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Droga, a lezione da Ngong:
«Adesso prudenza a spacciare,
poi tutto tornerà come prima»

CRIMINALITA' A MACERATA - di Giuseppe Bommarito - Dialogo immaginario tra un boss nigeriano e il suo vice per dare un'idea della realtà. L'errore di avere di fatto legalizzato il microspaccio trascurando che l'ultimo dei pusher è l'anello finale di una catena criminale
giovedì 22 febbraio 2018 - Ore 19:09 - caricamento letture
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L’avvocato Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito *

Ngong: Quei cretini che si sono fatti arrestare ci hanno rovinato la piazza. Quella ragazza morta, con tutto il casino che ne è venuto fuori, ha portato in città decine e decine di carabinieri e di poliziotti, e anche un nuovo Questore specializzato in droga. Ma non potevano portare quelle valigie in un  posto più sicuro? Adesso stanno facendo operazioni tutti i giorni, a tappeto, per cui dobbiamo stare molto attenti e riorganizzarci. Almeno per qualche settimana – poi tutto tornerà come prima, perché in Italia usano così –  non possiamo più fare come quando spacciavamo con tutti i nostri ragazzi alla luce del sole e a tutte le ore. Ora ci vuole molta prudenza nello spaccio e quindi intanto, per seguitare a fare soldi, mandiamo più avanti l’accattonaggio che dà meno nell’occhio e la prostituzione. Niente ragazzine minorenni, però, quelle per il momento ce le teniamo per noi. Mi raccomando, dillo a Susan che organizza il giro, perché in questo periodo gli italiani, che di solito non ci fanno caso, anzi, apprezzano la carne fresca, si fanno più problemi morali. Ipocriti che non sono altro!

Pamela Mastropietro

Hope: Certo, passerà presto, adesso per qualche settimana devono far vedere che si muovono e che vogliono sistemare le cose e quindi girano a mille e fanno la faccia cattiva. Però intanto noi dobbiamo andare avanti e dare istruzioni ai nuovi arrivati, che sono tanti, e anche in questi giorni ci stanno chiedendo di lavorare per noi. Lo sai: arrivano in continuazione, quando finiscono i progetti, o anche durante, per spacciare e fare soldi facili, così si preparano il lavoro per il momento in cui saranno fuori dall’assistenza.

Ngong: Spiega subito a questa gente nuova che non è così facile come pensano. Comunque le regole sono sempre le stesse. La roba che diamo a ciascuno di loro la devono nascondere nella zona dove operano e poi, secondo le richieste dei nostri clienti, prelevare una dose alla volta, così, se li fermano, potranno sostenere che si tratta di uso personale e potranno pure fingersi tossicodipendenti, cosa che alla fine farà comodo. Se li arrestano mentre spacciano rischiano comunque poco o niente, specialmente se usano droga anche loro, perché gli scienziati italiani che stanno in Parlamento, io penso per favorirci – non posso pensare altro –, si sono inventati, se si tratta di una sola dose, il fatto di particolare tenuità, per cui non possono tenerti in carcere in attesa del processo e comunque alla fine la pena sarà minima e il reato si cancella, no, scusa, il termine esatto è si prescrive, e molto velocemente. Lo sai che qui non è come da noi, qui in carcere ci vai solo per omicidio o per qualche rapina a mano armata, oppure ci va qualche grosso mafioso quando riescono a beccarlo, altrimenti tutti agli arresti domiciliari, e poi braccialetti, patteggiamenti, sospensioni condizionali, sconti di pena, e tutte quelle altre frescacce che si sono inventati: messa alla prova, affidamento ai servizi sociali, lavori di pubblica utilità, perdono per i minorenni. Mah, questi italiani sono proprio pazzi, nessuno protesta seriamente anche se si tratta dei loro figli, a loro va bene così e a noi pure!

Controlli ai Giardini Diaz

Hope: Sì, penso anche io che siano pazzi. Io li disprezzo proprio. Senti, torniamo a noi, su quale sostanza spingiamo in questo periodo?

Ngong: Aspetta, un’altra cosa è importante. Di’ ai nostri che in questo periodo non facciano gruppo, perché richiamano di più l’attenzione dei poliziotti. Sciolti, separati devono stare, anche per non dare l’impressione che siamo una struttura organizzata. Cani sciolti. Le vedette, però, sempre all’opera, ci siamo capiti? Occhio anche alle macchine con poliziotti in borghese, che ora stanno girando, dobbiamo cercare di individuarle presto.

Hope: Ok, provvedo. Ma che mi dici sulle sostanze?

Ngong: Attenzione massima sull’eroina, dopo quello che è successo con la ragazza di Roma. Ma, porca puttana, questa, con tanti posti che ci sono in Italia, proprio qui da noi a Macerata doveva sbarcare? Era un paradiso prima, potevamo fare tutti i comodi nostri tranquillamente, ogni tanto si vedeva qualche macchina della polizia o dei carabinieri, sloggiavamo e, appena si era allontanata, tornavamo a spacciare senza rotture di scatole. E poi nuovi spacciatori ci arrivavano in continuazione e potevamo avere un ricambio continuo e allargare sempre più lo smercio. Comunque, senti a me, puntiamo per adesso sull’erba, sulle canne, sugli spinelli, come li chiamano qui, che sono meno rischiosi e abbiamo tantissima richiesta, anche di ragazzini di undici, dodici anni. Ne vanno matti, pure le ragazzine, e pensano di fare i grandi facendosi le canne. Adesso però, ricordatelo bene, non coinvolgiamo nello spaccio ragazzini italiani, non è il momento. E’ troppo pericoloso.

Hope: Certo, l’erba per noi crea rischi minimi e tanta gente ancora pensa che farsi una canna sia come bere un bicchiere di vino. Prima di quest’ultima storia facevano la fila da noi, adesso ci vanno più cauti, ma, come dici tu, c’è sempre tanta richiesta.

Ngong: Be’, lo sai, sull’erba e le canne qui in Italia sono permissivi e dei giovani proprio non gliene frega niente. In Parlamento, pensa, ancora parlano di droga leggera e vogliono pure legalizzarla – magari fosse – , mica lo sanno che l’erba che spacciamo è una bomba e che a volte la tagliamo anche con un po’ di eroina e di cocaina per spingere pure verso altre sostanze. O forse fanno finta di non saperlo perché dietro alla droga girano tanti di quei soldi che c’è gente anche altolocata disposta veramente a tutto.

Hope: Per i soldi che facciamo come ci regoliamo? Seguitiamo come al solito?

Ngong: Certo, con la metà facciamo arrivare altra roba, la investiamo cioè in droga, e l’altra metà ce la spartiamo e poi ognuno di noi si organizza come crede. Io, lo sai, i miei soldi li spedisco a casa mia e tra qualche anno, quando mi ritirerò, farò grandi investimenti immobiliari. Ho già tutti i contatti giusti. Laggiù, al paese nostro, se ne sta occupando mio fratello. Ai ragazzi che spacciano, però, devi dire, per la percentuale loro, che in questo periodo non devono assolutamente farsi trovare con i soldi addosso o dove dormono, perché potrebbe essere un modo per incastrarli più facilmente. Meno soldi hanno addosso e meglio è. Ogni giorno, quando gli diamo la parte loro, devono spedirla subito via ai lori paesi. Sanno come fare, devono andare alle Poste o da qualche Money Transfer, l’importante adesso è che lo facciano spesso, senza aspettare di mettere insieme una qualche somma più consistente.

Hope: Penso che lo stiano già facendo, lo sanno che è pericoloso tenere i soldi qui, glieli possono anche sequestrare.

Ngong: Dimenticavo un’altra cosa importante: quelli dei nostri che sono stati già beccati due o tre volte, mandiamoli subito in altre città, qui per adesso non è aria perché sono troppo conosciuti e magari li vanno a prendere anche se non stanno facendo niente. Diamogli un passaporto falso e spediamoli dai nostri fratelli in altre regioni. Lì saranno puliti e potranno ricominciare da capo tranquillamente.  

* * *

Il dialogo sopra riportato, tra il boss nigeriano di nome Ngong e il suo vice Hope, è inventato, ma probabilmente si discosta dalla realtà solo per difetto e dimostra con tutta evidenza l’errore madornale (a mio avviso voluto) fatto dai nostri legislatori: legalizzare di fatto il microspaccio, nella stupida convinzione di una sua minore pericolosità come fenomeno criminale, trascurando così due verità fondamentali.

La prima è che l’ultimo degli spacciatori, pur essendo solo l’anello finale di una catena criminale che porta ai grandi boss della criminalità organizzata, è ad essa intimamente e funzionalmente legato, per cui aggredire lo spaccio minuto significa combattere i clan mafiosi esattamente come quando si cerca di intercettare un carico di tonnellate di cocaina o di cannabis. La seconda verità è che proprio l’ultimo spacciatore è colui che di fatto cede la dose di cannabis, di eroina, di cocaina, di ecstasy, di lsd, dose che potrebbe essere anche mortale (giacchè nessuno può conoscere esattamente la sua composizione), ai nostri figli e ai nostri nipoti e li avvia giovanissimi in un percorso pericolosissimo e a volte senza ritorno. 

Occorrono, perché siano effettivamente deterrenti e possano riuscire in una prospettiva di medio-lungo periodo ad arginare anche numericamente il fenomeno, pene più adeguate alla pericolosità della situazione e soprattutto certe. Occorre, in caso di soggetti recidivi, eliminare del tutto i benefici processuali e in fase di esecuzione della pena (patteggiamenti, sospensione condizionale della pena, ecc.). Occorrerà anche, pure in sede legislativa, prendere atto che la cannabis in circolazione, quella per cui i ragazzini e le ragazzine fanno la fila davanti agli spacciatori, è una bomba chimica devastante, come scrive tutti i giorni il Dipartimento nazionale politiche antidroga, e non può in alcun modo essere considerata una droga leggera.

Se poi serviranno nuovi carceri, qual è il motivo per cui – in un Paese in cui si sprecano milioni di euro per opere pubbliche del tutto inutili – non possono essere costruiti? E infine informazione e prevenzione a tutti i livelli, nelle scuole, nelle famiglie, negli oratori, nelle società sportive, nella consapevolezza che è rimasto veramente poco tempo per cercare di bloccare il suicidio di massa delle giovani generazioni.

* Giuseppe Bommarito, presidente Associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”

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