Dall’Africa alla quarantena,
la vita senza confini di Carlo Rossi

STORIA - Ha girato il mondo, ma chiama "casa" la Tanzania. Il Covid lo ha sorpreso a Civitanova e ha sospeso il suo lavoro di agente di viaggi nel sub Sahara. Ma il civitanovese guarda al futuro. «Oggi seduto al pc guardo commosso i live dai Safari, ma tornerà il tempo in cui potremo riprendere a volare».
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Carlo Rossi

di Laura Boccanera

Una vita nomade, con la malattia del viaggio nel sangue e nella mente l’Africa, quella dei Safari e dei leoni, delle antilopi e dell’alba col sole che riscalda una distesa infinita di terra, verde e blu. Oggi per Carlo Rossi le misure di contenimento in casa sono una doppia trappola. Difficile tenere in quarantena forzata chi a 30 anni già aveva girato tutti i continenti e prende voli e aerei come i comuni mortali fanno con il bus o il treno.carlo-rossi-3-259x400 Civitanovese di nascita (il nonno e poi la mamma e le sorelle sono stati proprietari dell’hotel Miramare) cresce in una famiglia per la quale viaggiare significava la settimana bianca in inverno. Ma lui quel “richiamo” lo sente giovanissimo e a 16 anni gira l’Europa in autostop e sacco a pelo. Oggi è tornato in Italia e ci racconta la sua quarantena, tra nostalgia della vita vissuta e dei viaggi fatti e l’attesa prima di ripartire ancora per l’Africa: «la mia prima casa». Oggi dopo più di 20 anni tra Zimbabwe, Tanzania, Sudafrica e Namibia è tornato a Civitanova. Di professione ovviamente lavora nel settore viaggi per Kel 12, un tour operator che opera in partnership per l’Italia con National Geographic e National Geographic Expeditions per spedizioni intorno al mondo. «Oggi in quarantena guardo chi fa i live dai Safari e mi commuovo – dice – la mia vita è là. Tornare in Italia e rimanere chiuso in casa per me è particolarmente difficile e non nascondo che non ho vissuto bene questo periodo perché non riesco a cancellare la mia vita altrove. Avevo 4 gruppi da accompagnare in Uganda, Namibia e Zimbabwe che dovevano partire quest’anno, ma quasi certamente non partiranno. La cosa che sballa completamente le mie giornate è la sveglia dei miei figli alle 9.30. A quell’ora in Africa ero già sveglio da 3 ore, mi godevo il mio caffè all’aperto, con i rumori degli uccelli, la natura». Un animale in gabbia, proprio come quelle bestie bellissime e maestose immortalate nei suoi scatti, elefanti, leoni, antilopi. E dire che tutto cominciò con un corso di marketing turistico a San Francisco dove aveva deciso di fare una delle sue esperienze di vita, quando giovane e squattrinato decise che parlare di viaggi, venderli e farli sarebbe stata la sua vita: «mio padre mi vedeva come rappresentante di ferro per costruzioni a Civitanova, ma era chiaro che non sarebbe durata. Come disse anche un mio ex datore di lavoro assumere me era un rischio troppo grosso, perché sapevano che prima o poi sarei partito di nuovo. Il mio viaggio della svolta è arrivato nel 1992 quando partii per un anno alla volta dell’Australia da solo. A 30 anni avevo girato tutti i continenti, ma è l’Africa sub sahariana che è diventata la mia vita. Botswana e Zimbabwe hanno cambiato la mia vita: arrivai lì come agente di viaggio in un tour organizzato per professionisti e non ripartii con i miei colleghi. Chi aveva organizzato cercava un italiano che rimanesse lì per collaborare con la sua società e sono rimasto. A Victoria Falls ho scoperto che il mio mondo era la natura, volevo aprire la finestra e vedere l’erba calpestata dagli elefanti, le antilopi nel giardino e non muri e cemento».

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I tre figli di Carlo Rossi

Nel frattempo Carlo si sposa e in un breve lasso di tempo con sua moglie crescono anche 3 bambini, ma la famiglia non è mai stata un limite ai viaggi o agli spostamenti. E’ in Tanzania che tutta la famiglia mette radici, con pro e contro: «appena arrivati la mia secondogenita a 6 mesi ha preso subito la malaria e l’abbiamo curata senza conseguenze, io stesso la beccai diverse volte, poi lì diventa un po’come l’influenza e spaventa meno rispetto a come viene percepita in Europa». La “tribù” Rossi cresce, i bambini parlano swahili con gli altri membri della comunità e correntemente anche italiano e inglese. A 13 anni il figlio va da solo in una scuola in Sudafrica e poco dopo lo segue anche la secondogenita, lontano dalla famiglia. Quella che per la maggior parte delle persone è un’esperienza di viaggio da fare una volta nella vita se si è fortunati e si hanno tempo e mezzi, per i Rossi è la quotidianità: «forse i miei figli ancora non lo sanno, ma ho voluto regalare loro esperienze e un modo di approcciare alla vita. L’insegnamento che quel piccolo passo oltre, più in là del proprio naso è possibile, serve solo coraggio. Non mi pento della vita che ho fatto e mai lo farò, anzi ne ho una terribile nostalgia». Varie vicende poi riportano la famiglia a Civitanova e qui Carlo inizia a lavorare per un tour operator. La quarantena blocca però i viaggi e la sua permanenza a casa è uno stile di vita inedito e terribilmente stretto: «sto comunque lavorando, avevo voglia di fare cose, anche se i viaggi sono fermi. E così sul web, in attesa di riprendere l’aereo, abbiamo creato dei webinar per agenti di viaggio, parlo della mia passione per l’Africa, ma stare al pc e raccontare le immagini che ho negli occhi e nel cuore aumenta la nostalgia». Ma è solo un momento, la necessità di rispondere a quell’impulso che porta tutti i viaggiatori a salire su un aereo e scoprire il mondo è inarrestabile: «anche se questo periodo è duro pensare positivo io sono un ottimista e mi sento di dire che torneremo a vivere. Non sappiamo ancora quando, ma torneremo a prendere in maniera serena un aereo e scoprire il mondo. La voglia di viaggiare non si ferma, ora possiamo intanto sognare quel giorno».  Perché anche il viaggio è come un virus, si insinua nell’organismo e rimane parte di te.

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