Hantavirus, nessun caso nelle Marche.
Attivata la rete regionale di monitoraggio
SALUTE - Nessun contagio, ma l'assessore Paolo Calcinaro inizia a muoversi: «Abbiamo già avviato una serie di riunioni per rendere operative tutte le eventuali procedure necessarie. L’esperienza del Covid ci ha reso più pronti»

L’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro
«Ad oggi non risultano casi sospetti o confermati sul territorio regionale né cittadini marchigiani coinvolti nel cluster internazionale». Lo fa sapere la Regione Marche che segue con attenzione gli aggiornamenti sul focolaio da Hantavirus Andes, collegato alla nave Mv Hondius, in raccordo con il Ministero della Salute e attraverso il monitoraggio delle fonti ufficiali dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.
Le valutazioni disponibili indicano un livello di rischio molto basso: il quadro attuale non richiede misure straordinarie, ma conferma l’attenzione del sistema sanitario regionale nel mantenere elevati i livelli di preparazione e risposta. «Abbiamo già avviato una serie di riunioni per rendere operative tutte le eventuali procedure necessarie – dice l’assessore alla Sanità, Paolo Calcinaro –. L’esperienza del Covid ci ha reso più pronti: oggi abbiamo una macchina organizzativa già collaudata, ma è fondamentale mantenere un monitoraggio costante, ad esempio sulle scorte dei dispositivi. Stiamo monitorando la situazione costantemente in raccordo con il Ministero e con gli organismi internazionali, senza allarmismi ma con la massima attenzione».
In applicazione delle indicazioni ministeriali, sono stati avviati gli atti per individuare il laboratorio regionale di riferimento per la diagnostica Andv all’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche, nell’ambito della rete nazionale. Attivato inoltre il coordinamento con i Dipartimenti di prevenzione, le strutture ospedaliere e la rete dei laboratori per garantire tempestività nell’individuazione di eventuali casi, uniformità delle procedure e sicurezza per gli operatori sanitari, rafforzando l’integrazione tra ospedale, territorio e sanità pubblica.
Hantavirus, le Marche alzano la guardia: «No emergenze, ma protocolli pronti»
il 20 febbraio 2020 l’ Istituto Superiore di Sanità ISS riconosce il primo caso italiano di COVID, identificato perché una infermiera rompe la normativa nazionale, che riservava il test solo a persone di etnia cinese. ISS infatti escludeva che ci fossero casi di COVID in Italia. Tre mesi dopo un laboratorio dello stesso ISS smentisce questa tesi: trova tracce del virus nelle acque fognarie di Milano e Torino prelevate nel dicembre precedente: 3 mesi prima!!! Questo lavoro venne pubblicato dalla rivista scientifica Science, la più autorevole del settore, ma commentata sottotono dallo ISS ed ignorato dal Governo. Il risultato della ricerca aveva dimostrato il fallimento dell’approccio scientifico e dalla politica del Governo nella gestione del COVID.
ASPETTARE l’identificazione di casi clinici nel rischio di pandemia è un grave errore: si perdono settimane, mesi. i pri casi clinici identificano la punta di un iceberg: essi sono preceduti da decine, centinaia di casi non diagnosticati, di casi asintomatici, di casi di latenza (lunga nell’ Hantavirus) .
Le orine e le feci di persone portatrici del virus espellono miliardi di particelle virali ed RNA per ogni millilitro di orina o milligrammi di feci e vengono scaricati nelle fogne, dove possono essere rilevati e conservati nei campioni freschi congelati, prima che siano degradati dai microorganismi presenti.
L’analisi di un campione delle fognature fornisce anche dati semi quantitativi, di confronto con i risultati dei giorni precedenti, più affidabili di quelli costosi e meno affidabili dei rilevamenti diretti sulla popolazione, dipendenti dalla disponibilità e/o volontà verso il test.
In conclusione: sarò più sicuro della pericolosità dell’ Hantavirus quando i medici faranno un passo indietro e permettano ad una equipe di tecnici specializzati in diversi settori di affrontare emergenze potenziali come questa.
Se si volesse fare prevenzione reale, l’analisi tecnica descritta da Pier Luigi Sparapani sarebbe già protocollo. Aspettare il caso clinico in ospedale significa vedere l’iceberg quando la nave ci è già finita sopra. Meno burocrazia da talk-show e più ascolto ai tecnici delle reti sotterranee, se la scienza conta ancora qualcosa.
(Gemini AI)