Awelima: «Quando esco di cella?»
Il nigeriano ribadisce la sua innocenza
Sull’ultima notte saranno sentiti i taxisti

ORRORE A MACERATA - Il 27enne al suo legale chiede quanto tempo ci vuole perché vengano fatti i rilievi: «In quella casa dice di non essere stato ed è convinto non troveranno nulla su di lui». Intanto sono attesi i risultati dei Ris sui reperti. Accertamenti anche per risalire a chi ha ospitato Pamela la sera del 29 gennaio
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Lucky Awelima

di Gianluca Ginella

«Quanti giorni devo stare in carcere? Quanto ci vuole per le impronte?», questo chiede Lucky Awelima al suo avvocato, Giuseppe Lupi, «perché lui dice che nella casa di via Spalato non è stato e non troveranno nulla su di lui» spiega il legale. Awelima è accusato dell’omicidio di Pamela Mastropietro. Oltre a lui sono indagati Desmond Lucky e Innocent Oseghale. Mentre Awelima, come del resto gli altri indagati, continua a dirsi innocente, è a 250 chilometri da Macerata, nei laboratori romani dei carabinieri del Ris, che dovrà emergere cosa è accaduto nella casa di via Spalato 124 il 30 gennaio e perché. I risultati sono attesi entro la fine della settimana.

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Pamela Mastropietro

«Awelima dice che quel giorno Oseghale lo aveva chiamato per sapere se veniva a Macerata (era ospite dell’hotel Recina di Montecassiano, ndr) ma lui gli ha risposto che non era sicuro. Perché lo ha chiamato? Dice che a volte si vedevano tutti insieme per giocare a calcio» spiega l’avvocato Giuseppe Lupi che assiste il 27enne nigeriano. Il suo assistito si trova nel carcere di Montacuto di Ancona e «quando l’ho incontrato mi ha chiesto una sigaretta, e di parlare con la moglie (che vive a Cremona, ndr). Poi mi ha chiesto quanti giorni ancora doveva stare in carcere e quanto tempo occorrono per le impronte. Perché lui dice che in quella casa non c’è stato ed è sicuro che non saranno trovate le sue impronte». Ma se è sicuro di non avere fatto niente, perché voleva fuggire all’estero? «Lui dice che non voleva fuggire ma era andato a trovare la moglie, che non stava bene a Cremona.

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L’avvocato Giuseppe Lupi

E sulla telefonata in cui con un conoscente parla di Chiasso non è chiaro se a Chiasso dovesse andare lui o l’altro con cui stava parlando». Ma perché si trovava a Milano con la moglie e non a Cremona? «Volevano cercare un modo per stare insieme da un’altra parte» spiega Lupi. Awelima comunque, secondo la ricostruzione fatta dal gip nell’ordinanza di convalida del fermo, risulta che il 30 gennaio, giorno in cui Pamela è stata uccisa, si trovava nella zona di via Spalato tra le 11,49 e le 15,19 orari in cui aveva avuto tre contatti telefonici con Oseghale mentre la mattina ne aveva avuti altri due (alle 9,58 e alla 10,26). Lui però agli inquirenti aveva detto di non aver ricevuto telefonate quel giorno e di non essersi mosso da casa. Fondamentali saranno comunque i rilievi dei Ris per ricostruire cosa sia successo a Pamela, chi l’abbia uccisa e il perché. L’ipotesi avanzata dal gip è che la morte possa essere legata ad una violenza sessuale di gruppo. Ad avvalorare questa tesi ci sono le tracce di saliva trovate sul corpo della 18enne, sul collo e su di un seno e l’attenzione dedicata da chi ne ha fatto a pezzi il corpo a far sparire eventuali tracce sugli organi genitali. Ris a parte proseguono le indagini a Macerata con gli accertamenti tecnici sui telefoni e con l’ascolto di persone. Tra queste saranno sentiti anche alcuni taxisti in servizio a Macerata. Servirà a ricostruire l’ultima notte trascorsa dalla 18enne che, da quanto emerso, sarebbe stata ospite di qualcuno. Si tratterebbe, ma deve essere confermato, di un taxista, italiano. La sua testimonianza comunque servirebbe a stabilire dove la ragazza abbia trascorso la notte del 29 gennaio, dopo essersi allontanata dalla comunità Pars di Corridonia, dove era ospite.



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