I legali di Banca Marche:
“Il maggior disastro bancario italiano
dopo i casi Sindona e Calvi”

Lo scrivono gli avvocati dell'istituto nella citazione in giudizio per 280 milioni di euro di danni presentata al tribunale di Ancona contro Massimo Bianconi, altri 30 tra ex dirigenti e amministratori e contro la Pwc. Il dettaglio dei trentasette finanziamenti contestati, dalle erogazioni ai gruppi Lanari e Casale, a quelli della Polo Holding e dei pugliesi Ciccolella. "Incredibile crescendo di irregolarità". Quelle 83 pratiche approvate dal Cda in cinque minuti
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di Marco Ricci

“Quello di Banca Marche costituisce il maggior disastro bancario verificatosi in Italia dopo quelli risalenti al secolo scorso dei casi Sindona e Calvi. […] La singolarità di questo disastro sta da un lato nella pluralità di violazioni commesse e, dall’altro, nell’incredibile crescendo di irregolarità degli amministratori e sindaci che – seppure pesantemente censurati e sanzionati da Banca d’Italia e invitati a porre rimedio alle carenze riscontrate nel 2006 e nel 2008 – hanno ciononostante, come prima e più di prima, continuato nelle irregolarità, carenze e violazioni”. Se potevano rimanere ancora dubbi sulla gravità dei fatti che hanno portato al dissesto di Banca Marche, a fornire un ordine di grandezza di tutta la vicenda sono adesso gli stessi avvocati della banca, almeno da quanto si legge nell’atto di citazione depositato la scorsa settimana al tribuna di Ancona, quando l’istituto ha chiesto un risarcimento danni complessivo di oltre 280 milioni di euro all’ex dg, Massimo Bianconi, a trenta tra ex dirigenti, ex sindaci e amministratori dell’istituto, oltre che alla PriceWaterhouseCoopers, la società incaricata per otto anni di revisionare i bilanci della banca (leggi l’articolo). Gli avvocati di Banca Marche, per sottolineare la gravità dei fatti accaduti, hanno rilevato anche l’elevato numero di amministratori e sindaci dell’istituto “coinvolti nelle indagini della Procura della Repubblica di Ancona e della gravità dei reati contestati.”

Massimo Bianconi e Michele Ambrosini

Massimo Bianconi e Michele Ambrosini

Se nel paragone con la Banca Privata di Michele Sindona o con il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi si coglie indubbiamente una certa dose di enfasi forense, nelle Marche all’indubbio genio di Calvi e Sindona, sembra essersi sostituita – in alcuni casi e al di là di ciò che è materia di procura e su cui al momento non può che valere la presunzione di innocenza, una certa dose di sciatteria e superficialità. O almeno lo si suppone davanti a quelle 83 delibere di finanziamento approvate dal Cda, a luglio del 2008, “in meno di cinque minuti”, un vero e proprio record mondiale che vede l’approvazione di una pratica ogni 3.6 secondi. Un tempo appena superiore, ma pur sempre di tutto rispetto, è stato necessario nel 2009 al Comitato esecutivo per dare il via libera ad altri 78 finanziamenti. Il comitato impiegherà, secondo quanto riportano i legali della banca, in tutto ben venti minuti, cioè una pratica ogni quindici secondi (decimi a parte). Se non fossimo davanti a un “disastro” – come scrivono gli stessi avvocati Franco Bonelli, Angelo Bonetta e Giuseppe Rumi su incarico dei commissari che da quasi due anni sono alla guida della banca – sarebbe quasi da riderci sopra. Non possono non suscitare una certa ironia anche quelle certificazioni “senza rilievi o richiami” con cui la Pwc avrebbe dato il via libera a cinque esercizi di fila, dal 2008 al 2012, “ivi inclusi bilanci tra loro difficilmente conciliabili”. Quali? Il riferimento della banca è alla semestrale del 2012 approvata con 42 milioni di utili confronta con il bilancio di fine anno, sempre del 2012, chiuso invece con 526 milioni di euro di perdite. Da qui la richiesta di risarcimento alla Pwc per oltre 182 milioni di euro.

La sala dove si tengo i Cda di Banca Marche

La sala dove si tengo i Cda di Banca Marche

Innumerevoli e note sono le anomalie riscontrate e le violazioni delle normative contestate agli ex vertici, ma forse più significativa è la tesi dell’istituto secondo cui i vertici avrebbero praticamente ignorato tutte le segnalazioni venute negli anni dalla Vigilanza di Banca d’Italia, continuando a procedere più o meno nello stesso modo fino all’arrivo del nuovo dg, Luciano Goffi.  E se agli ex presidenti di Banca Marche vengono imputati ordini del giorno chilometrici che avrebbero impedito ai consiglieri “seria valutazione e controllo” – anche perché spesso le pratiche non erano accompagnate da informazioni esaustive – al comitato esecutivo viene tra l’altro imputato di avere approvato in maniera acritica, “senza alcun dibattito o richiesta di informazione”, diverse proposte di Massimo Bianconi.

Il Tribunale di Ancona

Il Tribunale di Ancona

L’effetto, appunto, un disastro degno dei dissesti provocati da Calvi e Sindona, un disastro che la banca ha esemplificato al tribunale di Ancona attraverso la disamina di 37 pratiche di finanziamento, una goccia nel mare tra le centinaia di finanziamenti approvati anche in maniera “massiva” e la cui singola analisi comporterebbe per la banca “costi e risorse sproporzionate”. Anche perché, secondo Banca Marche, i 264 milioni di euro di perdite imputate agli ex vertici solo per questo campione di erogazioni sono già di gran lunga superiori all’effettiva capacità risarcitoria dei dirigenti, dei sindaci e degli amministratori chiamati in causa. Un campione limitato, dunque, ma per i legali dell’istituto esemplificativo di come spesso funzionassero le cose, o almeno come funzionassero per alcuni, come illustriamo in fondo all’articolo in riferimento ai crediti erogati al gruppo Lanari, Casale, alla Polo Holding o ai pugliesi Ciccolella, delibere che stonano con la quantità di garanzie e le difficoltà spesso incontrate da piccoli imprenditori locali per poche decine di migliaia di euro di finanziamento.

Michele Sindona

Michele Sindona

Nel caso Banca Marche non rientrano comunque caffè al cianuro né lo Ior di monsignor Marcinkus o le pressioni politiche di Andreotti. Per ora ci siamo anche risparmiati gli affari della mafia italo-americana o le vicende complottiste che portarono all’arresto di Mario Sarcinelli e all’incriminazione di Paolo Baffi, all’epoca rispettivamente vice direttore e governatore della Banca d’Italia, gli unici che si erano opposti a Sindona insieme all’eroe borghese, l’avvocato milanese Giorgio Ambrosoli ammazzato sotto il portone di casa sua solo per aver fatto il proprio dovere. Ma che la vicenda Banca Marche possa  esaurirsi nell’eventuale responsabilità di alcuni amministratori – molti dei quali probabilmente poco consapevoli di cosa stesse accadendo – appare ridicolo. Come è fuori da ogni logica supporre che non si potesse sapere o che nessuno, anche all’interno degli organi preposti, potesse intervenire prima che si compisse il disastro. Ieri come oggi la vicenda Banca Marche è infatti ancora avvolta dal totale silenzio. Al di là di frasi di circostanza più o meno fuori luogo o di tweet più o meno ridicoli, se si eccettuano gli organi di stampa e le numerose prese di posizioni dell’ex presidente della Fondazione Carima, Franco Gazzani, come emerge già dall’ultima assemblea dei soci del 2012, per la politica e per le istituzioni marchigiane non è successo assolutamente niente, senza nessuno che abbia chiesto conto a nessuno, un vivi e lascia vivere molto poco decoroso. Un punto, quello del silenzio, che dovrebbe fare molto riflettere la comunità marchigiana anche se, non dobbiamo scordarlo, qui si parla di miliardi di euro di risparmi della collettività piuttosto che di giocose fiere o di intriganti palazzetti dello sport. Che poi i piccoli imprenditori locali – leggendo magari le decine di milioni di euro concessi in pochi minuti a un numero ristretto di gruppi come spieghiamo di seguito – abbiano di che mangiarsi il fegato, questo è un problema del mondo reale.

Foto d'archivio

Foto d’archivio

I FINANZIAMENTI CONTESTATII 37 finanziamenti contestati agli ex vertici della banca vedono coinvolte diverse società, alcune con affidamenti ripetuti del tempo. Sotto la lente le operazioni che vedono coinvolte diverse società del gruppo Lanari, la Polo Holding, due società riferibili al gruppo di Vittorio Casale, l’imprenditore Mazzaro Canio, i pugliesi Ciccolella, la Financial Investment Real Estate Spa, Eurouno RE srl – Eurologistica srl – Pozzovivo srl, Gaetano Martini e Franco Sordoni, Compagnia Fondiaria Nazionale Spa, Gc Impianti Spa, Italfinance Spa, Iniziative Immobiliari Srl, Porto San Rocco srl ed Eurologistica srl, Pietro Lanari e Massimo Camiciola. Vediamo alcuni di queste operazioni più nel dettaglio.

CICCOLELLASe per 10mila euro di finanziamento gli istituti di credito chiedono spesso anche l’analisi del sangue di un piccolo imprenditore, fu molto più agevole per la ditta pugliese Ciccolella ottenere prima 35 milioni di euro da Banca Marche e poi ulteriori 45 milioni usati in buona parte per ripianare la prima esposizione, un giochetto che di fatto “simula”, come scrive la banca, una restituzione mai avvenuta. Ai vivaisti pugliesi l’istituto erogò tutti questi milioni “senza analitiche informazioni sulla destinazione dei finanziamenti”, senza valutazione della capacità di rimborso e con garanzie prive di “idonee valutazioni.” E se a qualche imprenditore marchigiano ancora non ribolle il sangue nelle vene, bisogna aggiungere che la ditta pugliese aveva all’epoca del primo finanziamento ben 24 milioni di euro di debito, perdite nell’ultimo bilancio per 1.5 milioni, il tutto per un fatturato di circa due milioni! Ma non finisce qui. Perché nel 2010 il comitato esecutivo di Banca Marche fornisce ai Ciccolella ulteriori 64 milioni di euro sulla base di quanto rappresentato da Bianconi il quale, peraltro, evidenziò come il cliente non disponeva “dei flussi adeguati per il rimborso del prestito in essere.”

"007, la spia che mi amava." Alcune scene del film furono girate nel resort Capo Caccia

“007, la spia che mi amava.” Alcune scene del film furono girate nel resort Capo Caccia, recentemente posto sotto sequestro dalla Gdf

VITTORIO CASALE – Prodiga di finanziamenti, come risaputo, Banca Marche lo è stata con l’immobiliarista Vittorio Casale, personaggio della sinistra buona piuttosto noto a svariate Procure della Repubblica e finito anche nell’inchiesta per il dissesto di Tercas, oltre che in quella aperta dalla Procura di Ancona su Banca Marche. Si comincia dai 20 milioni di euro erogati alla Capo Caccia Resort srl senza bilanci, senza piani strategici e modalità di rimborso. La vicenda della Capo Caccia srl finisce amaramente nel 2013 con il sequestro in Sardegna dell’omonimo albergo e l’arresto di Vittorio Casale, accusato di aver distratto fondi proprio alla srl. Questo nonostante l’albergo sia famoso al mondo per aver visto girare al proprio interno un film di James Bond, “La spia che mi amava.” Al di là della passione per il cinema, molto amore Banca Marche deve averlo nutrito anche per un’altra società di Casale, la Immofinanziaria srl posta recentemente il liquidazione dal Tribunale di Roma. Ottenuti una decina di milioni di euro di finanziamenti attraverso tre operazioni piene zeppe di irregolarità, almeno secondo la banca, la Immofinanziaria è la società di Casale che vendette l’ormai famoso appartamento di Via Archimede, 96 a Roma a una società riferibile ad un familiare di Massimo Bianconi, subito prima che lo stesso immobile fosse riaffittato da un’altra società di Casale a un prezzo più alto della rata del mutuo (leggi l’articolo).

MAZZARO CANIO – Anche Giovanni Mazzaro Canio, uomo da rotocalchi, non si poté di certo lamentare di come era stato trattato da Banca Marche. Ex marito di Daniela Santanchè e titolare di diverse società che videro anche Cirino Pomicino e Luca Bianconi – figlio dell’ex dg – tra gli amministratori, solo attraverso tre operazioni l’imprenditore ricevette più di quattro milioni di euro. Banca Marche, già esposta per oltre quasi il 50% del debito complessivo del gruppo, senza valutare le capacità e la modalità di rimborso, nonostante gli sconfinamenti e nonostante i pochi dati relativi al patrimonio, concede infatti nel 2008 a Mazzaro Canio un credito di ulteriori 3 milioni di euro a cui seguono, nel 2010 e nel 2011, due nuove boccate d’ossigeno da oltre mezzo milione di euro ciascuna. Le boccate di ossigeno sono richieste di fido prive di garanzia a fronte di bilanci che, nel frattempo, avevano registrato ulteriori decine di milioni di euro di perdite. L’ossigeno, probabilmente, era più che necessario. Peccato che abbia dissanguato le casse marchigiane, con le operazioni finite tra i primi esposti presentati dalla banca alla Procura di Ancona (leggi l’articolo).

Foto d'archivio

Foto d’archivio

LANARI E POLO HOLDING – La crisi dell’edilizia c’è ma forse non sempre per tutti. Sui finanziamenti al gruppo Lanari si è detto ormai di tutto, decine di operazioni alcune delle quali approvate in pochi minuti, con la banca che di fatto metteva spesso tutta la liquidità necessaria alle operazioni immobiliari. Alla fanese Polo Holding, appartenente a un gruppo edile a cui fanno capo un nugolo di società e che può quasi essere definita una delle tante Caltagirone marchigiane, nonostante la crisi e nonostante un’esposizione del gruppo per oltre 100 milioni di euro, Banca Marche ancora nel 2011 gli fornisce quasi altri 11 milioni di euro, dopo avergliene forniti già 15 nel 2010. Entrambe le pratiche, ovviamente, vennero liquidate in “pochi minuti” nonostante tutta una serie di criticità del prenditore e una documentazione affatto completa.

 

 

 



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