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Dal Maceratese la sveglia al Pd:
«Basta aspettare, primarie per il 15 marzo»
Domenica di fuoco per Orlando

MARCHE 2020 - La direzione provinciale ha approvato un documento per chiedere al partito di prendere una decisione: «Stiamo perdendo tempo. Personalismi, tatticismi dei singoli stanno prevalendo sull'interesse generale». Nel fine settimana direzione regionale col vicesegretario nazionale
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Andrea Orlando

 

Riuscirà Andrea Orlando a togliere le castagne dal fuoco del Pd? Il vicesegretario dem arriverà ad Ancona domenica, dove alle 14 è prevista la direzione regionale in vista delle prossime elezioni. Direzione che seguirà quella nazionale in programma domani. La sensazione però, a sentire i rumors, è che l’ambasciatore inviato da Roma per districare la matassa a livello locale non arrivi per imporre una scelta. Quanto piuttosto per ascoltare, tastare il terreno e farsi un’idea. Quindi è altamente improbabile che domenica notte esca un nome dalla direzione regionale, è più plausibile che si prenda altro tempo. Il nodo da sciogliere in casa dem resta sempre quello di Luca Ceriscioli. E un appello-monito in tal senso arriva dalla federazione di Macerata, che ieri ha approvato un documento che sarà presentato anche nella direzione regionale di domenica. La speranza dei dem maceratesi è che venga quantomeno discusso, e perché no anche approvato.

Stefano di Pietro e Francesco Vitali, segretario comunale a Macerata e segretario provinciale

«Mancano circa 4 mesi al voto – scrive la direzione provinciale – La sfida sarà tra noi e la destra come conferma anche il voto in Emilia Romagna e hanno già dimostrato recenti elezioni amministrative e regionali in Italia. Il Pd cresce nei sondaggi, è forza indispensabile per creare un campo progressista e civico competitivo, ma non è autosufficiente.  Le recenti vicende storiche ed il buon senso ci dicono che in questi momenti serve unità, massima serietà, meno esternazioni autolesioniste, veti personali e occorre lavorare per costruire l’alleanza più larga possibile. Il Pd è al lavoro faticosamente per costruire un progetto competitivo. La direzione regionale del partito democratico, riunita il 6 dicembre scorso, ha intanto valutato e riconosciuto il buon governo e i risultati positivi della Giunta guidata da Ceriscioli. Ad oggi, il segretario regionale e la direzione regionale, hanno assunto che vi è una sola proposta di candidatura ed è quella del presidente della Regione.  I vertici dei partiti delle forze politiche del centrosinistra, impegnati nel costruire l’alleanza più ampia possibile, non sembrano in grado di risolvere, con la politica ed il dialogo, il tema del candidato. Stiamo perdendo tempo. Personalismi, tatticismi dei singoli stanno prevalendo sull’interesse generale. Le primarie sono lo strumento più democratico e trasparente di sintesi. Invitiamo pertanto la direzione regionale a convocare, entro e non oltre il 15 marzo, le primarie di colazione aperte ai cittadini ed a tutte le forze politiche ed il Pd a partecipare nelle forme previste dallo statuto».

Luca Ceriscioli e Valeria Mancinelli

Insomma dal Maceratese arriva un messaggio chiaro: è ora di decidere.  Ma il punto è proprio questo. Se il Pd dovesse scegliere per le primarie, Ceriscioli molto probabilmente non si troverebbe un avversario veramente competitivo davanti. La sindaca di Ancona Valeria Mancinelli, sponsorizzata da una fetta del partito con in testa il sindaco di Pesaro Matteo Ricci e l’ex parlamentare Emanuele Lodolini e da Italia Viva, ha già detto più volte di non essere disposta a sfidare Ceriscioli. Anche perché il governatore uscente avrebbe dalla sua comunque la maggioranza del partito e quindi, salvo sorprese, una vittoria praticamente in tasca. E questo varrebbe per qualsiasi altro candidato. E’ vero che la maggioranza del Pd non è la maggioranza degli elettori del Pd, ma il rischio – viste le quotazioni in forte calo dell’altro nome forte, quello dell’ex rettore dell’Univpm Sauro Longhi, che avrebbe fatto da collante per un eventuale accordo giallo-rosso fatto naufragare dai grillini  – è che le primarie si trasformino in un referendum su Ceriscioli. E di conseguenza in un possibile boomerang per tutta la coalizione, stando agli ultimi sondaggi che hanno visto il governatore agli ultimi posti in Italia quanto a gradimento. A meno che le primarie non facciano registrare, ecco la sorpresa, un’affluenza record e tutti gli anti-Ceriscioli non si coalizzino su un altro nome. D’altro canto però sarebbe un rischio anche ripresentarsi direttamente con Ceriscioli adesso senza dare la parola agli elettori. Sia per la tenuta della coalizione, sia in ottica risultato finale. Di sicuro sarebbe un suicidio continuare ad aspettare che gli eventi facciano il proprio corso senza prendere una decisione. E’ vero che anche il centrodestra al momento si è incartato, in attesa del tavolo nazionale. Ma è anche vero che gli ultimi sondaggi non pubblici parlano di un 18% da recuperare per il centrosinistra. E le primarie potrebbero essere un modo per cominciare a rosicchiare qualcosa agli avversari. Almeno questo è quello che sperano dal Maceratese. Ecco perché la matassa appare molto ingarbugliata e difficilmente domenica Orlando riuscirà a districarla.

(redazione Cm)



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