Spazio pubblicitario elettorale

Assistenza domiciliare integrata ridotta,
operatori dirottati a case di riposo e Usca

MACERATA - La direttrice sanitaria Asur Nadia Storti ha invitato in una lettera a ridurre l'attività nelle abitazioni solo ai casi di effettiva necessità

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Nadia Storti

di Luca Patrassi

Gli atti amministrativi legati al Covid si moltiplicano. Da un lato nuove determine di affidamento di incarichi di collaborazione coordinata e continuativa per studenti di Infermieristica amministrativi e giovani medici. Dall’altro lettere che sembrano contenere l’esatto contrario degli indirizzi annunciati in campagna elettorale, prima della seconda ondata pandemica: “potenzieremo la medicina territoriale” si era sentito dire. Bene, primo scenario la dirigente regionale Asur, nella sua veste di dirigente dell’Area Vasta 3 dell’Asur, ha affidato incarichi di collaborazione coordinata e continuativa, finalizzati a garantire l’operatività del sistema di ricerca e gestione del contatti dei casi di Covid 19 (contact tracing). I destinatari sono gli studenti di Infermieristica Sabina Delic, Aurora Conti, Narmine Fadhli, Laura Pierucci, Giulia Addante, Irene Verdicchio, gli addetti amministrativi Michelle Elisa Pompili, Edoardo Grassetti, Vanessa Seri e i medici Chantal Chinigioli e Alessandra Sagripanti. L’impegno orario è di venti ore settimanali per gli studenti e di 35 per i medici e gli addetti amministrativi, il compenso è di 30 euro all’ora per i medici, 26 per gli infermieri e 15 per studenti e addetti alle attività amministrative.
Detto della determina, la giornata di ieri ha visto vivaci discussioni legate alla lettera inviata dalla direttrice sanitaria della macrostruttura Territorio ai dirigenti medici e al personale infermieristico del distretto di Macerata. L’oggetto è questa volta molto chiaro: “riduzione attività Adi (Assistenza domiciliare integrata) distrettuale per applicazione determina 162 del 2020, criticità presso le residenze di Villa Cozza, Mogliano e Loro Piceno”. Si era partiti, mesi fa, con annunci roboanti di potenziamento della sanità territoriale e si arriva alla lettera che sostanzialmente dice che per intervenire nelle case di riposo e per sdoppiare le Usca «per ottemperare a quanto sopra previsto, sarà quindi necessario ridurre l’attività Adi che, oltre a garantire l’Adi di terzo livello, procedere alla valutazione di ogni singola richiesta in base all’effettiva necessità e quindi procrastinare tutte quelle prestazioni non indifferibili». Come dire, si possono dire tante cose, aprire nuovi ospedali, lasciare aperti reparti con accessi numericamente imbarazzanti, e ci si trova a invitare gli operatori a “procrastinare le prestazioni non indifferibili di assistenza domiciliare”. Come dire che gli operatori sono pochi, le procedure di assunzione non sono state fatte, o non sono state fatte in misura adeguata quando c’era qualche mese di respiro, ed ora tagliano in piena emergenza l’Adi per dirottare alcuni operatori verso le Case di riposo e le Usca.

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