Appello di genitori e insegnanti:
“Creiamo un unico polo scolastico”

SISMA - L'idea, partorita da mamme, papà, insegnanti dell'istituto comprensivo "Paoletti" di Pieve Torina è di creare una struttura che comprenda anche i comuni di Muccia, Visso, Valfornace e Monte Cavallo. E' già scattata una raccolta firme

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Demolizione di una scuola a Pieve Torina

 

Un’unica scuola per cinque comuni dell’entroterra colpiti dal sisma: appello ai sindaci e raccolta firme. E’ l’iniziativa messa in piedi dai docenti e dai genitori dell’istituto comprensivo “Mons. Paoletti” di Pieve Torina di cui fanno parte anche le scuole dell’infanzia, elementari e medie di Muccia, Valfornace ( Pievebovigliana e Fiordimonte), Visso e Montecavallo. Dopo le scosse del 26 e 30 ottobre tutti gli edifici sono stati lesionati in modo irreparabile, tranne quello che ospitava la scuola primaria e secondaria di Visso e le lezioni attualmente si tengono in tensostrutture, in attesa di edifici più idonei. “Già dopo i primi giorni – spiega la professoressa Silvia Riccioni a nome di insegnanti e delle mamme e papà degli studenti – alcuni genitori e docenti si sono attivati per cercare di immaginare e realizzare quella che sarebbe stata la nuova scuola. Una delle idee che si è affacciata per la risoluzione del problema è stata quella di costituire un polo scolastico unico per i cinque comuni, da realizzarsi in un luogo centrale per la nostra vallata. E’ iniziata anche una raccolta di firme alla quale hanno aderito genitori e docenti. Proponendo l’istituzione del Polo scolastico unico si è riflettuto sul fatto che questo terremoto così devastante fosse un’occasione di aggregazione e rivalutazione del territorio, passando anche attraverso un’offerta formativa variegata, ricca e in linea con le esigenze della cultura e delle tradizioni del territorio stesso”.

A sette mesi dal sisma però, quest’idea è rimasta ancora lettera morta, “non si è trasformato  in progetto condiviso e sostenuto dalle forze politiche che dovrebbero rappresentare l’Alta Valle del Chienti. Molte e sostanziose sono state le offerte anche monetarie per la ricostruzione – aggiunge la professoressa –  ma le domande che sorgono sono le seguenti: ha senso sprecare tanti fondi costruendo piccole scuole divise e isolate, per un numero di alunni che essendo piuttosto esiguo determinerà una inevitabile organizzazione delle attività scolastiche in regime di pluriclassi? Non sarebbe più opportuno utilizzare le donazioni per creare una scuola che accolga un bacino d’utenza più ampio così da offrire una formazione scolastica basata sul confronto e la condivisione di esperienze, idee, momenti di aggregazione di vario tipo? Perché non riqualificare il territorio con la costruzione di un Polo unico sicuro e aperto a tutti, con disponibilità di orari scolastici per le diverse esigenze di genitori e alunni, con l’apertura pomeridiana riservata ad attività non solo scolastiche, ma anche ludiche e ricreative?”. Da qui l’appello ai sindaci del territorio affinché “superino una visione fin troppo campanilistica e ostinata della ricostruzione  della propria scuola ognuno nel proprio orticello. Nel giro di qualche anno – conclude Riccioni – le scuole saranno vuote, l’istituto Paoletti, già sottodimensionato, rischia la chiusura, non sappiamo se i sindaci se ne rendano conto, concediamo loro il beneficio del dubbio. Il rapporto tra istituto comprensivo e comunità territoriale è concepito come opportunità insostituibile di tirocinio della cittadinanza della conoscenza di sé e della assunzione di responsabilità e di impegni. Non si privino le future generazioni dei nostri piccoli paesi di tali opportunità”.



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