L’appello di un’imprenditrice:
«No allo sciacallaggio con i fornitori»

CIVITANOVA - Alessia Ribustini della "GF accoppiatura" denuncia un modus operandi di alcune grosse realtà industriali: «A causa del Covid ho accumulato 38mila euro di insoluti, ma ho preferito non essere pagata piuttosto che costringere un mio cliente ad accettare un ribasso immorale»
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Alessia Ribustini

 

«I problemi economici determinati dal Covid 19 e dallo stop delle imprese sono molti, ma non sono la scusa per fare sciacallaggio con i fornitori». E’ un appello ai colleghi imprenditori quello lanciato da Alessia Ribustini, imprenditrice civitanovese titolare della GF accoppiatura, piccola realtà con 4 dipendenti e che si occupa di accoppiatura di materiali per solettifici. Un’azienda del settore calzaturiero che lavora con molte imprese e che in questo mese di quarantena si è trovata alle prese con un fenomeno nuovo e inaspettato da parte di grosse realtà industriali della provincia di Macerata che hanno chiesto ai propri fornitori ribassi ulteriori sul costo della fornitura per effettuare il bonifico. Diversamente questo non verrebbe effettuato. «Siamo sempre stati una realtà piccola, ma solida, mai un problema finanziario con le banche. Anche con la crisi del calzaturiero siamo andati avanti – racconta – in questa fase abbiamo problemi con le riscossioni: negli ultimi due giorni ho accumulato almeno 38 mila euro di insoluto. Ed è proprio parlando con un cliente che è emerso un modus operandi, soprattutto di grosse realtà industriali che fanno sciacallaggio con i piccoli, garantendo i pagamenti di quanto dovuto solo a fronte di ulteriori ribassi del 10% o spalmando il debito in 150 giorni». E’ il caso di un piccolo artigiano, cliente della GF che per pagare l’azienda della Ribustini avrebbe dovuto accettare il ribasso sul proprio lavoro. «E’ immorale e piuttosto che incassare ho scelto l’insoluto – continua la Ribustini – ho detto al mio cliente che ha l’età di mio padre di stare tranquillo e non accettare una proposta che fagocita il guadagno del piccolo e che a cascata produrrebbe un effetto domino di impatto notevolissimo sulle piccole realtà. Quello che disgusta è che alcuni di questi imprenditori che chiedono queste condizioni poi figurino anche fra coloro che dimostrano maggiore generosità con finanziamenti per l’emergenza sanitaria. Peccato che quelle donazioni siano fatte coi ribassi sui propri fornitori».

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