Premio Annibal Caro,
il bis di Daniele Petruccioli

CIVITANOVA - Ha convinto i 112 giurati con la sua traduzione di dal francese de “La balia di Bacon” di Maylis Besserie. Durante il dibattito, le nuove sfide della professione: l'equo compenso e la "concorrenza" dell'intelligenza artificiale

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Daniele Petruccioli con il premio appena ricevuto

La tre giorni del festival Trad dedicato alla traduzione si è conclusa con la cerimonia di premiazione della nona edizione del Premio Annibal Caro. Daniele Petruccioli, già vincitore della quarta edizione, è tornato nella terna finalista e ha ricevuto l’apprezzamento della maggioranza della giuria popolare, che ha scelto di assegnare il riconoscimento alla sua traduzione dal francese de “La balia di Bacon” di Maylis Besserie, edito da Voland.

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La cerimonia di premiazione che si è svolta a Civitanova Alta sabato 6 giugno, giorno in cui ricorre la nascita del letterato civitanovese, si è aperta con l’assegnazione del premio in memoria di Antonio Prenna alla casa editrice dell’Università di Macerata Eum, alla presenza della direttrice Simona Antolini che ha sottolineato il valore della traduzione anche come relazione e visione del mondo, e del rettore John McCourt che oltre a ringraziare per un premio arrivato dalla città in cui vive, ha espresso la propria gratitudine a tutte le persone che lavorano per la casa editrice che nei vent’anni della sua storia l’hanno resa un punto di riferimento nazionale.

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Il comitato tecnico-scientifico del Premio Annibal Caro ha assegnato due menzioni speciali a Emanuela Bonacorsi per la nuova traduzione dal russo de “Le 12 sedie” di Il’ja Il’f e Evgenij Petrov, edito da Voland e a Giusi Drago per la nuova traduzione dal tedesco di “Berlin Alexanderplatz” di Alfred Döblin, edito da Mondadori.

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Rita Baldoni

Assegnato anche il premio alla carriera 2026 ad Anna Ruchat che ha dialogato in collegamento con Rita Baldoni, traduttrice e componente del comitato tecnico. Anna Ruchat è una delle più raffinate traduttrici dal tedesco, voce italiana di alcuni tra i maggiori scrittori di tutti i tempi come Thomas Mann, Rainer Maria Rilke, Nelly Sachs, Heinrich Böll per citarne solo alcuni.

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Daniele Petruccioli, che traduce da inglese, francese, portoghese, ha convinto i 112 giurati che in questi mesi si sono raccolti attorno al progetto: studenti dell’Iis Da Vinci di Civitanova, appassionati lettori e lettrici da tutta Italia, gruppi di lettura, tra questi il gruppo civitanovese Libriamo, il San Girolamo di Urbino, il Crescenzi di Cartoceto, le Bucoliche di Roma. «Nel romanzo di Besserie ci sono due protagonisti che si alternano nel racconto. Due voci che dicono io – racconta Petruccioli – due voci così diverse che potevo scegliere due zone della lingua completamente avulse: una sorta di monologo interiore per la voce di Francis Bacon e un linguaggio popolare per Jessie Lightfoot, la balia. Tradurre è anche un’operazione critica, entri molto dentro quello che stai facendo e dai la tua visione, la tua lettura del testo, che va di pari passo con il lessico familiare, è bello fare una cosa creativa e insieme intellettuale, poche attività come la traduzione offrono questa occasione».

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Premio ex aequo dalla giuria tecnica a Yasmina Melaouah per la traduzione dal francese di “Disertare” di Mathias Enard, edito da e/o. «La mia bussola di traduttrice e di lettrice – racconta Melaouah – è che la letteratura deve sempre procurare un piccolo benefico trauma, che si procura disseminando la pagina di inciampi, anche lessicali. In questo testo, come in molti di Enard, c’è il piacere della parola, magari difficile, un po’ periferica con, parallelamente, il gusto di usare una lingua più semplice, quasi gergale, come se fosse tutto, meno che quello che chiamerei “italianetto acrilico”, la lingua facile della comunicazione».

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Premio ex aequo giuria tecnica a Barbara Delfino, per la traduzione dal polacco di “Come un fiore di papavero scuro” di Maryla Szymiczkowa edito da Rizzoli. «Gli autori utilizzano un linguaggio, uno stile, un registro di fine ‘800, che ho dovuto riprodurre con fatica – precisa Delfino – il titolo originale è “Il velo strappato” che però non si è potuto mantenere nella versione italiana. Gli editori volevano cambiare anche il nome dell’autrice, come spesso capita con i nomi polacchi, ma in questo caso sono riuscita a spuntarla, ma il titolo è rimasto diverso. Si è semplificato il nome della protagonista che nella lingua polacca per noi italiani è impronunciabile”.

La cerimonia ha portato l’attenzione anche su due aspetti cruciali del lavoro dei traduttori e delle traduttrici, innanzitutto quello economico, per un lavoro così complesso, e che permette alla gran parte delle persone di conoscere e leggere parole e testi che altrimenti non potrebbero, non c’è in Italia un adeguato riscontro economico rispetto alla media europea. Poi quello legato alla presenza sempre più pervasiva dell’IA che a detta di tutti per ora non è in grado di restituire la singolarità umana.


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