Credito allegro di Banca Marche,
imprenditori fanno causa
La loro fiducia costata 25 milioni

CRISI - Avevano fatto fideiussioni a due aziende del Gruppo Lanari pensando fossero società solide, ora si trovano decreti ingiuntivi per milioni di euro. Ieri si è aperto il processo, Bm sostiene la correttezza dell'operato degli ex vertici. I legali delle parti offese: "Occorre coerenza se si vuole iniziare con un nuovo corso per l'istituto"
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Da sinistra: gli avvocati Fabio Messi e Antonio Renis, la dottoressa Ludovica Verolo, il legale Narciso Ricotta dello studio Iure Mrr

Da sinistra: gli avvocati Fabio Messi e Antonio Renis, la dottoressa Ludovica Verolo, il legale Narciso Ricotta dello studio Iure Mrr

di Gianluca Ginella

Abusiva concessione del credito, due imprenditori portorecanatesi, padre e figlio, fanno causa a Banca Marche e a due società del Gruppo Lanari: avevano fatto fideiussioni per 25 milioni di euro, ora si trovano con decreti ingiuntivi degli istituti di credito che li avevano concessi. Ieri si è aperto il processo al tribunale di Ancona. Banca Marche ha difeso l’operato degli amministratori, al tempo stesso però l’istituto in precedenza ha avviato una azione di responsabilità verso i propri ex dipendenti. Posizioni agli antipodi, «Ci aspettiamo un profilo istituzionale coerente, non ci sembra lo sia dire una cosa in un processo e un’altra in un altro» dice l’avvocato Narciso Ricotta, dello studio legale Iure Mrr, che insieme ai legali Fabio Messi e Antonio Renis tutela le due parti offese al processo che si è aperto ieri, Valentino Cicconi e il figlio Vittorio Cicconi. Si tratta di due portorecanatesi, titolari di una impresa edile, che in buona fede avevano fatto fideiussioni per 25 milioni di euro a sostegno delle società di cui Vittorio Cicconi era socio al 13%: La Fortezza srl e Città ideale srl, che oggi si chiama Komaros Borgo srl, che facevano parte del Gruppo Lanari.

L'avvocato Fabio Messi

L’avvocato Fabio Messi

Padre e figlio hanno esercitato una azione di responsabilità verso gli amministratori delle suddette società, Pietro Lanari e Giuseppe Pierini che, per l’accusa, in concorso con Banca Marche, avrebbero fatto ricorso abusivo al credito. La Banca, a detta delle parti offese, avrebbe concesso crediti alle società senza che ve ne fossero né le condizioni né le garanzie. Viene citato un caso in cui in meno di 15 secondi veniva concesso un finanziamento di 9 milioni alla società La Fortezza. «Cicconi era l’impresa edile del gruppo Lanari, hanno prestato fideiussioni per 25 milioni di euro, ma avevano beni per meno di 2 milioni» dice l’avvocato Messi. «Si fidavano degli amministratori e intervenivano per questi enormi finanziamenti – prosegue Messi –. Non potevano sapere che la banca non faceva le valutazioni, pensavano fossero società solide. Ora si trovano con decreti ingiuntivi per 25 milioni di euro dagli istituti che hanno concesso le fideiussioni». Banca Marche all’udienza si è difesa dicendo che da un lato non è stata fornita alcuna prova e dall’altro ha sostenuto che gli amministratori si sono comportati bene. «Dai giornali ho appreso che però allo stesso tempo Banca Marche ha intrapreso una azione di responsabilità verso i propri ex amministratori, ex sindaci, ed ex direttori generali in carica fino al 2012 – dice l’avvocato Messi –. Mi domando chi è oggi Banca Marche: quella che difende l’operato dei propri amministratori, o quella che li cita in giudizio per il risarcimento dei danni? E’ importante, penso, saperlo. Non tanto, o non solo, per le sorti delle azioni intraprese dai miei clienti ma soprattutto per tutti i clienti e correntisti di Banca Marche».

L'avvocato Narciso Ricotta

L’avvocato Narciso Ricotta

Insomma, secondo il legale, «Se Banca Marche con l’azione di responsabilità esercitata verso gli ex vertici ha voluto dare un segnale chiaro ed inequivocabile di discontinuità con la passata gestione deve trarne anche le necessarie conseguenze definendo ed eliminando tutte le posizioni inconciliabili con il nuovo corso» dice Messi. Messi e Ricotta concordano poi con la parlamentare Irene Manzi che nei giorni scorsi ha sollecitato un pronto intervento del governo su Banca Marche allo scopo di rafforzare il piano di risanamento.

 

 

 

 

 



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