I dubbi nel giallo di Rosina:
dal modus del rapinatore
all’effrazione che non si trova

OMICIDIO DI MONTECASSIANO - I nodi da sciogliere sulla versione della famiglia della 78enne uccisa la vigilia di Natale e che non convincono gli inquirenti. Una preliminare relazione dei carabinieri di Ancona sui segni della portafinestra esclude che sia stata scassinata
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Il divano su cui dormiva Rosina

 

di Gianluca Ginella

Omicidio di Rosina Carsetti, i dubbi emersi nel corso delle indagini sulla versione data dalla famiglia della 78enne uccisa. Si parla di una rapina finita male. Ma è verosimile la versione della rapina? La domanda è al vaglio degli inquirenti da settimane. Intanto gli unici indagati sono la figlia di Rosina Carsetti, Arianna Orazi, il marito della 78enne, Enrico Orazi, e il nipote Enea Simonetti.

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I segni sulla portafinestra

IL PRIMO DUBBIO – Oltre ai tre cani della famiglia che erano in giardino e non hanno abbaiato nell’orario in cui Rosina veniva uccisa, i dubbi degli inquirenti riguardano semmai il modo di agire del ladro. A partire dal fatto che una preliminare perizia svolta dai carabinieri di Ancona, e depositata al procuratore Giovanni Giorgio, indica che quei segni trovati sulla portafinestra della cucina, non sarebbero legati ad uno scasso. Questo almeno il parere fornito da parte dei carabinieri sui segni trovati. Inoltre di solito per compiere un furto un ladro agisce praticando un foro sull’infisso da cui vuole entrare in una casa, oppure lo sfonda. Altro aspetto riguarda i calzari che il ladro, a detta di Arianna, indossava. Una attenzione, quasi scientifica, che usa sapendo comunque di entrare in una casa dove sa che c’è qualcuno che potrebbe vederlo. Perché un ladro, da ladro (e da una accusa che poteva essere di tentato furto se fosse fuggito subito) si trasforma in assassino? Se, come sembra essere stato sin qui ricostruito, era appena entrato in casa e dunque aveva a pochi passi da sé la possibilità di fuggire dalla portafinestra da dove era appena entrato, perché invece ha ucciso? Era stato messo all’angolo? La signora gli impediva la fuga? E allora, non poteva bastare darle una spinta per poi fuggire?

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La pianta del primo piano. In cucina è stata trovata Rosina. Nel soggiorno c’era Arianna legata, nella versione della famiglia.

 

IL SECONDO DUBBIO – Gli inquirenti si domandano poi: perché tra le tre persone che erano in casa, il ladro ha ucciso quella che probabilmente era la più debole? Possibile che la reazione più decisa al suo ingresso, tanto da spingerlo a uccidere, sia stata quella dell’anziana? Perché invece non legare anche lei, così come avrebbe fatto con Arianna e Enrico Orazi.

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Il retro della villetta dove c’è la portafinestra

IL TERZO DUBBIO – Altro aspetto sul comportamento del ladro è il fatto che un malvivente da solo, disarmato, difficilmente entra in una casa dove sa che ci sono delle persone. Magari non sapeva quante persone fossero presenti e ha agito sperando non ve ne fosse più d’una. Resta comunque un modo di agire che desta molti dubbi tra gli inquirenti. Perché di solito sono sempre due o tre persone ad agire, specie se sanno di dover affrontare qualcuno dentro una casa. Pare difficile, anche se non si può escludere, che un uomo decida di agire da solo col rischio di trovarsi, una volta entrato (e disarmato), in inferiorità numerica. Diverso sarebbe stato se avesse agito verso le 2 o 3 di notte, quando le persone dormono.

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Il marito e la figlia di Rosina

IL QUARTO DUBBIO – Il ladro, una volta uccisa Rosina, si mette a fare su e giù per la casa. Scoperto da Arianna, prima la prende a schiaffi, poi con il cavo di un aspirapolvere Folletto (che sa che si può staccare), e che trova lì in salotto, la lega. Dopo scende nel seminterrato, trova un altro Folletto, prende il cavo, e chiude Enrico Orazi nel bagno e lo lega. Poi risale e chiede ad Arianna dove tengono i soldi. A quel punto non si limita ad andare dove le è stato indicato e a prenderli, ma si mette a frugare in giro. Forse voleva incrementare il bottino? Comunque è stato un modo di agire azzardato perché nel frattempo qualcuno dei famigliari poteva liberarsi o qualcuno poteva arrivare. Perché perdere altro tempo dentro una casa avendo trovato i soldi e avendo ucciso una persona (cosa che dovrebbe mettere una certa fretta di allontanarsi)? E poi perché, nonostante quello che è accaduto, nessuno dei familiari ha urlato? Arianna ha detto di essere stata colta di sorpresa, e di non aver nemmeno avuto il tempo di rendersi conto di quello che accadeva.

 

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Rilievi dei carabinieri alla villetta

IL QUINTO DUBBIO – L’ora della morte è un dubbio che permane anche dopo l’autopsia. Perché c’è una forbice di 2 ore, nella relazione preliminare stilata dal medico legale Roberto Scendoni: secondo quanto comunicato alla procura, Rosy sarebbe stata uccisa tra le 16,30 e le 18,30. La telefonata di Arianna per chiedere soccorso è stata fatta alle 19,47. Il legale della famiglia (l’avvocato Andrea Netti) ha già detto che è difficile che se la donna fosse stata uccisa alle 16,30 gli operatori del 118, intervenuti sul posto, non si fossero accorti che la donna era morta da tre ore. C’è poi anche una coppia di vicini che la sera della Vigilia di Natale aveva detto di essere andata a casa di Rosina alle 17,30 per portare un pensiero per Natale, ma nonostante i familiari abbiano detto di trovarsi in casa, nessuno aveva risposto. Non c’è il citofono, quindi la coppia aveva probabilmente chiamato da fuori, ma senza ottenere risposta.

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Arianna Orazi con il figlio Enea Simonetti

Poco dopo quell’orario, una mezz’ora, il nipote era andato al supermercato vicino, aveva comprato dei salumi, poi si era fermato un’ora nel parcheggio. In un primo momento ai carabinieri aveva detto di essere andato a Macerata, per poi riferire che era stato nel posteggio per un’ora. Questo un altro dei tanti dubbi sin qui emersi e che dovranno trovare risposta.

E LA DIFESA? – I legali dei familiari in queste settimane hanno cercato di chiarire tutti i dubbi e stanno svolgendo indagini in proprio. Nel corso di uno dei sopralluoghi hanno trovato le tracce di quella che dicono essere una effrazione della portafinestra.

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Arianna Orazi con gli avvocati Valentina Romagnoli e Andrea Netti

Hanno rilevato che nella villetta c’erano due brandelli di calzari come quelli che il rapinatore indossava. Gli inquirenti però su questo punto ritengono che si tratti di calzari dei carabinieri e che si erano rotti durante un sopralluogo. La difesa ha indicato quello che potrebbe essere il percorso fatto dal malvivente, indicando una scaletta che si trova appoggiata sul retro della villetta, e un’altra che avrebbe usato per scendere. La difesa, sulla questione dei maltrattamenti alla 78enne, ha detto che non ci sarebbero mai stati e ha sentito dei testimoni su questo. La procura ha sentito altri testimoni e in base a quanto emerso ha contestato anche questo reato.

 

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Il procuratore Giovanni Giorgio nel corso del sopralluogo

E LA PROCURA? – Gli inquirenti sono in una fase decisiva delle indagini, stanno raccogliendo elementi, attendendo esiti di analisi (come quelle sui dispositivi informatici e cellullari e sui campioni biologici inviati ai Ris di Roma), ricostruendo i movimenti della famiglia quel giorno. È evidente, come accaduto per altri omicidi avvenuti in provincia, come quello di Pamela Mastropietro e quello di Pietro Sarchiè, che gli inquirenti stanno facendo un lavoro certosino per stabilire chi abbia ucciso Rosina. Presto potrebbe dunque arrivare la svolta decisiva e anche per questo c’è il più stretto riserbo.

 

 

 

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