Terremoto, perchè ogni volta
è come se fosse il primo della storia?

IL PUNTO - Le vicende degli ultimi giorni non rasserenano gli animi della gente dei Sibillini. I sindaci si fanno portavoce dei loro cittadini ma restano inascoltati. Perdurando l’emergenza perché non utilizzare gli Uffici tecnici delle tre Province del sud? Come in medicina ci sono i protocolli, così per il sisma è necessario un protocollo preciso degli interventi più urgenti
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Sul fronte del terremoto è come se piovesse sul bagnato in quanto la situazione non è in via di miglioramento. Tutt’altro! Nel giro di pochi giorni ci sono state:

1) le dimissioni di un sindaco (e che sindaco!) quello di Ussita, Marco Rinaldi, il quale, dopo aver affermato che la sua decisione è irrevocabile, ha dichiarato: “Non intendo rimanere in questa situazione stagnante, né farci rimanere i miei concittadini; la mia battaglia per difendere i loro diritti continuerà con ancora maggiore incisività”;

2) la categorica presa di posizione del sindaco di Pievetorina Alessandro Gentilucci che per il ritardo della consegna delle casette ha dichiarato: “Ho sottoscritto un cronoprogramma con la Regione, secondo il quale a Pievetorina le casette debbono arrivare entro il prossimo 24 agosto. Sono fiducioso che l’impegno venga rispettato. Se così non sarà sono pronto ad ogni forma di protesta, anche eclatante!”;

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Il girotondo dei manifestanti a Visso

3) la manifestazione di protesta degli abitanti di Visso, Ussita, Castelsantangelo e Preci nella piazza antistante l’ingresso all’abitato di Visso. E qui le istituzioni non si sono presentate (non c’erano né un responsabile della Protezione civile nè un funzionario della Regione per interloquire con i manifestanti); hanno rifiutato un colloquio che sarebbe stato chiarificatore, preferendo inviare le forze dell’ordine. Si è poi capito che i manifestanti non volevano sovvertire l’ordine pubblico ma soltanto…fare un girotondo al centro della loro piazza (dove non c’era alcun pericolo di crolli) per riappropriarsi, in modo assolutamente simbolico, della loro città dalla quale sono stati esclusi da otto lunghi mesi come avessero la lebbra…

4) “Il Quercione” di Ussita posto sotto sequestro (perché in area protetta del parco dei Sibillini e in zona inedificabile ad elevato rischio idrogeologico) è una struttura che dopo il terremoto era stata utilizzata per accogliere sfollati e soccorritori, che poi l’hanno subito lasciata trovando altra sistemazione ma usando le casette solo per depositarvi gli oggetti recuperati dalle case distrutte;

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Marco Rinaldi, sindaco di Ussita

5) la presentazione in Parlamento da parte di alcuni deputati di un emendamento al DL n.50 per aumentare il finanziamento da 23 milioni a 50 milioni per includere la provincia di Pesaro “fra quelle che potranno beneficiare della ristorazione economica a causa del danno indiretto provocato dal sisma”; il che ha causato la giusta reazione del sindaco di Camerino, Gianluca Pasqui, che si è chiesto “Come posso commentare un emendamento del genere? Noi qui abbiamo perso una città. C’è un presidio militare permanente, non c’è dentro un essere umano né un’attività commerciale…”

6) la pubblicazione dell’elenco delle chiese da restaurare in tempi brevi: ebbene in questo elenco non c’è nessuna chiesa di Camerino. Hanno però promesso che ci sarà in un secondo elenco. Meglio tardi che mai!

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Giuliano Pazzaglini, sindaco di Visso

7) L’annuncio che Renzi porterà anche nelle zone terremotate le “magliette gialle” che avevano rimosso la spazzatura per le vie di Roma non solo non ha trovato consensi ma ci sono stati giudici negativi anche dai Pd marchigiani. Figuriamoci da parte dei sindaci e dei cittadini terremotati. Il più agguerrito è il sindaco di Visso, Giuliano Pazzaglini, che ha detto a Cm “Renzi mandasse qualcuno con le magliette gialle, verdi o blu, e gli spiegheremo perché ci sta ammazzando…Metteremo le tende sotto palazzo Raffaello…Poi magari andremo a dormire anche davanti a Montecitorio. Spero che in tanti aderiscano a questa proposta!”

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Mauro Falcucci

Con tutto questo è chiaro che le prospettive per i terremotati non sono rosee. Non vogliamo creare sconforto in nessuno. Però non possiamo fare a meno di trascrivere il commento del sindaco di Castelsantangelo, Mauro Falcucci, alle dimissioni del sindaco di Ussita: “Con le sue dimissioni abbiamo perso un pilastro della battaglia difficilissima del terremoto, che ora diventa ancora più difficile, e un punto di riferimento per l’Ente parco!” E lo stesso sindaco Falcucci così presenta la situazione di Castelsantangelo: “Per le casette prima di fine agosto non cambierà nulla. La rimozione delle macerie procede lentissima. E’ una procedura che ha tempi biblici. Dobbiamo far fronte ad una guerra con le procedure ordinarie. E’ ovvio che non è possibile. Bisogna ripartire immediatamente con interventi diversi, specifici per le zone colpite. Castelsantangelo, Visso e Ussita sono messi peggio di tutti gli altri Comuni”.
Ma non è soltanto la popolazione che protesta e i sindaci che contestano, perchè anche Confindustria Macerata ha preso posizione con il suo direttore, Gianni Niccolò, che tra l’altro ha dichiarato: “La nostra provincia vive un momento particolarmente difficile in cui si sono saldati insieme diversi fattori negativi: la crisi economica, la crisi del credito, il terremoto. In un contesto straordinario come questo può esserci una vera ricostruzione e un vero rilancio solo se si agisce con regole e mezzi straordinari, non seguendo le regole ordinarie…E’ necessario approntare un piano strategico per le aree colpite dal terremoto, nell’ambito di un più ampio progetto di rilancio della nostra realtà”.

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Una casetta in legno

E fin qui ci siamo limitati a riportare dei fatti e a pubblicare dichiarazioni già apparse nella stampa locale senza fare alcun commento. A questo punto ci preme sottolineare però che le istituzioni, locali e nazionali, si nascondono dietro un dito sostenendo che la lentezza degli interventi è dovuta alla complessità del territorio montano e alla vastità dell’area colpita dal sisma. Ma questi due elementi non sono né una giustificazione né un’attenuante ai ritardi e alla lentezza di tutta la struttura. Infatti se il territorio investito dal sisma è molto vasto significa che bisogna intervenire con grandi numeri. Così se ad esempio si ordinava la realizzazione di mille casette fin dai giorni successivi al sisma si era sicuri di non sbagliare per eccesso. Invece si è voluto attendere che i Comuni segnalassero le esigenze di ciascuno. Il che ha comportato ritardi ma anche la modifica delle cifre perché dopo mesi di attesa le famiglie richiedenti le casette hanno trovato altre soluzioni.
Inoltre quando il territorio di intervento è molto vasto basta suddividerlo in più aree. E, guarda caso, le Marche Sud colpite dal sisma sono già divise in tre aree e sono le Province di Macerata (che ha un presidente, Pettinari, che per tutelare gli interessi di questo territorio si batte come l’ultimo dei giapponesi che difendeva la sua isola sperduta nel Pacifico anche dopo anni che la guerra era finita), Fermo ed Ascoli. Questi Enti, pur con i bilanci decurtati, hanno ancora le competenze per le strade e per le scuole, il che significa che gli uffici tecnici, dotati di ottimi professionisti, sono pienamente in grado di individuare le aree più sicure in cui posizionare le casette ma anche a progettare (e, volendo, anche realizzare) le piattaforme con tutti i servizi. Basterebbe adeguare la normativa regionale alle esigenze conseguenti all’emergenza terremoto. Non per nulla a suo tempo le Province avevano redatto i piani territoriali di coordinamento e altri piani speciali che “fotografano” tutto il territorio.
Ma il discorso da farsi è anche un altro. In medicina, dove le emergenze sono quotidiane, per ogni intervento chirurgico come per ogni malattia c’è un protocollo preciso da seguire. Protocolli che sono noti in tutti gli ospedali e in tutti i reparti, perché sono specifici per ciascuna specialità della medicina. Perché, dopo tanti anni che l’Italia è tartassata dai terremoti, non c’è ancora un protocollo da seguire in occasione di un sisma ovunque esso si verifichi? Perché ogni volta si deve cominciare da capo come se fosse sempre il primo terremoto dalla storia? E nessuno conosce le procedure, nessuno ha idea come formare le commissioni di tecnici per verificare l’agibilità degli edifici, nessuno sa a chi ordinare le casette (è evidente che le casette sono necessarie sia in montagna che in pianura e che le tende, utili in un primo momento, poi debbono essere smontate) e nessuno ha voglia di prendersi una responsabilità per paura dell’accusa di abuso d’ufficio. Invece con il protocollo, come in medicina, tutti sanno quello che debbono fare. Questo però prima di entrare in sala operatoria ma anche prima di ordinare un medicinale.
Così anche per gli incendi c’è un protocollo. Infatti prima di partire i vigili del fuoco debbono sapere se si tratta di incendio di bosco, di capannone industriale, di casa civile o di scuola o di ospedale. E’ diverso il modus operandi. Altrettanto deve avvenire per i terremoti.

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