Omicidio di Pamela,
il terzo uomo incastrato dal telefono:
«Sono innocente»

ORRORE A MACERATA - Lucky Awelima nega tutto. Dice che non conosceva la 18enne e di non essere mai stato nella casa di via Spalato. Ma i tabulati telefonici lo inchioderebbero. E' stato fermato ieri a Milano. Da circa un anno e 4 mesi vive all’Hotel Recina di Montecassiano
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Lucky Awelima all’uscita dalla caserma

di Gianluca Ginella

(foto di Fabio Falcioni)

«Sono innocente, non sono mai entrato nella casa di via Spalato e non conoscevo Pamela». Nega tutto Lucky Awelima, il 27enne in stato di fermo per l’omicidio di Pamela Mastropietro. Il giovane però con gli inquirenti, assistito dal suo legale, l’avvocato Giuseppe Lupi, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ieri l’uomo è stato fermato alla stazione di Milano in compagnia della moglie che aveva raggiunto a Cremona dove vive la donna. Poi da lì l’uomo si è spostato alla stazione di Milano dove, secondo gli inquirenti, era pronto a prendere un treno per raggiungere la Svizzera.

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Pamela Mastropietro

Dalla città meneghina Awelima è stato poi portato a Macerata nella caserma dei carabinieri dove intorno alle 21,30 lo ha raggiunto il suo legale. «Il mio cliente si dichiara innocente, dice di non essere mai stato in quella casa. Sa chi è Innocent Oseghale ma non ha riconosciuto l’altro quando gli è stata mostrata una foto. Ha detto anche che non conosceva Pamela Matropietro». L’uomo si trova in Italia come richiedente asilo, ha avuto il diniego da parte della commissione e pende il ricorso al tribunale di Ancona. Era già stato denunciato per immigrazione clandestina perché sbarcato nel porto di Augusta il 6 ottobre 2016.

Da circa un anno e 4 mesi vive all’Hotel Recina di Montecassiano. A incastrarlo ci sarebbero i tabulati telefonici che direbbero che si trovava in quella casa nel lasso di tempo in cui la ragazza è stata uccisa. Gli inquirenti sono risaliti a lui in base a dei soprannomi: Isha Boy e Lucky 10, che lui però dice di non avere mai usato.

 

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Desmond Lucky

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Il procuratore Giovanni Giorgio all’uscita dalla caserma

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Pamela, «caso chiuso»: altri due in carcere



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