«Nelle Marche sempre più obiettori
Manifestiamo per l’autodeterminazione»

OMELIA ANTI-ABORTO - Sit-in di "Non una di meno" sabato spostato in piazza Mazzini sempre alle 15,30: «La Chiesa ha sempre usato frasi ad effetto cruente per colpevolizzare le donne. I cambiamenti avvengono tramite la società e ai movimenti femministi e civili, non servono benedizioni ecclesiatiche»
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Lo striscione apparso stanotte

 

«Scendiamo in piazza per rivendicare la nostra autodeterminazione. Ciò che deve gridare vendetta è il fatto che nella regione Marche abbiamo il più alto tasso di obiettori di coscienza tra personale sanitario, paramedico, ginecologi e ginecologhe. Non è ammissibile che per poter effettuare una interruzione volontaria di gravidanza bisogna pellegrinare da una struttura all’altra della regione». E’ questa una parte del manifesto con cui “Non una di meno transterritoriale Marche” chiama la piazza di sabato pomeriggio a Macerata. L’appuntamento è stato spostato di luogo: piazza Mazzini, sempre alle 15,30.

Parteciperà anche Non una di meno Macerata, che stanotte ha affisso uno striscione davanti alla Madonna della Misericordia in centro per reclamare sempre il diritto all’autodeterminazione e dimostrare vicinanza alla protesta in Polonia contro le decisioni anti abortiste del governo. Il caso scatenante sono state le parole di don Andrea Leonesi, vicario del vescovo di Macerata che durante la messa del 27 ottobre all’Immacolata ha paragonato l’aborto alla pedofilia, chiedendo retoricamente ai fedeli presenti quale fosse la cosa peggiore. Inoltre ha anche avanzato posizioni pro governo Polacco oltre che a parlare del ruolo delle mogli “sottomesse ai mariti”. Parole che hanno fatto il giro della nazione e che il vescovo Nazzareno Marconi ha difeso (leggi l’articolo).

Ma il problema che si pone il movimento femminista è più ampio. «Si stanno depotenziando i consultori, nelle Marche abbiamo solo un ospedale che effettua l’aborto farmacologico nonostante vi siano le linee guida varate ad agosto dal Ministero della salute. Questo ci dovrebbe indignare: come nel 2020 le regioni Marche, Umbria e Campania abbiano chiuso interi reparti, respinto le donne, come abbiano i consultori fermi – prosegue Nudm -.
In Italia abortire è diventato quasi impossibile. Durante la crisi sanitaria del covid 19 la già fragilissima rete della legge 194 è stata messa a dura prova, costringendo le donne a spostarsi e sovraccaricare altre strutture. Il sistema sanitario nega di fatto il diritto di scelta da sempre e la pandemia ha acuito tutte le sue lacune. Ad essere complice di questo mancato diritto sono le parti politiche: non è ammissibile che si debba aspettare quasi un anno una visita per un’ecografia mammaria, per non parlare di una semplice visita ginecologica: la prevenzione della salute delle donne non è una priorità ma è una priorità ostacolare una interruzione volontaria di gravidanza. I dati dimostrano che sono in netto calo in tutta Italia ma si vuole semplicemente mettere bocca sulle scelte delle donne invece di garantirne la salute».

Centrale, per il movimento, la critica al trattamento economico e sociale delle donne: «La donna deve rimanere il welfare senza nessuna tutela e garanzia né nessun sostegno: è legittimo pagarla di meno, è normale che dopo la maternità debba scegliere un part time per poter accudire figli e genitori anziani, sono le donne a prendere più permessi dal lavoro e andranno in pensione con la minima perché durante gli anni lavorativi avranno meno ore contributive, ma tutto questo non ci scandalizza, anzi lo troviamo normalissimo e diventa una questione di fondo, mentre dovrebbe essere una questione prioritaria nelle agende politiche e di governo. Dovete ringraziare le donne che hanno sorretto tutto durante questi mesi e vi chiederanno il conto delle ore non retribuite di lavoro a casa».

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Don Andrea Leonesi

Sulla posizione della Chiesa: «La Chiesa ha sempre usato frasi ad effetto cruente per colpevolizzare le donne. Nel 2018 le donne che abortivano vennero paragonate a dei sicari. In questi giorni si parla dell’aborto come un reato di abuso verso minori quale la pedofilia. Il gioco è presto fatto, la frase si dà in pasto ai fedeli e gira vorticosamente la notizia. Il messaggio è chiaro: il corpo della donna viene silenziato, diventa un reato abominevole. Vi si appone la lettera scarlatta, la si imprime a fuoco e la si riporta al suo ruolo. Non si tratta di una mera predica domenicale per salvare le anime, qui si traspone una guerra che è in atto da secoli per il monopolio decisionale sui corpi delle donne e la condanna a tutto ciò che non è conforme. Non è un caso che questa omelia venga officiata davanti ad una platea di ragazzi che devono essere redarguiti da una società che sta cambiando, insomma la Chiesa che travolta da scandali di pedofilia perde pezzi in tutto il mondo usa il suo capro espiatorio per eccellenza: le donne».

Ma «non è solo la Chiesa il problema. La Chiesa trova come alleati governi conservatori e fazioni di destra che attaccano ai nostri diritti: lo abbiamo visto in Umbria l’attacco all’aborto. La scorsa settimana a Torino le donne sono scese in piazza contro la circolare anti aborto della Regione Piemonte, così come a Verona per il Congresso mondiale della famiglia. I nostri corpi in materia di riproduzione sono costantemente sotto attacco quindi no, non ci meravigliano le parole del vicario, né del vescovo di Macerata: fanno parte di quelle istituzioni che vogliono scrivere le decisioni sui nostri corpi.
La battaglia che è stata intrapresa da tempo in tutto il mondo è un attacco trasversale che passa dai fondamentalisti religiosi, dalla Chiesa cattolica, dalle organizzazioni pro vita alle fazioni politiche conservatrici: lo vediamo lo abbiamo visto in Argentina con la Chiesa evangelica che ha fatto pressioni affinché non passasse la legge sull’aborto, in Polonia, dove in questi giorni come 4 anni fa, le donne sono scese in tutte le piazze per chiedere il diritto all’aborto, lo abbiamo visto negli Usa con le restrizioni e il divieto di abortire. Da un capo all’altro del mondo i movimenti femministi si sono uniti in un grido globale per avere aborto legale e gratuito».

Altro punto la violenza di genere: «Non ci riporterete nelle case che sono i luoghi meno sicuri dove si perpetra la violenza maschile: una donna viene uccisa da un ex, convivente, marito, fratello, padre, da un uomo quasi sempre nella cerchia relazionale, ed avviene un femminicidio ogni 3 giorni. Non vogliamo la romanticizzazione dell’amore che porta lividi e violenza domestica. É su questo che dobbiamo portare l’attenzione senza se e senza ma, sulla violenza sistemica che noi tutte subiamo quotidianamente per le scelte che facciamo, per i nostri corpi non conformi, per chi scegliamo di amare. Bisogna lottare per chi ha un orientamento sessuale non conforme e si vede discriminato, per chi è una persona transgender e non viene ancora riconosciuta, queste sono le nostre battaglie più urgenti ed è qui ed ora che dobbiamo farle perché riguardano tutti, non solo una minoranza».

Conclude Nudm: «Il 25 novembre sarà la giornata internazionale contro la violenza di genere per questo sabato segnerà la nostra prima data in presenza per lanciare il nostro grido altissimo e feroce contro ogni tipo di violenza. Sui nostri corpi non permetteremo che si scriva alcuna scelta, decidiamo noi. Sabato chiamiamo a raccolta chi vorrà essere con noi in piazza a Macerata per sostenere la lotta delle donne in Polonia che stanno resistendo da giorni contro gli attacchi del governo, sfidando i divieti. Ci avete dichiarato una guerra ma non avevate previsto che saremmo sopravvissute Siamo e rimarremo le streghe sopravvissute nei secoli. I cambiamenti avvengono tramite la società e ai movimenti femministi e civili, non servono benedizioni ecclesiatiche».



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