Norma “Salva Peppina”
«Abbiamo pianto, finito un incubo
Speriamo possa rientrare per Natale»

SISMA - Gabriella Turchetti, figlia della 95enne di Fiastra, si è commossa quando ha appreso dell'approvazione del provvedimento che salva la casetta di San Martino. Una battaglia durata quasi tre mesi: «Mia madre è tanto incredula quanto felice. E chiede cosa succederà. Adesso dopo che il decreto sarà pubblicato in Gazzetta dovremo chiedere il dissequestro, speriamo di farcela per le feste. Grazie a tutti coloro che ci sono stati vicini»
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Peppina lascia la casetta con la figlia Gabriella

 

«Ci siamo messi a piangere, è finito un incubo. Vorremmo mantenere i piedi per terra, ma è come se avessimo dei palloncini a tirarci su». Sono passati quasi tre mesi, una battaglia che è diventata l’emblema della tenacia, della voglia di non arrendersi. Gabriella Turchetti e la sua famiglia si sono emozionati, e non potrebbe essere stato altrimenti, quando hanno appreso la notizia dell’approvazione definitiva alla Camera del decreto fiscale (leggi l’articolo).  Tra i tanti provvedimenti contenuti nel testo, infatti, c’è anche la cosiddetta norma “Salva Peppina”. Quelle righe sono il salvacondotto per le casette realizzate in piena emergenza terremoto, come quella di San Martino di Fiastra di Giuseppa Fattori, la nonnina del terremoto, che a 95 anni non ha nessuna intenzione di abbondare la propria terra. Una struttura in legno tirata su senza tutte le necessarie autorizzazioni, poi sequestrata. E ora nuovamente riabilitata: Peppina potrà lasciare il container, non subito però.

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Peppina nel container

«Prima di tutto il decreto dovrà essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – spiega la figlia Gabriella Turchetti – poi dobbiamo chiedere il dissequestro, insomma c’è ancora qualche passaggio da rispettare. L’auspicio è che per Natale possa rientrare nella casetta. Quando l’abbiamo detto a mia madre era incredula e felice allo stesso tempo. Ci ha detto: “Adesso che succede? Posso rientrare allora?».  E inevitabilmente il pensiero della figlia corre a questi tre mesi, fatti di momenti difficili, di promesse, di soluzioni apparenti.  «E’ stata una battaglia tanto dura – continua Turchetti  – e ovviamente il disagio più grande è stato per mamma, è lei che vive nel container. Però anche per noi è stato un percorso a ostacoli, pesante. Due le date che resteranno scolpite nella memoria: il 9 settembre, quando eravamo a un matrimonio a Roma e ci hanno telefonato per dirci che la casetta sarebbe stata sequestrata. E’ stata una doccia fredda, perché pensavamo fosse scongiurato il sequestro dopo la richiesta di sanatoria all’ex Genio civile. L’altra data è il 9 ottobre, il giorno in cui mamma ha dovuto lasciare definitivamente la casetta per ritornare nel container. E poi ovviamente l’altalena di promesse, di soluzioni che non erano percorribili. Devo ammettere che in qualche occasione ho detto a mio marito che avrei preferito buttarla giù, per riappropriarci della nostra vita e trovare un’altra sistemazione dignitosa per mia madre. Ma abbiamo tenuto duro e adesso non possiamo che essere contenti.  Lo saremo appieno quando mamma tornerà nella casetta, quando le conseguenze del decreto saranno tangibili, ma sappiamo che senza questo passaggio preliminare nulla sarebbe stato possibile. Il nostro ringraziamento va a tutti quelli che hanno condiviso con noi questa battaglia, ai politici, alla stampa, a voi di Cronache Maceratesi che per primi l’avete fatta vostra. Grazie di cuore». 

(redazione CM)

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