«Scena del crimine non è compromessa,
accessi nel rispetto delle procedure»

OMICIDIO DI ROSY - Il procuratore Giovanni Giorgio replica all'avvocato dei familiari della vittima Andrea Netti: «Il difensore non ha mosso rilievi nei verbali, rispettata la correttezza scientifica. Del presunto indumento indossato dal rapinatore non ha mai parlato durante le ispezioni»
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Il procuratore Giovanni Giorgio durante uno dei sopralluoghi nella villetta

 

«Tutti gli accessi nella villetta sono stati sinora effettuati nel pieno rispetto delle regole procedurali e di correttezza scientifica». Sono le parole del procuratore Giovanni Giorgio, che replica alle dichiarazioni dell’avvocato Andrea Netti, legale dei familiari di Rosina Carsetti, la 78enne uccisa la sera della Vigilia nella villetta di via Pertini a Montecassiano. Netti, insieme ai colleghi Valentina Romagnoli e Paolo Morena, assiste la figlia di Rosina, Arianna Orazi, il marito della 78enne Enrico Orazi e il nipote Enea Simonetti, tutti e tre indagati per omicidio volontario, favoreggiamento, simulazione di reato e maltrattamenti in famiglia. Secondo la ricostruzione dei familiari della vittima, la sera del 24 era entrato un rapinatore in via Pertini, che poi aveva ucciso Rosina soffocandola. La procura, le indagini sono coordinatore proprio dal procuratore Giorgio e dal sostituto Vincenzo Carusi, sta indagando a 360 gradi senza escludere alcuna pista.

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L’avvocato Andrea Netti con la collega Valentina Romagnoli davanti la villetta di via Pertini

Sabato scorso, dopo l’ultimo sopralluogo nella villetta, a caccia di tracce utili per identificare l’omicida, l’avvocato Netti aveva detto: «Di orme ce ne sono anche troppe. Nel giardino poi l’accertamento è stato fatto a distanza di otto giorni dall’omicidio, nel frattempo ha anche piovuto parecchio. Allora mi domando: la scena del crimine è stata compromessa?».  Parole a cui ora risponde il procuratore capo di Macerata. Innanzitutto partendo da un’altra affermazione fatta da Netti, quella secondo cui nella villetta sarebbe stato trovato un indumento che apparterrebbe al rapinatore.  «Del presunto indumento indossato dal rapinatore  – dichiara Giorgio – il detto difensore ha preferito parlare, per vero genericamente, solo ai rappresentanti della stampa e mai nel corso delle ispezioni sinora effettuate– anche con dettagliate videoriprese -all’interno della villetta in presenza dei suoi assistiti o comunque nelle opportune sedi istituzionali con le modalità previste dal vigente codice di procedura penale. Peraltro, quanto alla presunta alterazione della “scena del crimine”, tutti gli accessi nella detta villetta sono stati sinora effettuati nel pieno rispetto delle regole procedurali e di correttezza scientifica, indossando calzari e solo dopo che il personale specializzato dei carabinieri di Ancona aveva isolato i dati materiali ritenuti di interesse investigativo e senza che mai sinora il difensore abbia mosso rilievi nei verbali appositamente redatti anche con la sua partecipazione o comunque in memorie scritte». Conclude Giorgio: «L’attività investigativa continua a svilupparsi con il massimo impegno nel rispetto del segreto investigativo, consentendo agli indagati ed ai loro difensori di esporre pienamente il loro punto di vista anche in occasione dei loro programmati interrogatori». Era stato proprio a Netti ad anticipare che gli indagati si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere in vista degli interrogatori.

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Arianna Orazi ed Enea Simonetti nella villetta

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I carabinieri durante l’ultimo sopralluogo in via Pertini

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