Don Leonesi prova a giustificarsi:
«Aborto peggio della pedofilia? Mai detto
Non volevo offendere nessuno»

MACERATA - Il vicario della Diocesi è stato intercettato dalle telecamere di Pomeriggio 5 davanti la chiesa dell'Immacolata, ha pronunciato poche frasi prima di entrare in auto e ha chiesto scusa a tutti. Diversi cittadini hanno espresso la propria contrarietà rispetto alla contestata omelia del parroco. Continuano le reazioni, Cgil, Cisl e Uil: «Esprimiamo sgomento per aver visto un’intera comunità di fatto costretta a discutere attorno ad un indegno confronto»
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L'omelia dello scandalo
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Troupe di Canale 5 e cittadini davanti la chiesa dell’Immacolata oggi pomeriggio

 

«Non ho detto che l’aborto sia più grave della pedofilia, ho solo detto che l’aborto è una cosa grave. Non volevo offendere nessuno. Chiedo scusa a tutti». Sono le parole di don Andrea Leonesi, vicario della Diocesi di Macerata, finito in questi giorni al centro di un caso nazionale per un’omelia in cui aveva paragonato la pedofilia all’aborto elogiando la legge anti-abortista approvata dalla Polonia, ricordato il ruolo di sottomissione che la Bibbia assegna alla moglie rispetto al marito e auspicato l’avvento di una nuova classe politica cristiana capace di invertire la rotta anche in Italia.

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Don Andrea Leonesi intercettato dall’inviata di Canale 5

Il parroco è stato intercettato questo pomeriggio dalle telecamere di Pomeriggio Cinque, programma di Canale 5 condotto da Barbara D’Urso, all’uscita della chiesa dell’Immacolata in corso Cavour a Macerata. La stessa chiesa di cui è parroco e in cui aveva pronunciato quelle parole che hanno scatenato un vero e proprio vespaio, tanto che della vicenda si erano già occupati anche molti media nazionali. Insieme all’inviata di Canale 5 c’era anche un gruppetto di persone, che ha espresso la propria contrarietà per quanto espresso dal numero due della Diocesi nella contestata omelia del 27 ottobre. Il parroco è stato evasivo, ha detto giusto un paio di frasi, prima di entrare in auto e andarsene. Fino ad oggi non aveva mai spiegato il senso delle sue parole, anche se il video integrale della messa è inequivocabile, né si era scusato. In sua difesa però era intervenuto il vescovo Nazareno Marconi.

don-leonesi-barbara-durso2-650x552LE REAZIONI – In difesa delle donne, tanti punti che preoccupano i sindacati, dal lavoro, ai messaggi, agli attacchi alla legge 194 sull’aborto. Cgil, Cisl e Uil propongono per il 25 novembre un momento di incontro a Macerata per parlare di diritti e tutela delle donne dopo il caos nato dall’omelia di don Andrea Leonesi. «Esprimiamo sgomento per aver visto un’intera comunità di fatto costretta a discutere attorno ad un indegno confronto tra aborto e pedofilia. Senza discutere la posizione morale della Chiesa cattolica e la libertà di coscienza dei cattolici, che anzi rispettiamo e tuteliamo come forme di espressione della libertà religiosa e della libertà individuale, riteniamo che nessuna posizione morale possa legittimare, neanche come forma di provocazione, un’aberrante classifica che renderebbe l’esercizio di un diritto come l’aborto più grave della commissione di un reato come la violenza o molestia sessuale su un minore» dicono i sindacati in una nota unitaria.

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Le persone che oggi pomeriggio attendevano don Leonesi con l’inviata di Canale 5

«Vorremmo però cercare di andare oltre una legittima polemica, esprimendo la nostra preoccupazione per un clima di crescente tensione e scontro attorno a temi che dovrebbero invece rappresentare un punto di arrivo indiscusso della nostra convivenza civile e che afferiscono ai diritti delle donne. Ci preoccupa una cultura strisciante e trasversale ad ambienti diversi che tende a ricostruire attorno all’interruzione volontaria della gravidanza uno stigma sociale e morale che speravamo ormai superato. I continui e reiterati attacchi alla legge 194, provenienti da più parti, preoccupano perché colpiscono al cuore la libertà di scelta della donna e il diritto alla maternità consapevole. In una battaglia ideologica oscurantista e di retroguardia si smarrisce il valore profondo di quella legge, che ha saputo mediare posizioni diverse e ha di fatto riconosciuto il diritto della donna a interrompere la gravidanza all’interno di un percorso pubblico di accompagnamento orientato a lasciare alla donna stessa, e solo a lei, la libertà di scelta e, al contempo, a non lasciarla sola nell’esercizio del suo diritto ad abortire, così come del suo diritto a proseguire la gravidanza. Ci preoccupa un sistema pubblico che, non investendo sui consultori, rischia di rendere difficilmente esigibile questo diritto e lasciare davvero le donne sole. Ci preoccupano le tante, troppe volte in cui abbiamo visto in qualche modo giustificare, derubricare o addirittura banalizzare le violenze sulle donne. Ci preoccupa il crescere di linguaggi misogini e violenti che attaccano e denigrano il corpo delle donne. Ci preoccupa il permanere e forse il rafforzarsi di stereotipi culturali e sociali che attribuiscono alle donne i compiti di cura e interpretano la conciliazione lavoro-famiglia come problema esclusivo delle donne. Ci preoccupa un sistema di servizi pubblici non all’altezza della sfida di garantire alle donne, a tutte le donne, reali possibilità di conciliazioni dei tempi di vita. Stereotipi e carenze che portano il nostro Paese ad avere uno dei tassi di partecipazione delle donne al mercato del lavoro più basso in Europa. Stereotipi e carenze che a tutt’oggi portano una donna su quattro ad abbandonare il lavoro dopo la nascita dei figli».

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L’inviata di Canale 5 davanti la chiesa dell’Immacolata

E per quanto riguarda il lavoro, i sindacati continuano: «una donna è pagata almeno il 10% in meno di un uomo per svolgere la stessa identica mansione, le posizioni apicali sono spesso precluse alle donne bloccate da un “soffitto di cristallo” soffocante, dove il lavoro di cura che le donne svolgono in famiglia non ha alcun riconoscimento contributivo. Sui diritti delle donne non si torna indietro, mai. Ma anzi dovremmo tutti impegnarci per costruire alleanze larghe e inclusive per reagire ai rischi di arretramento dei diritti e agli attacchi alla parità di genere». I sindacati concludono con l’annuncio che «proporremo a Macerata, in occasione del 25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne -, un momento pubblico, aperto e inclusivo in cui condividere contributi di riflessione e di esperienza che possano aiutarci a rafforzare una cultura condivisa dei diritti e di tutela delle donne».

 

(Redazione Cm)

(foto Falcioni)

 

 



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