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Caos nel centrosinistra,
le Primarie spaccano Pd e coalizione

MARCHE 2020 – Il governatore Ceriscioli le chiede espressamente, mentre il segretario Dem Gostoli frena e incassa l'apprezzamento di Base Riformista tramite il deputato Mario Morgoni. La questione divide anche il raggruppamento Uniti per le Marche, con +Europa che si smarca dal comunicato in cui UpM ribadiva la necessità della consultazione per individuare il candidato
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Luca Ceriscioli e Giovanni Gostoli

 

Il governatore Luca Ceriscioli non molla di un centimetro e, dopo l’ipotesi di un passo indietro in favore dell’ex rettore Sauro Longhi, ha ieri rilanciato le Primarie per la scelta del candidato, nonostante la maggioranza della coalizione abbia risposto picche alla richiesta nel tavolo di mercoledì. A frenare la fuga in avanti del presidente ci prova oggi il segretario Dem Giovanni Gostoli, che in un comunicato ha invitato tutti alla responsabilità. «L’impegno del Pd delle Marche è stato quello di costruire una coalizione ampia di centrosinistra aperta alle forze civiche, in piena sintonia anche con l’indirizzo del Pd nazionale – ricorda Gostoli –. Nell’ultima direzione regionale, che ha visto la partecipazione del vicesegretario nazionale Andrea Orlando, mi è stato dato il mandato di verificare ulteriormente la disponibilità degli alleati ad utilizzare le Primarie di coalizione per la scelta del candidato a presidente di Regione. Al tavolo è emerso che questo strumento non unisce l’intera alleanza, ma al di là delle rispettive valutazioni, continua a prevalere tra le forze politiche e civiche una forte tensione unitaria che può tradursi nella volontà concreta di condividere una scelta comune capace di aprire una fase nuova. Invito tutti alla responsabilità e a fare squadra, perché il futuro delle Marche è più importante dei destini personali e degli interessi di partito. La strada più giusta per tenere insieme il campo delle forze democratiche, civiche e progressiste è quella di confrontarci su una rosa di nomi, senza veti reciproci, in grado di unire e non dividere il Pd, per arrivare alla sintesi più larga nel centrosinistra».

Mario Morgoni

L’area del Pd Marche di Base riformista, per voce del deputato Mario Morgoni esprime, «apprezzamento e pieno sostegno all’azione del segretario regionale Giovani Gostoli»; un «sostegno in una fase delicata e difficile per motivi ben precisi». Il segretario, spiega, «persegue la strada di un’alleanza più ampia possibile e anche di una candidatura che abbia il consenso più ampio nella coalizione, che sia la più capace di attrarre consensi che ci consentano di confermare il governo regionale». Tutto ciò, prosegue Morgoni, «senza alcuna sudditanza o condizionamento per condizioni personali o equilibri correntizi». In questa situazione, prosegue, «non è in gioco una supremazia nel Pd, occorre spogliarsi da ogni appartenenza a fazione, da ogni personalismo o ambizione, e fare un’operazione seria, oggettiva». Trovare «il candidato che prende più voti, più sostenuto, è compito della classe dirigente del partito».
Quanto alle prese di posizione di “quatto segretari provinciali su cinque”, favorevoli alle primarie di coalizione, secondo Morgoni, «sembrano superficiali: non mi risulta sia stata convocata alcuna assemblea provinciale: come si pretende di rappresentare una provincia senza aver coinvolto organismi che contano come l’assemblea provinciale e i segretari di circolo.
Riteniamo che Gostoli, malgrado molti di noi non l’abbiano sostenuto – conclude – stia portando avanti l’esigenza di non disperdere alcuni decenni di buon governo della regione Marche».

Il caos nel centrosinistra è talmente evidente che ormai neanche all’interno di Uniti per le Marche sono più uniti. Ieri, infatti, era stata inviata una nota dal raggruppamento che include Psi, Verdi, +Europa e civici di Macerata per ribadire che «l’unico strumento utile a sciogliere il nodo del candidato presidente sono le primarie di coalizione. Uniti per le Marche non ha alcuna divisione interna, ma piena comunione di intenti – sottolineava la nota, che portava in calce le firme dei quattro rappresentanti Maurizio Cionfrini, Gianluca Carrabs, Mattia Morbidoni e Massimiliano Bianchini – . Al tavolo regionale ogni forza politica ha fatto proposte legittime, ma comunque diverse e quindi solo le primarie di coalizione possono fare la sintesi. Salutiamo positivamente la disponibilità di Sauro Longhi a candidarsi e invitiamo anche altri a proporsi per rendere la competizione più larga e coinvolgente possibile». Tutti uniti e compatti, si dirà. Ed invece no, perché oggi è arrivata la pronta smentita di Morbidoni, che precisa di «non aver condiviso il comunicato stampa diffuso ieri da Uniti per le Marche. Le primarie non diventino uno strumento per escludere parti importanti della coalizione di centrosinistra. Come +Europa Marche non siamo contrari allo strumento delle primarie, che vanno però utilizzate per aggregare: se devono diventare un mezzo per far fuori pezzi importanti della coalizione come Italia Viva, Azione, Articolo 1 e Le nostre Marche, allora diciamo no. Come detto alla riunione di coalizione dello scorso mercoledì, +Europa Marche sostiene il nome di Flavio Corradini, di cui apprezziamo lo spirito liberal democratico ed europeista e le grandi capacità già espresse nel ruolo di rettore dell’Università di Camerino, soprattutto nel fronteggiare il sisma del 2016».

Piero Celani

E mentre all’interno del centrosinistra volano stracci, il centrodestra gongola. Il vicepresidente del Consiglio regionale in quota Forza Italia, Piero Celani ironizza dicendo che «l’algoritmo del PD indica brutto tempo per la salute della Giunta Regionale. Sembra proprio che sia alquanto precaria, così come quella della Sanità marchigiana. Hanno un bel da fare Zingaretti ed Orlando a invocare il soccorso giallo dei grillini e di tutti gli altri cespugli, rami e frasche del variegato mondo della sinistra perché si uniscano. In un progetto di governo! Macché! L’unico progetto della sinistra è battere le destre. E’ una ossessione, povere anime, questa destra che non sarà radical chic ma che piace alla gente, quella di tutti i giorni e che ne hanno avuto a sufficienza dei disastri combinati da una sinistra sempre più arroccata al potere e lontana anni luce dalla gente. E i cinque anni di Ceriscioli, l’uomo che venne in treno da Pesaro e non volle essere appellato governatore ma più modestamente presidente, l’uomo che per prima cosa volle conoscere i conti della regione, sono stati la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. I cahier de dolèances sono pieni di critiche e lamentele ma la cosa più bizzarra è che il Presidente ha finito per dividere il suo stesso partito. Un PD litigioso, diviso in gruppi, gruppuscoli, fazioni. Una somma di potentati tenuti insieme dal collante del potere.
Ora, finalmente, anche i marchigiani avranno l’occasione per chiudere questa brutta pagina di storia e con lo strumento democratico per eccellenza: il voto, indicando così una scelta nuova che affronti con serietà e determinazione le sfide che ci attendono».

(redazione Cronache Ancona)

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