Parroco di 86 anni
celebra la sua prima messa online

FEDE - A Belforte don Giuseppe Scuppa utilizza i social per raggiungere i fedeli. A San Ginesio esposto in piazza il Crocifisso per benedire i residenti
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Don Giuseppe Scuppa

 

di Francesca Marsili

Se il coronavirus chiude le porte della Chiesa, don Giuseppe Scuppa parroco della Chiesa Sant’Eustachio di Belforte, a 86 anni, apre alla rete e la messa la celebra in diretta Facebook.

don_giuseppe_scuppa-2-271x400I fedeli oggi, non potendo sedersi tra i banchi della parrocchia a causa dell’emergenza, hanno seguito la funzione religiosa in streaming, collegandosi alla pagina social del sacerdote. «Carissimi amici, cosa ne dite se domenica prossima facessimo una messa in diretta?». Con queste parole, rivolte a tutta la comunità belfortese attraverso un video messaggio postato sul canale Facebook nei giorni scorsi, il parroco aveva lanciato l’iniziativa per continuare ad essere vicino ai suoi fedeli. «Naturalmente per noi è si» hanno risposto in coro i parrocchiani entusiasti. Cosi al suonar delle campane alle 11 don Giuseppe, ha offerto ai suoi fedeli la possibilità di sentirsi ancora famiglia parrocchiale pur restando a casa, con lo sguardo rivolto verso un pc o uno smartphone ma riunendosi comunque attorno all’altare. Un’ Italia in streaming quella che in questo momento sta cercando di andare avanti con la vita di tutti i giorni ai tempi del Covi-19, creando delle alternative virtuali: dalle lezioni on line allo smart working passando anche attraverso le funzioni religiose.

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Il crocifisso di San Ginesio

A San Ginesio è stato esposto oggi il S.S. Crocifisso in piazza A. Gentili per una benedizione a tutto il popolo ginesino, iniziativa fortemente voluta dall’Amministrazione comunale di San Ginesio e dal Parroco Padre Antonio Tripadi con il beneplacito del Vescovo di Camerino Mons. Francesco Massara.
«Un gesto di fede e speranza verso l’intera comunità che in questo particolare momento storico, ha bisogno della protezione, dell’aiuto e della santificazione del paese affinchè venga liberato dalla paura e dalla malattia provocate da questa improvvisa calamità” ha dichiarato il parroco del paese. Il Sacro ligneo Simulacro rappresentante il Cristo Crocifisso, è noto a tutti i ginesini per i suoi rapporti con la storia del paese, è infatti lo stesso che testimonia il rientro in patria dei 300 esuli nel 1450, rievocato nella manifestazione de “Il Ritorno degli Esuli”. In questa specifica circostanza storica viene celebrato per aver riportato la concordia in un paese allora dilaniato dal risentimento politico. Si ricorda inoltre che in molte circostanze particolari di carattere pubblico invalse l’uso di ricorrere alla Sacra immagine per impetrare celeste soccorso, soprattutto contro le catastrofi naturali, come la siccità, i terremoti, ecc.: la processione del 1627 per implorare la cessazione del maltempo che imperversava nel mese di maggio inoltrato, così come in altre tipologie di disastrose evenienze si attribuì soprannaturale tutela al Cristo crocifisso proveniente da Siena. Il 12 maggio del 1730 dopo una violentissima scossa di terremoto, non essendovi stata alcuna vittima, i ginesini riconobbero di essere stati protetti dalla venerata immagine. Ad esso, simbolo di spes desparantium, venne anche attribuita la pia consuetudine di supplicare la guarigione di malati gravi.

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Belforte nella foto di Ugo Ottaviani

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