“Cimitero” di mezzi dismessi al Cosmari,
a processo direttrice ed ex presidente.
Assolti due dipendenti

TOLENTINO - Oggi si è svolta l'udienza predibattimentale al tribunale di Macerata. In sette erano sotto accusa, a vario titolo. Per quattro prosegue il processo, tra loro Brigitte Pellei e Giuseppe Giampaoli. Un imprenditore ha fatto l'oblazione. Tra le questioni anche l’impianto di Trattamento meccanico biologico e i lavori per la realizzazione di una vasca di raccolta della pioggia

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di Gianluca Ginella

Vanno a processo per la vicenda del “cimitero” di mezzi dismessi per raccolta e trasporto dei rifiuti l’ex presidente del Cosmari, Giuseppe Giampaoli, e il direttore generale dell’azienda, Brigitte Pellei. Sotto accusa c’erano anche dipendenti e un imprenditore. L’udienza predibattimentale si è svolta questa mattina davanti al giudice Domenico Potetti del tribunale di Macerata. Il giudice ha disposto per Pellei, Giampaoli e altri due imputati la prosecuzione del processo e ha fissato l’udienza davanti al giudice Barbara Angelini (18 dicembre). Per gli altri: due dipendenti (uno ha fatto il rito abbreviato) sono stati assolti oggi e l’imprenditore ha fatto l’oblazione.

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Brigitte Pellei

Per quanto riguarda i mezzi dismessi, questa parte delle contestazioni viene rivolta a Giampaoli (in qualità, all’epoca dei fatti contestati, di presidente facente funzioni), a Pellei, e ad un dipendente: Gianluca Cursio, 46 anni, residente a Corridonia, come responsabile manutenzione impianti e automezzi del Cosmari. Per tutti e tre il giudice ha disposto la prosecuzione del processo. Contestazione che veniva rivolta anche a Paolo Belardinelli, 52 anni, residente a Macerata, responsabile manutenzione automezzi, che oggi è stato assolto «per non aver commesso il fatto».

Belardinelli, assistito dall’avvocato Giuseppe Bommarito, ha fatto il processo con rito abbreviato.

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L’avvocato Giuseppe Bommarito

Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, lungo il confine orientale dello stabilimento su di una superficie di 600 metri quadrati, di cui 440 circa coperti, e il resto costituito da piazzali, avrebbero depositato rifiuti speciali pericolosi e non. Si tratta di una ventina di veicoli dismessi (la maggior parte già usati per il servizio di raccolta e trasporto rifiuti) e parti di questi.

Mezzi che non sarebbero stati, quando avvenne il controllo dei carabinieri del Noe, nel giugno 2023, sottoposti a trattamento di bonifica. L’accusa fa un elenco dei mezzi: parla di 9 Ape Piaggio, di una Alfa Romeo 159, di un Piaggio porter, di tre Iveco Eurocargo, di un altro mezzo Iveco, di un mezzo Isuzu, di un Iveco Eurotech (solo motrice e braccio meccanico), di un Mitsubishi Fuso, di un altro veicolo Iveco, di un ulteriore mezzo di cui non viene specificata la marca, di un camion Volvo, di un furgoncino Mitsubishi, di un furgone Porter.

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L’avvocato Leonardo Filippucci

Una ulteriore contestazione viene rivolta a Giampaoli, Pellei, e a due dipendenti: Mauro Caporalini, 70, di Macerata, responsabile dell’impianto Trattamento meccanico biologico (Tmb) del Cosmari (ora in pensione). Pure per Mauro Caporalini il processo prosegue. Per l’accusa avrebbero violato l’ordinanza del presidente della Provincia in particolare le prescrizioni indicate all’alinea “Nuova linea di selezione Rsu indifferenziati”. Non avrebbero separato la frazione metallica dal rifiuto indifferenziato all’ingresso dell’impianto di Trattamento meccanico biologico a causa dell’assenza del previsto impianto di deferrizzazione primaria. Avrebbero modificato senza autorizzazione l’area occupata dal Trattamento Meccanico Biologico provvisorio, non provvedendo all’allestimento della porzione di 20 metri quadrati destinata allo stoccaggio del sottovaglio in attesa di essere caricato nella biocella. Non avrebbero chiuso la porta di ingresso del capannone adibito alla linea di trattamento del Rsu indifferenziato, rimasta sempre aperta, dice l’accusa, durante le operazioni di controllo svolte dalla pg il 15 giugno 2023.

La stessa contestazione veniva rivolta a Massimiliano Marinucci, 53, di Porto San Giorgio, addetto alla produzione e di fatto responsabile dell’impianto Tmb dal 5 ottobre 2023, che oggi è stato assolto. Marinucci è difeso dall’avvocato Leonardo Filippucci.

Giampaoli e Pellei sono poi accusati di aver stoccato il materiale qualificato come end of waste costituito da “balle di carta e cartone” e rifiuti costituiti da “balle di plastica” in area scoperta non autorizzata.

Altra contestazione, sempre per Giampaoli e Pellei: nell’ambito dei lavori di realizzazione di una vasca interrata per la raccolta delle acque di prima pioggia all’interno del perimetro dell’impianto, avrebbero disposto la collocazione di un cumulo di circa mille metri cubi di materiale inerte da qualificarsi rifiuto speciale in un’area non indicata come sito di deposito di rifiuti, costituita da corsia centrale priva di tettoia. La questione della realizzazione della vasca interrata allargava l’accusa ad un settimo imputato: Daniele Palumbi, 61, teramano, legale rappresentante della Palumbi Costruzioni. Gli veniva contestato di aver effettuato, lungo il confine orientale dello stabilimento del Cosmari, il deposito di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da terre e rocce da scavo derivanti da lavori svolti per la realizzazione della vasca per la raccolta di acque di prima pioggia. Palumbi oggi ha fatto l’oblazione.

I quattro imputati per i quali prosegue il processo (Pellei, Giampaoli, Caporalini e Cursio) hanno sempre contestato le accuse. L’avvocato di Giampaoli, Leonardo Filippucci (che assiste anche Caporalini, quest’ultimo in pensione), la scorsa udienza aveva detto: «Confidiamo di poter dimostrare l’estraneità ai fatti nel corso del procedimento». Ad assistere gli imputati, anche gli avvocati Giuseppe Giammusso e Pietro Siciliano.


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