«Nelle Marche blocco per 200 cantieri
ma nei prossimi giorni aumenteranno
In media rincari tra 70-80%»

CRISI COSTRUZIONI - L'Ance fa il punto sui costi sempre più elevati che hanno portato ad un blocco dell'attività, in particolare nel Maceratese. Il presidente, Stefano Violoni: «Da un anno attendiamo la revisione dei prezziari che il commissario Giovanni Legnini ci aveva garantito. La guerra in Ucraina rende più difficile reperire materie prime. E' arrivato il momento di premere il tasto reset e riscrivere tutta l'architettura che gira attorno all’edilizia»
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Il summit di Ance

di Alberto Bignami (foto di Giusy Marinelli)

Aumento dei prezzi, caro gasolio, difficile reperibilità delle materie prime e guerra. Ecco che si arriva al blocco dei cantieri. La prima regione d’Italia sono proprio le Marche che, «ad oggi, di cantieri fermi ne contano 150-200» ha detto il presidente Ance Marche, Stefano Violoni, durante un incontro al quale hanno preso parte anche i provinciali Fabio Fiori, Massimo Ubaldi, Massimiliano Celi, Carlo Resparambia e Rodolfo Brandi.

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Stefano Violoni

«La settimana scorsa – prosegue Violoni – abbiamo deciso insieme a tutti gli altri presidenti territoriali, di avviare questo blocco cantieri che viene da un mese di continue grida d’allarme in merito al nostro settore che, vuoi per il caro materiali, vuoi per il caro energia – spiega -, sta soffrendo e soffre particolarmente anche con tutta questa mole di lavoro e di reperibilità di materiali, che vede pure l’assottigliarsi degli utili. Anzi – sottolinea -, questi sono proprio scomparsi, tanto che stiamo lavorando in deficit». Ad oggi, dunque si registrano circa 200 cantieri fermi nelle Marche, ma il numero è destinato «ad aumentare nei prossimi giorni, viste tutte le problematiche che tutti conosciamo. A breve – chiosa – non rivedremo più le nostre aziende». Ovviamente il numero maggiore di cantieri fermi si trova in provincia di Macerata dove c’è in corso la partita della ricostruzione. «Lì registriamo dei problemi ancor più gravi – commenta Violoni – perché abbiamo dei prezziari obsoleti, che risalgono al 2016 e revisionati nel 2018. Aspettiamo da un anno la revisione prezzi che il commissario Giovanni Legnini ci aveva garantito». Il futuro per i prossimi giorni sembra essere ancor più nero. Il presidente Ance dice infatti che «ho letto per la prima volta che c’è il 30% di numero delle imprese che rischia di chiudere da qui a poco».

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Carlo Resparambia

La guerra in Ucraina, nella sua già tragicità, incide poi «negativamente perché oltre all’aumentare dei costi – analizza – ci dà una carenza di materiale che sono quelli che ci occorrono per portare avanti tutti quanti gli interventi: sia sisma, che bonus, con tutte le relative scadenze ormai alle porte. Auspichiamo dunque che il Governo avvii delle decisioni in merito, prorogando le scadenze». Inutile affrontare anche il tema del Pnrr. La guerra infatti incide sulla reperibilità dei materiali che provengono da Russia e Ucraina, consistenti in ferro, alluminio ed altro. Lo spettro poi di una mobilitazione da parte dei trasporti «ci porta ad avere ancora meno materiale per lavorare in cantiere».
A ciò si aggiungono gli aumenti generali che, seppur variabili, consistono in un «+500-600% di energia; +200% di ferro e acciaio da costruzione; +30% di calcestruzzi. In media – fa riassumendo – vi è un aumento del 70-80%».
Purtroppo c’è da rendersi conto che «per la quasi totalità dei materiali di cui abbiamo bisogno – dice ancora Violoni – siamo dipendenti, perché in Italia abbiamo fatto sempre politiche di esportazione della manodopera o esportazione delle lavorazioni. Abbiamo anche sempre seguito politiche, da un certo punto di vista anche giuste, di rispetto per l’ambiente e quindi ci sono determinate aziende che hanno chiuso e non possono più operare perché la legge non glielo permette. Di conseguenza però – spiega Violoni – la legge non trova una via di uscita per farle lavorare».
ANCE_Marche-blocco_cantieri-DSC_9290-Massimiliano_Celi-Carlo_Resparambia-Stefano_Violoni--650x432Si tratta dunque di un problema annoso, diventato ancor più grave in quest’ultimo periodo. «Sono 20 anni che l’edilizia somma problematiche e il Governo non ce ne risolve neanche una. Sono 20 anni – ribadisce – che siamo soppressi dalla burocrazia e oggi siamo arrivati al limite. E’ arrivato il giorno e il momento di premere il tasto ‘reset’ e riscrivere tutta quanta l’architettura che gira attorno all’edilizia, se la si vuol fare ripartire».
Ora, si attende l’incontro con Legnini anche perché «se non verremo ascoltati, ormai le cose da fare sono poche – conclude -. Abbiamo la possibilità di mettere in moto o meno le nostre aziende; ma questo significa lavorare in condizioni pessime e portare alla chiusura di tutto nel giro di breve, sperando che un giorno qualcuno capisca le nostre esigenze». Una prospettiva tetra, alla quale non si deve arrivare.

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Fabio Fiori, Massimo Ubaldi, Rodolfo Brandi

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Massimiliano Celi

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Massimo Ubaldi

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Fabrizio Fiori

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Stefano Violoni

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Rodolfo Brandi

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