Covid, «riaprite gli ospedali chiusi
e scegliete i dirigenti giusti»

SANITA' - Carlo Ruggeri, presidente del comitato regionale a difesa dei nosocomi, analizza la situazione pandemica nelle Marche e nella provincia di Macerata
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Carlo-Ruggeri

Carlo Ruggeri, presidente Comitato pro ospedali delle Marche

 

di Leonardo Giorgi

«Abbiamo intasamenti ovunque negli ospedali principali e chi ne paga le conseguenze sono i malati ordinari, come chi deve combattere un tumore. Serve riaprire i tredici ospedali della regione chiusi dal 2012 per fare filtro e smaltire il lavoro». Sono le parole di Carlo Ruggeri, presidente del Comitato pro ospedali pubblici delle Marche, riguardo la pandemia da Covid-19 in regione e le criticità che dovranno essere affrontate dalla nuova giunta Acquaroli. Ruggeri, da anni in prima linea nella battaglia per la difesa dei nosocomi pubblici del territorio, si concentra sulla provincia di Macerata, dove nelle prossime settimane si dovrebbe insediare un nuovo direttore di Area vasta 3. «La provincia di Macerata, insieme a quella di Ancona, è attualmente quella che mostra i numeri più preoccupanti – afferma Ruggeri -. Nonostante le Marche attualmente non siano considerate una regione a rischio estremo come altre zone d’Italia, la sanità è intasata e a farne le spese è la popolazione, non solo i malati di Covid. Aumenta il rischio di morire con qualsiasi patologia se non riusciamo a organizzare meglio il sistema. Bisogna puntare su ospedali grandi interamente o parzialmente dedicati al Covid; riaprire i 13 ospedali marchigiani chiusi dopo il 2012, tra cui cinque nella provincia di Macerata come per esempio quelli di Cingoli e Recanati, e affidare loro le prestazioni sanitarie ordinarie; tenere in ogni caso il più lontano possibile i malati positivi al virus da quelli negativi. Il personale medico può essere attinto utilizzando le deroghe della precedente prima fase pandemica e gli specializzandi delle università a noi vicine».

Per quanto riguarda la prossima nomina alla direzione dell’Area vasta 3, Ruggeri ha le idee molto chiare. «La Regione deve prendere in considerazione professionisti, persone di esperienza e convinte di poter gestire il sistema e combattere questa pandemia. Un nome tra tutti è quello del professor Paolo Sossai, già primario di Medicina dapprima a Matelica e poi a Urbino per 16 anni nonché docente all’Università di Camerino. Sossai si è formato come manager della Sanità presso la Bocconi di Milano e anche l’Asur lo ha riconosciuto idoneo alla funzione di direttore di Area vasta. Nonostante l’interessato non ne parli, per poter far funzionare meglio i reparti che ha diretto, Sossai ha acquistato personalmente le attrezzature necessarie. Come comitato noi ci affidiamo al suo consulto tecnico e posso garantire che, oltre a essere un grande e ben conosciuto medico, è molto preparato nella gestione e nel funzionamento della sanità». «Comunque – conclude Ruggeri – ciò che va evitato sono gli ospedali unici, ai quali il nostro comitato si oppone da sempre. Oltre a portare costi elevatissimi e ingiustificati, vanno a depotenziare la rete degli ospedali del territorio e si sono dimostrati un progetto inefficace a combattere situazioni emergenziali come quelle che stiamo vivendo».

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