Nelle Marche ferme 12mila imprese,
Leonori: «Risposte sulle aperture,
questa attesa uccide le aziende»

CRISI - Il presidente di Confartigianato di Macerata, Ascoli e Fermo: «Alcune possono ripartire il 18 maggio, ma per altre non si sa ancora nulla. Il Paese ha necessità di ripartire». Nel Maceratese tra commercio al dettaglio, servizi alla persona e ristorazione sono oltre 4mila le attività ancora chiuse
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Renzo Leonori di Confartigianato

 

Sono ben 12.514 le imprese ancora ferme nelle tre province di Macerata, Ascoli e Fermo. Tra i settori più interessati c’è sicuramente quello del commercio al dettaglio con 4.094 imprese (2.169 nella provincia di Macerata, 837 in quella di Fermo e 1088 nell’ascolano), seguono i servizi di ristorazione, settore che conta 4.005 attività (1.707 Macerata, 904 Fermo, 1394 Ancona) e i servizi per la persona con 2.844 attività (1.286 Mc, 697 Fm, 861 Ap). E’ quanto emerge da un’analisi di Confartigianto sui codici Ateco interessati dallo stop previsto dal governo Conte. «Sono ancora molte, troppe, le attività che ad oggi si vedono costrette a rimanere chiuse a causa dell’emergenza coronavirus e delle conseguenti disposizioni del  governo – afferma il presidente territoriale di Confartigianato Imprese, Renzo Leonori -. Disposizioni che a noi sono sembrate in molti casi frutto di decisioni frettolose e poco ponderate e che non sono andate per nulla incontro alle reali esigenze delle nostre imprese». In base all’allegato 3 dell’ultimo decreto del 26 aprile tra le attività che al momento non possono esercitare troviamo il commercio al dettaglio, escluso quello di auto e di moto, i servizi di ristorazione e i servizi per la persona:  «Tre settori  -commenta Leonori – che offrono servizi tra i più richiesti e che incidono fortemente sull’economia del nostro territorio». Sono chiuse anche le attività di noleggio e leasing operativo, servizi delle agenzie di viaggio, dei tour operator e servizi di prenotazione, servizi per edifici e paesaggio, attività creative, artistiche e di intrattenimento, biblioteche, archivi, musei ed altre attività culturali, attività riguardanti le lotterie, le scommesse, le case da gioco, attività sportive, di intrattenimento e di divertimento, e la produzione di beni e servizi indifferenziati. «Se per alcune attività la riapertura è prevista per il 18 maggio prossimo, per molte altre la situazione non è ancora chiara. Auspichiamo di avere quanto prima risposte concrete – conclude Leonori – perché il nostro Paese ha bisogno di ripartire, non si può più aspettare, non possiamo più permetterci questa attesa infinita che giorno dopo giorno sta uccidendo le nostre imprese».

Clicca qui per vedere la tabella dei codici Ateco ancora fermi elaborata da Confartigianato

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