«Costo del nichel quadruplicato,
dopo lo scoppio della guerra
rischiamo di doverci fermare»

URBISAGLIA - Alberto Emiliani, titolare della fonderia Fas, ha tanti ordini ma ha il problema della quotazione del metallo che dopo i prezzi saliti vertiginosamente è stata sospesa per una settimana. «Gli intermediari al momento non vogliono farci un prezzo perché il valore varia di ora in ora. Con la Russia che non esporta, potremmo rivolgerci all'Indonesia ma là c'è la Cina che la fa da padrone»
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Alberto Emiliani all’interno della sua azienda, la Fas di Urbisaglia

di Francesca Marsili

«Il prezzo del nichel, subito dopo lo scoppio della guerra, è quadruplicato in due giorni, da 29mila a 100mila dollari a tonnellata, la borsa dei metalli di Londra, per una settimana, ha sospeso le contrattazioni. Questa mattina è di circa 50mila, ma i nostri intermediari non ci fanno il prezzo perché l’instabilità lo fa variare di ora in ora e non possiamo formulare le offerte per i nostri prodotti», così Alberto Emiliani, ex sindaco di Corridonia (eletto nel 2002), titolare della fonderia Fas di Urbisaglia.

fas-alberto-emilianiSulla scrivania dell’ufficio commerciale dell’azienda, l’unica nel centro Italia attiva nella produzione di getti fusi in acciai speciali, ad oggi ci sono oltre trenta richieste di preventivo da parte di clienti olandesi, svedesi, romeni e tedeschi, ferme a causa di una materia prima speciale, il nichel, il cui è prezzo è totalmente fuori controllo.

 

Un aumento dei prezzi del nichel era atteso, a seguito del conflitto innescato dalla Russia, terzo esportatore mondiale, ma mai era atteso uno scenario di questo tipo.

«Ci sono stati in passato alti e bassi, ma questa è una situazione mai vista prima – spiega – a livello di produzione non stiamo fermi perché un minimo di scorte di nichel la abbiamo, ma al massimo fino alla fine del mese, per evadere gli ordinativi già confermati. Poi non sappiamo cosa potrebbe accadere, potrebbe esserci il rischio di doversi fermare».

fas-alberto-emiliani1-325x244Per l’azienda, che ha un organico di sessanta dipendenti tra interni e esterni, il nichel, viene utilizzato per la produzione di acciai speciali e super leghe. Dopo la messa al bando della Russia, il prezzo è schizzato alle stelle, un effetto collaterale, secondo gli analisti, delle sanzioni varate contro il Paese guidato da Putin a seguito dell’aggressione all’Ucraina.

Il timore di Emiliani è che l’instabilità dei mercati e di conseguenza, l’impossibilità di avere un prezzo dai suoi intermediari che preferiscono attendere nel fornire la quotazione necessaria per portare a casa le commesse, possa protrarsi troppo a lungo costringendolo a fermare la produzione.

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I blocchetti di nichel

«Noi non facciamo magazzino, produciamo ordinazione; significa che i clienti ti inoltrano la richiesta, il disegno da realizzare, la quantità e la lega che desiderano e noi dobbiamo formulare l’offerta. Il prezzo del nichel viene definito dalla borsa dei metalli di Londra, due volte al giorno: mattina e pomeriggio. In tempi normali si chiama l’intermediario e si fa la richiesta. Ma in questo momento non accettano gli ordini perchè non hanno certezza del prezzo che varia di ora in ora, temono di acquistarlo ad un costo troppo alto – aggiunge Emiliani – finché il prezzo non si stabilizzerà, anche se alto, non quotano. Noi siamo fermi e non possiamo rispondere alle richieste dei nostri clienti perchè se ci teniamo bassi per ottenere l’ordine rischiamo di rimetterci, se alti, rischiamo di perdere l’ordine. Aspettiamo di sapere, finché non ci sarà un minimo di sicurezza non possiamo rischiare».

alberto-emiliani-fas1-325x245L’imprenditore, alla guida dell’azienda, nata nel 1972, da sedici anni, traccia i contorni di mercato contaminato dagli eventi.

«Ora che la Russia non esporta ci si potrebbe rivolgere al primo produttore di nichel, l’Indonesia, ma li ci sono i cinesi che fanno razzia e alzano il prezzo». Non nasconde la preoccupazione: «Se questa situazione dura qualche settimana il colpo lo assorbiamo, altrimenti è problematico. I clienti già adesso si rivolgono ai fornitori dell’est asiatico che hanno la materia prima – spiega – però i noli per i container sono alti e in non hanno tempistiche certe sull’arrivo. Il mercato italiano o europeo dà delle garanzie che il mercato asiatico non da in questo momento. Questo è il nostro punto di forza ma non ci sono certezze». Non c’è solo la questione del nichel ad aver creato la tempesta perfetta che ha travolto il settore della siderurgia.

fas-alberto-emiliani2-325x244C’è anche la carenza di rottami metallici che l’azienda acquista e poi fonde e ai quali poi aggiunge correzioni di altri metalli per ottenere il prodotto con le caratteristiche richieste. «Li compriamo di varie leghe a seconda di quello che dobbiamo produrre. Attualmente si trovano con una certa difficoltà. In futuro sarà sempre peggio. Dicono che se ne stanno producendo pochi perché le acciaierie stanno riducendo la produzione. Sono sfridi di lavorazione fatti di varie leghe come l’acciaio inox 316 che utilizziamo per la produzione di acciai speciali anti corrosione, anti calore che hanno un alto contenuto di nichel e cromo. Prima li compravamo a 2.350 euro la tonnellata, quello che abbiamo comprato venerdì, lo abbiamo pagato 4.450 e l’offerta era valida per quattro ore e mezza». E se il nichel, in questo momento risulta impossibile da acquistare sino a quando il suo prezzo non si assesterà, il cromo, l’altro metallo fondamentale per la siderurgia utilizzato per conferire alla lega altissime capacità di resistenza alla corrosione viene quotato, ma ha subito un aumento vertiginoso. «fino a venti giorni fa lo pagavamo 4.400 dollari per tonnellata, adesso lo abbiamo comprato 18mila euro quattro volte di più». In un comparto, quello che Emiliani dice «ha utili risicati», ad aggravare il quadro c’è il vertiginoso aumento del costo dell’energia che per un’azienda siderurgica, quindi, energivora, si traduce in bollette insostenibili. «Siamo passati dai 40mila al mese dello scorso anno, ai 100mila nel 2022».

 

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