Luca Del Pozzo


Utente dal
5/11/2020


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  • Don Leonesi prova a giustificarsi:
    «Aborto peggio della pedofilia? Mai detto
    Non volevo offendere nessuno»

    1 - Nov 7, 2020 - 17:15 Vai al commento »
    @Mario Morgoni: magari un ripassino prima di parlare fa sempre bene. La legge 194 è entrata in vigore nel 1978, e si dà il caso che FINO AL 1982 GLI ABORTI SONO SALITI, passando dai 187.631 del 1979 (per il 1978 valgono ovviamente solo i dati del secondo semestre, pari a 68.725. Un dato che in ogni caso è interessante perchè mantenendo la media dell’anno si sarebbero dovuti avere 136.000 aborti, dunque un numero inferiore a quello del ’79), ai 224.067 del 1981. E' solo dal 1982 che la tendenza si è invertita. E lo sa perchè? Come è possibile che una legge, applicata sempre allo stesso modo, prima faccia aumentare poi di colpo invertire la rotta? La risposta è presto detta: gli aborti legali, in Italia come in altri paesi, sono scesi, da un lato, per la compresenza di più fattori, quali: calo della fertilità nelle donne e delle coppie in età fertile, aumento del numero dei bambini salvati dal sistema del VOLONTARIATO, maggiore conoscenza e consapevolezza del dramma dell’aborto grazie ai numerosi studi sul trauma post aborto, separazione tra sessualità (oramai precocissima) e procreazione (sempre più dilazionata), mutate condizioni occupazionali delle donne e loro maggiore autonomia nelle scelte riproduttive; dall’altro, e allo stesso tempo, il calo è dovuto al maggior ricorso ai metodi contraccettivi, inclusa la “pillola del giorno dopo” con le ben note potenzialità abortive, al fatto che spesso e volentieri gli aborti avvengono nel privato, all’utilizzo della pillola abortiva RU-486 e al fatto, infine, che sono rimasti gli aborti clandestini, solo che avendoli depenalizzati non è dato sapere le cifre. Come vede, contrariamente alla vulgata corrente non è tutto oro quel che luccica quando si parla di "efficacia" della legge 194. Secondo, e cosa più importante: si rilegga l'art 1 della legge 194: "Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.". Le è più chiaro il concetto?
    2 - Nov 7, 2020 - 10:21 Vai al commento »
    Tutti coloro che si sono stracciati le vesti inorriditi al grido “l’aborto è un diritto, la pedofilia un crimine” - con ciò evidentemente pensando di avere buon gioco nell’evidenziare la gravità dell’accaduto - in realtà non hanno fatto altro che confermare che don Leonesi aveva ragioni da vendere, e che l’affermazione per cui è stato messo alla gogna non era nè impropria nè inopportuna. E’ vero, l’aborto viene rivendicato come un diritto; peccato che ci si dimentichi di dire che a causa di tale “diritto” ogni anno in tutto il mondo mancano all’appello 50 milioni di esseri umani, e che solo in Italia dall’entrata in vigore della legge 194/78 a oggi sono oltre 6 i milioni di aborti, di fatto un genocidio legalizzato. Motivo per cui andrebbe meglio specificato che se proprio di diritto si vuole parlare, si tratta nè più nè meno che del diritto ad uccidere un essere umano, per di più innocente. Oltretutto, a quanti sogliono condividere la stravagante tesi secondo cui il feto sarebbe un “grumo di materia inerte”, ci preme ricordare che sono le stesse legislazioni abortiste a dire che si tratta di un essere umano, compresa la succitata legge 194/78 che all’art.1 asserisce che lo Stato tutela la vita umana “fin dal suo inizio”. O ci siamo persi qualcosa? E’ esattamente questo l’aspetto che rende l’aborto di gran lunga peggiore della pedofilia: il fatto cioè che mentre la pedofilia è sì un crimine odioso ma ultimamente riconducibile alla perversione morale di chi lo commette, nel caso dell’aborto si è arrivati a teorizzare, elevandola addirittura a “diritto”, la possibilità di uccidere un essere umano. Tra l’altro, anche a voler trascurare il non banale dettaglio che la pedofilia, numeri alla mano, resta un fenomeno assolutamente marginale tra le fila del clero (non altrettanto può dirsi di altri ambienti) e il più delle volte beceramente strumentalizzato, la gran parte delle critiche che hanno colpito don Leonesi era contraddistinta da un pungente odore di tappo laddove il brodo di coltura da cui provengono è lo stesso della "mitica" rivoluzione sessuale di sessantottarda memoria che, com’è noto, tra le altre cose puntava proprio alla "normalizzazione" della pedofilia, obiettivo questo tuttora perseguito da ben precisi ambienti (leggere per credere "Unisex", documentatissimo e agghiacciante saggio scritto a quattro mani da Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, in particolare il capitolo 9 su "Ideologia gender e pedofilia"). Sicchè risulta decisamente irricevibile il moralismo a corrente alternata di quegli ambienti che magari sottovoce considerano la pedofilia un orientamento sessuale come gli altri, salvo poi inarcare il sopracciglio e puntare il ditino quando questo orrendo peccato riguarda qualche uomo di chiesa. Tanto più saggio e opportuno è stato invece il bel gesto del vescovo Marconi e le parole spese a difesa di don Leonesi, come si addice a un vero pastore che non scappa davanti ai lupi. Rimarcando ciò che era evidente a tutti e fin dall’inizio, tranne evidentemente ai severi custodi del pensiero unico che non perdono occasione per alimentare polemiche sterili e pretestuose, e cioè che le frasi di don Leonesi miravano a denunciare la mentalità imperante, quasi a voler sferzare le coscienze di fronte a un mondo che giustamente inorridisce quando un bambino viene abusato, ma che allo stesso tempo non fa nulla “per garantire a ogni donna il diritto a non abortire”, come ha sottolienato m.or Marconi, e si volta indifferente dall’altra parte quando un bambino solo un po’ più piccolo viene ucciso prima ancora di nascere. Da qualsisi angolatura la si veda, la legalizzazione dell’aborto non solo non è stata una “conquista di civiltà”, come vuole la grancassa mainstream, ma all’apposto ha rappresentato un regresso e un imbarbarimento della società, nella misura in cui misconosce il diritto alla vita e sancisce il diritto del più forte sul più debole. Anche per questo è ancor più apprezzabile la sentenza della Corte costituzionale polacca, da cui prendeva le mosse l’omelia di don Leonesi. E ci piace pensare che non sia stato casuale che la Corte abbia deliberato proprio il 22 ottobre, giorno in cui ricorre la memoria di S. Giovanni Paolo II che tanto si è battuto per la vita (e per le donne). Resta lo sconcerto per l’ennessimo episodio di “mostrificazione” mediatica di cui stavolta è stato fatto oggetto un sacerdote, colpevole solo di aver detto una verità di sesquipedale evidenza. Non osiamo immaginare cosa sarebbe successo se don Leonesi avesse detto una menzogna.
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