti per diversi milioni di euro, al fine di evadere le imposte sui redditi e l’Iva. Questo sarebbe stato fatto attraverso alcune società.

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L’avvocato Massimo Di Bonaventura

Secondo l’accusa a far parte dell’associazione erano: il patron della Civitanovese Cerolini, quale co-gestore di fatto della ditta Rina sas e come amministratore di fatto della società Ceba sro, Stefania Nastase, 64enne romena, quale legale rappresentante della ditta Cricon srl, Mihaela Camelia Gheorghe, 44, romena, come socio della Cricon srl (entrambe ritenute dei prestanome) e Pasquale Petrocchi, 62 anni, di Santa Vittoria in Matenano, quale amministratore di fatto della Cricon srl, della Crio società individuale, e della Petrocchi Pellami srl. I fatti contestati sarebbero avvenuti nel 2004 e nel 2005 a Monte San Giusto e Morrovalle. A Cerolini in particolare veniva contestato, come amministratore di fatto della Rina sas, al fine di evadere le imposte sul valore aggiunto di aver indicato nella dichiarazione Iva per il 2004 elementi passivi fittizi per 148.907 euro, avvalendosi di fatture false emesse dalla ditta Crio. E come rappresentante della società Maya ltd, in realtà inesistente, al fine di evadere l’Iva, avrebbe omesso di presentare le dichiarazioni annuali per il 2002 e il 2003, evadendo in tutto 451mila euro circa.

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L’avvocato Massimiliano Cingolani

Oggi il Tribunale ha dichiarato la prescrizione dei reati per tutti i dieci imputati. Sotto accusa c’erano anche Agostino Belletti, 53, di Civitanova, Vladimir Gushche, 67, bielorusso, Lucica Petre, 51, romeno, Gilberto Volpi, 85, di Civitanova, Franco Mariotti, 67, romano, Antonio Daga, 75, romano. Gli imputati erano difesi, tra gli altri, dagli avvocati Massimiliano Cingolani, Massimo Di Bonaventura, Alfonsina Svampa. «Nel corso del processo è stato evidenziato come Cerolini non ha svolto nessun atto come amministratore di fatto delle società coinvolte. I finanzieri, sentiti in udienza, hanno detto di non aver rinvenuto o evidenziato atti particolari dai quali emergessero amministrazioni di fatto di Cerolini. Noi dubitiamo anche lo sia nei successivi procedimenti che sono aperti a suo carico» dice l’avvocato Di Bonaventura, che assiste l’imprenditore.



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