Pioraco, una speranza fatta di carta

I PASSI DOPO IL SISMA - Sesta puntata del viaggio di CM nei luoghi colpiti dal terremoto. La cittadina attende che riparta la cartiera, quello il primo step verso la ripresa. Il sindaco Luisella Tamagnini: "La ricostruzione rapida non c'è stata. Basta con le lungaggini". L'altra struttura che deve riaprire è la casa di riposo
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Pioraco

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di Leonardo Giorgi

(Foto di Lucrezia Benfatto)

Nella pioggia battente, tutta Pioraco è in strada. In un tranquillo mercoledì di fine ottobre come tanti altri, una scossa di terremoto spezza il pomeriggio dei cittadini del posto. Le persone si guardano intorno per capire che cosa sia effettivamente successo e se qualcuno sia stato ferito in qualche crollo. Quando la situazione sembra tranquillizzarsi una scossa ancora più potente, poco dopo le 21, getta la popolazione in un incubo senza fine. Tra i lampi e la polvere, il sindaco Luisella Tamagnini è alla casa di riposo in centro. L’edificio ha subito danni immani e più di venti anziani devono essere evacuati. Mentre il primo cittadino segue lo sgombero, arrivano notizie allarmanti dalla cartiera, cuore pulsante dell’economia di Pioraco. Parte del tetto dello stabilimento è crollato e si pensa che almeno una ventina di operai possano essere sotto le macerie. Iniziano le verifiche e fortunatamente la tragedia è stata solo sfiorata. I dipendenti dell’azienda erano rimasti qualche minuto in più negli spogliatoi proprio per parlare tra di loro della scossa di terremoto avvenuta un paio d’ore prima e non avevano ancora iniziato il loro turno.

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L’ingresso della casa di riposo dichiarata inagibile

 

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Il sindaco Luisella Tamagnini

 

Il sindaco Tamagnini ricorda quella notte dietro la scrivania del suo nuovo ufficio, spostato nell’attuale sede comunale. Sono passati poco più di sei mesi dal 26 ottobre, ma, come sottolinea il primo cittadino, «la ricostruzione non è decollata rapidamente come si desiderava». La paura di disgregare la propria comunità è alta e nonostante la maggior parte delle persone sfollate si trovino in alberghi della zona e non sulla costa, Luisella Tamagnini non si spiega alcune lungaggini burocratiche dai piani alti. «Se non si sbrigano a recuperare le case con una valutazione di danni di tipo B nella scheda Aedes (che indica strutture momentaneamente inagibili e restaurabili senza spese troppo esose, ndr), non andiamo da nessuna parte – sottolinea -. A me dispiace che Errani dica che la colpa è dei sindaci. Se non si può andare avanti con le procedure, significa che le procedure non sono chiare. C’è qualcosa che non va, la gente non è mica stupida. Risolvere alcuni problemi più semplici aiuterebbe anche a livello economico, dato che le spese per mantenere le persone in autonoma sistemazione sono alte». Nello specifico di Pioraco, sono due gli edifici che secondo il sindaco vanno recuperati il prima possibile. Il primo, ovviamente, è la cartiera Fabriano. «Solo per lo sgombero delle macerie dello stabilimento – evidenzia Tamagnini – c’è voluto un mese e mezzo. Siamo stati i primi a fare questa operazione e quando si è primi c’è l’incoveniente di doversi caricare tutti i problemi che insorgono, come il capire dove smaltire le stesse macerie». La seconda struttura è quella della casa di riposo. «Da fuori non sembra messa troppo male, ma dentro è un disastro».

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Il supermercato trasferito all’interno di una casetta di legno donata in seguito al terremoto del 1997

 

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La scuola non ha subito danni

 

Pioraco però, come tanti altri comuni incastonati nei Sibillini, è anche una meta turistica. Lo scorso primo maggio, raccontano le commesse del piccolo negozio di alimentari di Michele Mancinelli (allestito in una casetta di legno dopo il terremoto), «c’è stata molta più gente del previsto. Non ce la aspettavamo davvero. Il primo maggio di quest’anno ha superato tutte le aspettative». Purtroppo però, l’inaspettato pienone non ha potuto godere di una delle meraviglie di Pioraco, il “Percorso dei vurgacci”. «C’è un problema momentaneo nel percorso – spiega il sindaco -. Abbiamo dovuto chiudere per la rimozione di alcuni massi incombenti. Il problema è anche il muro della cartiera che deve essere messo in sicurezza. Stiamo cercando di farlo in tempi più brevi possibili». Già dalla scorsa domenica una parte del percorso è stato riaperta e nelle prossime settimane si continuerà a lavorare per la riattivazione completa del suggestivo itinerario. «A livello turistico un altro problema importante è il museo della filigrana, intrappolato dentro il municipio, inagibile – dice ancora il sindaco -. Il museo non è quindi visitabile, però c’è il progetto di recuperare un’altra struttura per spostarlo. E’ un vero e proprio tesoro unico al mondo e dobbiamo fare di tutto per tutelarlo».

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Lo stabilimento della cartiera a Pioraco

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A Pioraco, gira tutto intorno alla carta. «Speriamo nella cartiera, poi vediamo». Nei bar, per le strade e nel centro semideserto i residenti del posto non fanno altro che ripeterlo. Incastonata nella roccia, la “Città della carta” aspetta con ansia la riapertura dello stabilimento Fabriano. «Pioraco è sempre vissuta intorno alla cartiera – racconta l’imprenditore edile Stefano Cicconi -. Finchè non riapre, qui non si muove niente. Sì, la gente a volte viene a fare qualche scampagnata in paese, ma gli altri giorni dell’anno? Qui le persone hanno anche fatto investimenti per aprire attività, ma non basta un primo maggio e un 25 aprile». Nel silenzio di un territorio dove la vita scorre più lenta che mai tra le rocce dei Sibillini e il fluire del fiume Potenza che attraversa tutto il centro abitato, la speranza di tutti è che, non solo sulla carta, si possa scrivere un futuro più roseo. «Nonostante le lungaggini burocratiche – insiste il sindaco Tamagnini – noi andiamo avanti. Vedremo che succede».

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Il piazzale dove verranno trasferiti gli esercizi commerciali all’interno dei container

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Le casette di legno donate nel 1997 che ospitano ad oggi supermercato, forno e fioraia

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L’istituto Sacro Cuore

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La sede di Banca Marche

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