E’ emergenza infinita
nell’area del terremoto

IL PUNTO - Le macerie e le “zone rosse” impediscono ai terremotati di rientrare nei loro paesi. Sono ancora da effettuare 25.000 sopralluoghi per accertare l’agibilità delle abitazioni. La Valnerina è sempre chiusa. Le ordinanze si sovrappongono e manca un testo unico. Gli sfollati trasferiti in zone ancora più lontane dai loro Comuni. Domani alle 10 protesta dei residenti a Visso. Si chiedono più poteri per i sindaci
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Nell’area del terremoto le casette non arrivano (si parla di un evento previsto per agosto o forse per l’autunno), le strade sono ancora ingombre di macerie (la rimozione avviene troppo a rilento, dopo essere iniziata molto in ritardo), le zone rosse bloccano ancora molti centri abitati. E la gente scende in piazza per protestare. Lo faranno alle 10 di domani quei pochi residenti rimasti a Visso, Ussita, Castelsantangelo e Preci, in rappresentanza dei quattro Comuni che hanno firmato il “Patto della montagna”. Nessuna manifestazione clamorosa, ma soltanto un richiamo ai responsabili istituzionali per ricordare loro che l’emergenza non è ancora finita e che bisogna dare più potere ai sindaci.
L’unica notizia positiva è che finalmente gli agricoltori delle Marche sono riusciti a seminare la lenticchia negli ultimi giorni utili per poter vedere poi il raccolto. Ma quelli umbri lo avevano fatto con diverse settimane di anticipo. Non ha avuto risultati neppure l’accorata lettera firmata da numerosi sindaci e indirizzata al capo del Governo, Paolo Gentiloni. Forse non l’ha neppure letta, altrimenti qualcosa si sarebbe mosso. Forse il sottosegretario Elena Boschi l’ha girata, per competenza, al commissario Errani che ha risposto giustificando, ovviamente, i ritardi con il fatto che l’area terremotata è molto vasta tanto da coinvolgere quattro regioni.

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Ma intanto la Valnerina resta chiusa mentre la Salaria è stata aperta poco dopo la serie di scosse sismiche di ottobre. Pazienza! Intanto le casette sono arrivate, a più riprese, a Norcia e ad Amatrice, che ovviamente non sono nelle Marche. A dire il vero sono arrivate anche ad Arquata e anche in altre località marchigiane, ma spesso le piattaforme non erano pronte, oppure una volta montate le casette mancavano gli allacci di luce, acqua e gas. In altri casi, dopo settimane, non erano arrivati i mobili. Ovviamente nessuno fa questo per dispetto. Ma è ovvio…può capitare. Pazienza! Ma c’è anche il problema degli sfollati che sono stati portati nelle strutture ricettive della costa. E la cosa è stata gestita in modo orrendo. Infatti ai titolari dei camping o degli hotel era stato assicurato che entro la primavera (maggio?) ci sarebbero state le casette per farvi rientrare i “deportati”. Invece le casette, come abbiamo visto, o non sono arrivate, o non erano pronte, o non erano abitabili. Si è deciso allora di spostare i terremotati ospiti in altre strutture ricettive. Quando sono arrivati nei camping e negli hotel gli elenchi delle persone da spostare ci si è resi conto che le famiglie venivano divise: i genitori da una parte, i figli in altra località e magari il nonno invalido in un terzo sito.
Ovviamente nessuno pensa che sia stato fatto apposta. Però è successo. Pazienza! Ma poi non ci si meravigli se gli sfollati protestano e non vogliono lasciare la prima destinazione assegnata loro. Tanto più che le nuove località prescelte sono state trovate in località ancora più lontane dai loro paesi. Cosicchè chi ogni giorno è costretto, per lavoro, a rientrare nei vecchi luoghi di residenza (per ritornare poi la sera nelle nuove località loro assegnate) deve fare decine e decine di chilometri in più. Anche di questo nessuno si è reso conto subito? Ma chi è che nelle istituzioni organizza un guazzabuglio del genere? Impossibile che lo faccia per errore.

Castelsantangelo-terremoto-frazioni-casa-di-riposo-De-Marco13-650x433Si parla spesso di trasparenza delle istituzioni. E allora si pratichi questa virtù facendo conoscere i nomi (e i cognomi) di chi ha fatto gli appalti in ritardo, di chi ha scelto aziende non in grado di eseguire i lavori nei tempi previsti o che addirittura hanno subappaltato la commessa ad altra impresa che poi è diventata inadempiente. Ma si dovrebbe anche sapere chi e con quale criterio ha fatto le liste delle famiglie di sfollati con le nuove destinazioni. E va detto che occorre trasparenza anche nei provvedimenti che si adottano. Perché, con tutti i decreti, le leggi e le ordinanze emesse da ottobre ad oggi, non si fa un testo unico coordinando organicamente tutte le norme perché chi le deve eseguire possa avere le idee più chiare? Le disposizioni emesse dalla Protezione civile, le ordinanze del commissario Errani e le varie leggi non sono chiare perché le normative si sovrappongono e rendono tutto più complicato. Poi non si accusino i Comuni, le Regioni e gli uffici della ricostruzione civile se ci sono ritardi nella presentazione dei progetti e nell’adozione di provvedimenti di loro competenza. Così ad esempio si rasenta l’assurdo con la normativa per la ricostruzione pesante. Infatti si prescrive che i lavori per gli edifici possono essere avviati solo nelle zone che i Comuni dovranno perimetrare con linee guida fissate dal commissario. Senonché queste linee guida il commissario non le ha ancora emanate. Inoltre in alcune aree si dovrà fare la microzonazione sismica. Ma il piano relativo, purtroppo, ancora non si conosce. E non è stato emanato neppure il piano relativo agli edifici che si trovano nelle zone con dissesto idrogeologico. Se non si conoscono tutti questi piani e le linee guida del commissario non si possono presentare progetti.

tolentino_terremoto_30_ottobre_AP_02-650x433La cosa più grave è che le commissioni incaricate dei sopralluoghi negli edifici lesionati si sono ridotte di numero. Per cui si calcola che ci sono tra 20.000 e 25.000 sopralluoghi ancora da effettuare. Infatti non pochi edifici potrebbero essere dichiarati agibili e quindi abitabili, ma le famiglie non vi possono rientrare perché le strade sono ingombre di macerie o la costruzione è in “zona rossa”. Tutto questo sta provocando un profondo senso di prostrazione che si trasforma in profonda sfiducia nelle istituzioni riducendo, giorno dopo giorno, la speranza di rientrare nei propri paesi. E qualcuno si chiede: “Ma è forse proprio questo che vogliono ottenere? Provocare la desertificazione dell’alto maceratese?”
Ma la nostalgia è sempre forte e la volontà di ritornare tra i monti e di lasciare il mare è dura a morire. Senonchè si fa strada un altro dubbio e qualcuno lo dice apertamente: “Non è che questi ritardi sono concertati dall’alto per …mancanza di denaro?” Ma la verità è che il denaro c’è (lo hanno dichiarato Gentiloni, Errani, la Regione) ma forse…non è disponibile. Infatti le sorelle Silvia e Serena Fronzi di Pievetorina, che danno da mangiare ai vigili del fuoco da ottobre nel loro ristorante “Il vecchio molino”, dopo aver avuto un acconto nel novembre 2016, hanno dovuto protestare sui giornali per poter avere il rimborso delle spese da loro sostenute da dicembre a maggio 2017, pari a circa 150.000 euro. Quindi i soldi c’erano ma non erano ancora…disponibili.

 

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