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Palazzo Ricci apre le porte a Mario Pompei:
al via l’esposizione del “regista dell’immagine”

MACERATA - Oggi l'apertura al pubblico della mostra. Sarà possibile vedere bozzetti, scene e costumi dello scenografo e illustratore del Novecento

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Il taglio del nastro della mostra

Bozzetti, scene e costumi di Mario Pompei in mostra a Macerata a Palazzo Ricci. Oggi, dalle 16, l’esposizione sarà aperta al pubblico. Morto nel 1958, è stato un importante illustratore e scenografo della prima metà del Novecento.

La mostra, a cura degli storici Pierfrancesco Giannangeli e Maria Letizia Paiato dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, è patrocinata da comune di Macerata, Fondazione Marche Cultura e Associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi. L’esposizione intende esplorare la poliedrica, innovativa e versatile opera di Pompei. Le opere esposte appartengono all’archivio Pompei, curato da Paola Pallottino, storica dell’illustrazione che da anni studia e valorizza la produzione di Pompei.

11_Mario Pompei, Evviva e abbasso, rv. di O. Biancoli e R. Morbelli, cp. Gioi-Viarisio-Tofano, Roma, T. Valle, 1944. Scena Inferno.

Mario Pompei, Evviva e abbasso

«Questa mostra e relativo catalogo – ha detto Paola Pallottino – costituiscono un prezioso, quanto inedito, approfondimento critico, non solo attraverso l’analisi dell’opera di scenografo e costumista di Mario Pompei, ma mettendo in luce, per la prima volta, il suo contributo agli studi sulla nascita della scenografia moderna». Pierfrancesco Giannangeli ha detto: «L’opera di Pompei si colloca nel solco del superamento del verismo descrittivo: il suo utilizzo di campiture piatte, riempite di colori accesi e brillanti e deformazioni geometriche di matrice cubista, creano un nuovo e ritmico spazio scenografico. La sua produzione ha spaziato dagli importanti palcoscenici, come il Teatro dell’Opera di Roma, alle realtà più piccole, influenzando anche il teatro filodrammatico: l’essenzialità delle sue scenografie ha pervaso ogni tipo di teatro, dimostrando come le grandi riforme del teatro europeo- l’astrazione, la sintesi, il superamento del realismo – potessero uscire dai teatri colti». Conclude Maria Letizia Paiato: «Questa mostra descrive soprattutto un nuovo approfondimento critico su un autore, la cui attitudine interdisciplinare lo ha reso, oltre che uno scenografo, un vero e proprio “regista dell’immagine” totale».

12_Mario Pompei, Arsa del Giglio, m. G. Pietri, a. F. Paolieri, Portoferraio, Carro di Tespi Lirico, 1952. Esterno diruto con finestre.

Mario Pompei, Arsa del Giglio

Per la Fondazione Cassa di risparmio della provincia di Macerata l’evento è un’occasione di grande pregio per valorizzare l’arte scenografica. In merito, il presidente Francesco Sabatucci Frisciotti Stendardi ha detto: «Palazzo Ricci celebra con grande soddisfazione il talento creativo e poliedrico dello scenografo e illustratore Mario Pompei, tra i principali interpreti della scena artistica italiana del secolo scorso. La mostra si concentra sulla progettazione scenica legata al teatro, attraverso una selezione inedita di bozzetti originali e costumi che Pompei ha curato lungo la sua carriera».

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La presentazione della mostra

Lucia Chiatti, direttore generale Fondazione Pergolesi Spontini: «Mario Pompei è stato un artista poliedrico che ha fatto la storia della scenografia, a cui noi dobbiamo molto. E quindi valeva la pena poterlo approfondire: così è iniziata questa avventura. Abbiamo quindi portato avanti questa attività che risponde agli obiettivi della Fondazione Pergolesi Spontini, cioè custodire e valorizzare la tradizione ma vivendo l’attività artistica, e quindi con accanto anche la contemporaneità».

9_Mario Pompei, La sentinella del re, cp. Palmer-Almirante-Scelzo, Milano, T. Filodrammatici, 1937. Esterno..

Mario Pompei, La sentinella del re

Paola Ballesi, presidente dell’Associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi: «Iniziativa preziosa, Mario Pompei ha saputo costruire una coralità di voci nel cuore delle Marche. Sono stati orchestrati più eventi il cui filo conduttore è il talento di un grande autore che ha declinato la scenografia nella sua accezione più autentica».





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