Bonaccini vince, Ceriscioli ride:
«Condiviso molte scelte con lui,
resto in campo per le Marche del futuro»
ELEZIONI - Il governatore uscente gongola per la vittoria del centrosinistra in Emilia Romagna e rilancia la sua candidatura per Marche 2020: «E' la prima sconfitta di Salvini. La politica può riacquistare credibilità se alla ricerca dello slogan, contrappone risultati misurabili e un progetto concreto»

Luca Ceriscioli
«Il tempo delle contrapposizioni, delle reciproche accuse e recriminazioni va superato: è tempo di mettersi in marcia, di camminare tutti insieme ed io sono in campo per dare continuità al governo della regione, alle tante cose fatte e per costruire le Marche del futuro». Sono le parole del governatore Luca Ceriscioli all’indomani della vittoria del centrosinistra e di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna. Il presidente uscente ha affidato a un lungo post su Facebook la soddisfazione per il risultato di ieri e ha colto la palla al balzo per rilanciare la sua candidatura a governatore delle Marche per altri cinque anni.
«Sono molto contento del risultato elettorale delle regionali di ieri – ha scritto Ceriscioli – Il primo dato positivo riguarda la partecipazione, una profonda e importante reazione democratica. Alla arroganza dei toni e del linguaggio, al pericolo di una proposta politica di destra oltranzista, alla candidatura di una personalità scollegata dal territorio, si è contrapposta la mobilitazione di migliaia di persone che hanno deciso di andare a votare. Ho lavorato con Stefano Bonaccini e mi congratulo con lui. Abbiamo condiviso molte delle scelte che posizionano le nostre regioni, sulle grandi questioni, dal lavoro, alla occupazione, alla qualità della vita, ai servizi, tra le prime in Italia. Stefano è un amministratore serio e capace, che proprio qualche giorno fa, veniva descritto come “poco empatico”, più propenso a “far parlare la realtà dei fatti che la propaganda”. Una linea che mi rispecchia e che condivido e nella quale ho creduto fin dall’inizio. La politica può riacquistare credibilità se alla ricerca dello slogan, contrappone risultati misurabili e un progetto concreto. L’unità del Pd e la mobilitazione dalle Sardine, la capacità di raccontare il buon governo regionale, hanno permesso di vincere una battaglia assolutamente non scontata. Dalle elezioni europee, che hanno visto la stessa partecipazione, la Lega ha perso 7 punti. È la prima, vera, sconfitta politica di Salvini che anche in Calabria cala di quasi dieci punti rispetto alle Europee, ed è il terzo partito dopo Pd e Fratelli d’Italia. Esprimo rammarico per il risultato in Calabria che ha ragioni diverse, e come dice il segretario Zingaretti “se il fronte del centrosinistra fosse stato unito il risultato sarebbe stato migliore”. La netta sconfitta del Movimento 5 Stelle, conferma la necessità che il nostro partito, anche come proposto del segretario nazionale, si metta in ascolto e possa recuperare quel consenso che in questi anni, anche per nostra responsabilità, si è disperso». Ceriscioli però non è paragonabile a Bonaccini, perlomeno per come sono stati percepiti i due governi regionali. Quello marchigiano è visto come un fallimento dai cittadini, a torto o a ragione, mentre quello emiliano-romagnolo era già considerato prima della vittoria e nonostante l’assedio di Salvini, come un buon governo. E’ tutta qui l’empasse in cui si trova il centrosinistra marchigiano: difficile ripresentarsi con un Ceriscioli bis, altrettanto lo sarebbe scegliere un altro candidato senza affossare il Pd. Senza considerare che, a differenza dell’Emilia Romagna, nelle Marche tutti gli alleati (Italia Viva, Articolo 1 in primis) e una buona parte dei dem stessi sono contrari all’ipotesi di una sua ricandidatura del governo uscente.















Chiamala sconfitta… Ha raddoppiato I voti rispetto al 2018 in una ragione a guida PD da 70 anni.
Al netto degli insulti e delle starnazzate alla luna, rimane tutto lo sconcerto per un’ipotesi di ricandidatura. Se le elezioni in E.R. hanno dato prova di resistenza, per la nostra regione ci vuole IL cambiamento. Il terremoto e la crisi economica non la sa risolvere. Spero solo che, quando la destra calera’ in tre (il terzo innominato) la sinistra dovrà essere capace di calare l’asso (assa). O sarà la fine
scontato, la regione va alla destra.
Vero Luca Ridens, è tempo di mettersi in marcia e di smetterla di provocare i marchigiani che per ben cinque anni hanno dovuto sopportate tutte le mostruosità fatte e dette con il sorriso… con quella risata sguaiata a sessantasei denti su tre file. Arriva per tutti il momento di appendere le scarpe al chiodo e tornarsene da dove si è venuti senza pretendere nient’altro visto che non ci sono le prerogative neanche per uno sgabello in Regione e se vieni presentato in qualsiasi lista sarai sinonimo di sicuro insuccesso. Credere dopo averli sognati, che immaginari successi politici si siano effettivamente verificati e che fanno parte del tuo bagaglio politico, non può che essere oggetto di studio in adeguati e protetti ambienti. Ma non è così, la furbizia non serve più quando oramai qualsiasi cellula politica che ti appartiene è stata sviscerata e posta sotto gli occhi di tutti. Solo in politica ci si può permettere un simile fallimento e permettersi ancora di ridere su tre file di denti. Solo l’idea che possa starci il tuo nome in qualsiasi lista mi fa desiderare che la Regione vada alla Meloni non certo a Salvini che oramai ha fatto il suo corso e la Meloni non si fa scrupolo di farglielo notare seppur trasversalmente ma ben comprensibile. Di certo ci sarà da ridere adesso se continuerà la battaglia Acquaroli/Ciarapica. Certo bisogna tenere conto che Bonassini ha vinto male e Salvini ha perso bene…. Zingaretti non sgalli troppo se non vuole veramente andare alle elezioni. Prima di parlare deve passare per una decina d’anni soda caustica tutti i giorni sul suo partito e usata con estrema cautela sennò nemmeno la voce rimane.
Però il centrodestra non può puntare solo su Acquaroli, o Ciarapica: o prendere, o lasciare. Quando abbiamo città come Ancona e Pesaro che vengono lasciate fuori, ma che fanno un mucchio di voti. Sta cominciando a finire l’epoca del “lo garantisce Tizio, lo garantisce Caio”. Non basta più il simbolo a garantire le capacità di un amministratore, o di un politico. Io temo che i partiti del centrodestra non abbiano capito che il vento in poppa sta calmandosi e che occorrerebbe scegliere veramente il migliore, riconoscibile e riconosciuto dal popolo, di qualsiasi simbolo, o di nessun simbolo.