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Frode fiscale “monstre”:
Cerolini e altri 15 a giudizio

CIVITANOVA - L'imprenditore è accusato di essere stato al vertice di un presunto sodalizio di cui avrebbero fatto parte altre 8 persone tra quelle imputate. Oggi si è svolta l'udienza davanti al Gup. Processo al via il 29 novembre del prossimo anno. L'accusa contesta, a vario titolo, reati fiscali per decine di milioni di euro
mercoledì 12 Dicembre 2018 - Ore 18:27 - caricamento letture
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Giuseppe Cerolini lascia il tribunale all’epoca dell’arresto

 

di Gianluca Ginella

Una frode fiscale con cifre monstre quella che sarebbe stata messa in piedi dall’ex patron della Civitanovese, Giuseppe Cerolini, leader di un presunto sodalizio: oggi sono state rinviate a giudizio 16 persone, tra cui Cerolini, che sono sotto accusa a vario titolo. Oltre all’evasione dell’Iva le contestazioni riguardano, sempre a vario titolo, la dichiarazione dei redditi fraudolenta, l’omessa dichiarazione, occultamento o distruzione di scritture contabili, l’indebita compensazione. Ad alcuni imputati viene contestato di aver fatto parte di una vera e propria associazione per delinquere. I fatti contestati sarebbero avvenuti prevalentemente tra il 2013 e il 2017 (ma alcune contestazioni vanno indietro fino al 2009), e portati a galla da una indagine svolta dalla Guardia di finanza di Macerata che aveva anche operato sequestri per 21 milioni di euro tra il gennaio e il marzo dello scorso anno quando Cerolini e uno degli indagati (Giovanni Aldo Mellino) erano stati arrestati (in seguito sono tornati liberi).

La conferenza stampa all’epoca dell’arresto

Oggi si è svolta l’udienza preliminare davanti al gup Giovanni Manzoni del tribunale di Macerata. In totale erano 18 le persone imputate ma per due di loro (l’egiziano Abdel Hady Mohamed El Sayed, 62 anni, e per il 30enne Cornel Moldovan, romeno) la posizione è stata stralciata perché irreperibili. L’associazione per delinquere viene contestata, oltre che a Cerolini, ad altre otto persone, tutte rinviate a giudizio oggi dal Gup (il processo si aprirà il 28 novembre 2019): si tratta di Antonio Cardinali, 67 anni, civitanovese, Maria Giuseppina Marinozzi, 55 anni, di Morrovalle, Fausto Malvestiti, 64, di Montegranaro, Vincenzo Fustilla, 52, di Porto Sant’Elpidio, Giovanni Aldo Mellino, 68, crotonese, residente a Civitanova, Matteo Stuppiello, 34, di Porto Sant’Elpidio, Marco Ciotti, 44, di Montecosaro, Serena Falcone, 34, di Montecosaro.

L’avvocato Gabriele Cofanelli

Secondo l’accusa l’associazione aveva lo scopo di commettere frodi fiscali attraverso società amministrate tra cui la Effemme srl, la Raf 28 srl, la Mangusta srl, la Mat. P. srl, tramite fatture inesistenti emesse a favore delle medesime società e di altre del gruppo. Cerolini era al vertice: promotore e coordinatore del gruppo, ritenuto amministratore pro tempore e comunque amministratore di fatto delle principali società coinvolte (Effemme srl, Raf 28 srl, Mangusta srl, S. C. Birda group international) e ideatore dell’articolato piano fraudolento e capo indiscusso del sodalizio. A Cardinali e Marinozzi viene contestato di essere stati elementi di spicco dell’associazione che agivano in strettissimo contatto con Cerolini: il primo quale legale rappresentante e amministratore di fatto della Mangusta srl, la seconda quale ragioniera storica di Cerolini. Malvestiti, Fustilla, Mellino pur se in una posizione di secondo piano, avrebbero fornito un fattivo e consapevole contributo a vantaggio degli altri sodali – dice l’accusa –, restando a disposizione di Cerolini per svolgere le più svariate incombenze: i primi due come amministratori di fatto rispettivamente della Effemme Srl e della Sole srl, il terzo come membro designato a sbrigare gli affari più spinosi: dal reclutamento di prestanome al recupero crediti. Ciotti, Stuppiello, Falcone avrebbero avuto incarichi di manovalanza del presunto sodalizio. Gli altri imputati, rinviati a giudizio a vario titolo, sono: Roberto Federini, 37, e Luigi Federini, 49, entrambi di Fermo, Giuseppe Dariozzi, 62, e Paolo Dariozzi, 28, di Monte San Giusto, Iuri Agostinis Tesan, 45, di Roma, Mohammed Said Boucenna, 44 anni, residente a Crotone e Giuseppe Santoro, 57, di Crotone. Le contestazioni maggiori riguardano comunque Cerolini, l’accusa gli contesta decine di milioni di imponibile e svariati milioni di Iva non versati tramite indicazione di elementi passivi fittizi. Tra le contestazioni, quale amministratore della Effemme srl, Cerolini avrebbe indicato elementi passivi fittizi per un totale di imponibile (per gli anni 2011, 2012, 2013 e 2014) di circa 56,7 milioni di euro e di circa 12 milioni di euro di Iva. La Effemme, poi fallita, era una società al cui interno si annoveravano vari tipi di attività commerciali: dalla gestione di punti di distribuzione di carburante alla gestione di bar e ristoranti. L’indagine, tra l’altro, aveva portato al sequestro anche di cinque bar, tra cui il Venanzetti di Macerata (che ora ha cambiato gestione), sei ristoranti, quattro distributori. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Gabriele Cofanelli, Ivan Gori, Massimo Di Bonaventura, Barbara Antolini, Pierluigi Benfatto, Elisa Ciciriello, Filippo Forlini.



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