Covid e oncologia, il primario Battelli:
«Nessun ritardo in terapie e diagnosi
Non abbiamo visto tumori più aggressivi»

INTERVISTA - Il punto sulla situazione attuale dal direttore del reparto di Macerata: «Ho l'impressione che questa seconda ondata sia ancora più impegnativa per gli operatori sanitari». Sullo screening di prevenzione per le donne: «Quelli rimasti indietro durante il lockdown verranno recuperati, tutti, entro il mese di dicembre»
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Nicola Battelli

 

di Alessandra Pierini

«Gli screening di prevenzione oncologica del tumore della mammella, rimasti indietro durante il lockdown, verranno recuperati, tutti, entro il mese di dicembre». La buona notizia arriva da Nicola Battelli, primario del reparto di Oncologia di Macerata, rassicurato su questo dal primario della Radiologia Leonardo Costarelli. Il dato positivo che arriva al termine di ottobre, mese della prevenzione “rosa”, non può, però, far “cantare vittoria” in tempi di Covid. «I tre mesi di lockdown a primavera – spiega il primario –  hanno creato un disagio negli esami diagnostici, eravamo già in affanno e le difficoltà sono diventate ancora più importanti. Gli operatori sanitari ad esempio si sono trovati a dover convincere i pazienti, in caso di esami urgenti e necessari, a spostarsi anche in ospedali non molto comodi. Noi comunque grazie alla Radiologia siamo riusciti a soddisfare quasi tutte le richieste. Di sicuro non abbiamo visto forme tumorali più aggressive. Non sono sicuro che questo non avverrà tra qualche mese».

Quali difficoltà si sono aggiunte?
«Ho l’impressione che questa seconda ondata sia ancora più impegnativa per gli operatori sanitari. Siamo più preparati perché sappiamo cosa dobbiamo affrontare ma come personale eravamo già all’osso, se si ammalano gli operatori tutto diventa più complicato. Parlo di ogni livello: dal primo contatto (medico di famiglia) all’ultimo che il paziente può incontrare».

Il numero dei decessi oncologici è aumentato a causa del Covid? O meglio è aumentato perché i pazienti non si sono potuti sottoporre alle terapie necessarie in ospedali già sofferenti?
«No, a Macerata questo non è accaduto e non sta accadendo. Siamo riusciti a non avere ritardi nei trattamenti. Questo grazie al personale medico e infermieristico. Noi siamo abituati a rimboccarci le maniche tutti i giorni, Covid o non Covid. Devo dire che fondamentale è stato l’apporto della direzione dell’Asur, la dottoressa Nadia Storti direttore dell’Asur e temporaneamente anche dell’Area vasta 3 è sempre stata molto attenta e presente. Ogni volta che ho avuto difficoltà o necessità, ho sempre ottenuto risposte e aiuti in un’ottica costruttiva.  Siamo riusciti a non far sentire nessun paziente solo e non abbiamo ritardato nessuna terapia».

I pazienti oncologici sono soggetti fragili rispetto al Covid?
«A Macerata ci stiamo comportando come se lo fossero anche se non c’è nessuno studio scientifico sull’impatto di Covid sui pazienti oncologici. Il paziente oncologico apparentemente non è più fragile rispetto agli altri ma comunque la tutela da parte nostra in questo momento è massima».

Cosa offre il vostro reparto ai pazienti oncologici?
«Quello che dobbiamo offrire in campo oncologico è qualità del servizio sotto diversi aspetti. Prima di tutto quello umano: non si può fare buona oncologia se il personale sanitario non riesce ad accogliere il paziente in maniera umana e con servizi come parrucche, accoglienza ed eventi che non sono fondamentali, nel senso che non servono a guarire ma aiutano a sentirsi meno malati. Tra questi servizi DigniCap, il caschetto che evita la caduta dei capelli durante la chemioterapia e il macchinario Prosigna che valutando 50 Geni è in grado di predire l’aggressività del tumore alla mammella e quindi evitare in molti casi una chemioterapia precauzionale che sembrava obbligatoria dopo l’intervento Accanto a questi abbiamo collegamenti con istituzioni internazionali di alto livello  e protocolli con farmaci sperimentali, questo ci permette di offrire la migliore terapia ad ognuno».

Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno. Cosa avete organizzato?
«Questo è stato un anno molto diverso, non siamo riusciti ad organizzare eventi ed appuntamenti ma il discorso prevenzione sta proseguendo in maniera intensa. La prevenzione ci permette di aumentare sensibilmente la percentuale di guariti in campo oncologico. Nella prevenzione del tumore alla mammella la mammografia è l’esame che la fa da padrona. Le donne tra i 50 e i 70 anni entrano a far parte del programma di screening. Ce ne sono sempre alcune scettiche o che non si presentano ma questo programma consente di ridurre notevolmente la mortalità».

«A Oncologia cambiato modo di lavoro: ci siamo mossi in anticipo per tutelare i nostri pazienti»

 

 

 

 



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