«Zio Franco morto in casa di riposo
senza avere notizie su di lui»

CINGOLI - Francesca Mastracci racconta le ultime settimane di vita dell'anziano deceduto nella struttura a causa del Coronavirus. «Siamo riusciti a sapere qualcosa solo due giorni prima della morte». In ricordo del parente scomparso, la famiglia dona un tablet agli ospiti rimasti nella residenza
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Franco Santalucia

 

Un uomo disorientato e spaventato, positivo al Coronavirus, morto in casa di riposo senza che la famiglia abbia potuto avere contatti. È ciò che emerge dalla ricostruzione delle ultime settimane di vita di Franco Santalucia, l’ultimo decesso in ordine di tempo avvenuto nella residenza per anziani di Cingoli, da parte della giornalista Francesca Mastracci, nipote dell’82enne che è intervenuta a nome dei parenti. «Scrivo perché zio Franco – si legge nella lettera diffusa alla stampa dalla nipote – era il fratello di mia nonna, non era sposato, e tutti noi parenti abbiamo pensato che fosse appropriato ricostruire i suoi ultimi giorni. Nostro zio era ricoverato da qualche anno nella casa di riposo di Cingoli, aveva patologie pregresse, in molti in paese lo conoscono. Per noi è stato uno zio libero e sognatore. Gli vogliamo molto bene». Francesca Matracci sottolinea che «siamo riusciti a sapere qualcosa di lui solo due giorni prima della sua morte». «Abbiamo insistito – continua – e siamo riusciti a parlare con il dottor Luigi Ippoliti che ci ha detto che da qualche giorno zio Franco non mangiava e si strappava la flebo dal braccio. La sua situazione era preoccupante, così abbiamo scelto di scrivere al sindaco Michele Vittori e al vice sindaco Filippo Saltamartini per cercare di far avere un supporto psicologico e psichiatrico a nostro zio. L’amministrazione comunale ha appoggiato la richiesta. Ma nessuno ha fatto in tempo ad intervenire. Zio Franco è morto dopo due giorni da quella richiesta».

«Abbiamo pensato – prosegue la lettera – che reagisse in quel modo perché era spaventato e disorientato vedendo intorno a lui persone con tute di sicurezza, con la voce camuffata dalle mascherine, praticamente irriconoscibili o sconosciute, come nel caso della Rsa di Cingoli dove è arrivato personale militare nel corso dell’emergenza. Quello che ci addolora, come noi immaginiamo anche tante famiglie nella stessa situazione, è non averlo potuto sentire, vederlo ed essergli di conforto mentre stava vivendo i suoi ultimi giorni, oltre al fatto di non aver ricevuto notizie di lui e del suo peggioramento da chi era demandato alle sue cure. Abbiamo scelto di fare chiarezza con questo messaggio perché riteniamo che una maggiore comunicazione con lui lo avrebbe aiutato a sentirsi più sereno prima di morire. Ci piacerebbe sensibilizzare le persone e le istituzioni perché gli anziani e i malati, anche se stiamo vivendo un momento di emergenza sanitaria, non fossero privati dei loro contatti e riferimenti, quando sono ricoverati e sono lontani dai parenti». In ricordo di zio Franco, i familiari hanno voluto lasciare un regalo agli ospiti nella struttura. «Abbiamo deciso di donare un tablet in sua memoria ai pazienti rimasti nella casa di riposo, per consentire a loro e ai loro parenti di tenersi in contatto anche nei momenti difficili».

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