«Si discute su dieci voti,
invece di confrontarsi su ospedale,
commercio o giovani che emigrano»
MACERATA VERSO IL BALLOTTAGGIO - L'intervento dell'avvocato Renzo Tartuferi in vista dell'ultima sfida alle urne tra i due candidati sindaco: «I due contendenti hanno speso il tempo in modi opposti, che dicono molto del loro modo di intendere la politica. Prima del voto avevamo chiesto di guardare ai numeri che contano davvero: quelli demografici. Invece siamo a contare quelle dieci schede»

Renzo Tartuferi
L’intervento dell’avvocato Renzo Tartuferi
Dieci voti. È tutto qui il margine che ha trasformato una vittoria annunciata in un ballottaggio, e che il sindaco uscente di Macerata ha provato a recuperare non alle urne, ma in tribunale. Con un ricorso depositato il 29 maggio ha chiesto al Tar delle Marche di ricontare le schede e di proclamarlo eletto già al primo turno, sospendendo nel frattempo il ballottaggio del 7 e 8 giugno.
Il presidente del tribunale ha risposto il giorno dopo con una parola sola: l’istanza cautelare è inammissibile. Il secondo turno si farà regolarmente. I numeri spiegano la posta in gioco. Per vincere al primo turno servivano 10.054 voti, la metà più uno dei 20.106 validi. Parcaroli si è fermato a 10.044: dieci in meno. Da qui la tesi del ricorso: tra le 350 schede annullate ce ne sarebbero diverse — secondo le dichiarazioni raccolte dal suo staff, venti o venticinque in un solo seggio — in cui l’elettore aveva di fatto scelto il sindaco, ma che gli scrutatori avrebbero scartato per un vizio di forma. Bastava ricontarle, secondo la difesa, per evitare del tutto il ballottaggio. Il giudice non è entrato nel merito di quei dieci voti — lo farà il 18 giugno, a urne ormai chiuse — ma ha respinto la richiesta di decidere tutto in fretta e furia prima del voto, con un argomento tanto semplice quanto tagliente: non c’è alcuna urgenza da tutelare, perché Parcaroli può comunque vincere il ballottaggio. Il tribunale, in sostanza, gli ha ricordato che la strada per diventare sindaco era già lì, aperta: le urne. Chiedere a un giudice di cancellarle, mentre quella strada resta percorribile, non aveva fondamento per essere deciso d’urgenza e senza nemmeno sentire la controparte. Qui sta il punto. Ricorrere è un diritto: nessuno può rimproverare a un candidato di rivolgersi alla giustizia quando si ritiene danneggiato, e dieci voti su ventimila sono un margine che, in teoria, un riconteggio potrebbe colmare. Ma una cosa è la legittimità, un’altra l’opportunità. E sul piano dell’opportunità l’iniziativa è difficile da difendere, tanto più ora che è stata dichiarata improcedibile nella sua parte urgente.

Perché in un ballottaggio la merce più rara è il tempo: tredici giorni in tutto. E i due contendenti li hanno spesi in modi opposti, che dicono molto del loro modo di intendere la politica. Lo sfidante Gianluca Tittarelli ha fatto ciò che la fase richiede: si è confrontato con i candidati usciti di scena, ha discusso, ha cercato sintesi e convergenze sui temi, e ha individuato nel dottor Romano Mari — figura stimata, di lunga esperienza amministrativa — un punto di equilibrio da affiancare alla propria candidatura in una ottica di confronto intergenerazionale. Lo si giudichi convincente o tardivo, è comunque il lavoro di chi costruisce consenso parlando alle persone. Il sindaco uscente, negli stessi giorni, ha consegnato ai giornali la cronaca di un ricorso e poi quella della sua bocciatura. Ogni titolo sul Tar è un titolo che non parla di programmi, di ospedale, di città: ossigeno sottratto alla propria campagna. E il paradosso è che quel tempo è stato speso per provare a evitare la prova — il voto — che resta l’unica via per vincere. A completare il quadro, la scelta del terreno. Il sindaco uscente ha declinato il confronto pubblico proposto da Cronache Maceratesi — il faccia a faccia che Tittarelli aveva invece accettato — privilegiando la presenza sui social, dove la mobilitazione di commenti favorevoli è più facile da orchestrare. Come se la piazza digitale, fatta di like e di post, contasse più di quella reale, fatta di cittadini cui guardare negli occhi. È il rovesciamento che racconta un’epoca: si evita il dibattito vero e si presidia quello virtuale, scambiando il rumore della rete per consenso. C’è, in tutto questo, un’amarezza che va oltre la contesa fra due nomi. Prima del voto avevamo chiesto alla politica di guardare ai numeri che contano davvero per Macerata: quelli della sua demografia.
Quanti abitanti perde ogni anno la città, quanti giovani se ne vanno, quanti anziani restano soli, quante culle in meno si contano. Erano quelli i numeri attorno a cui costruire il futuro di un capoluogo che si svuota e invecchia. E invece eccoci qui, a contare un altro genere di numeri: dieci schede, una soglia, un riconteggio. Le cifre di un cavillo al posto delle cifre di un destino. È il segno di una politica che ha smarrito le proporzioni. Il tempo passato a litigare su dieci voti è tempo sottratto al confronto sulle cose — sull’ospedale che non parte, sul commercio che chiude, sui giovani che emigrano. In un confronto elettorale ogni giorno speso in tribunale è un giorno tolto alle idee, alle proposte, alla visione di cui questa città ha fame. Macerata avrebbe bisogno di chi conta i suoi figli che nascono e i suoi cittadini che restano; si ritrova a guardare chi conta le schede. E forse è proprio questa la distanza più grande tra la politica che serve e quella che abbiamo: l’una misura il futuro, l’altra misura sé stessa.
Spunti di riflessione su Macerata: dal baby boom al senior boom






































Avvocato Tartuferi sul suo intervento non sono d’accordo ma credo che se ne fara’ una ragione….
Argomentazioni impeccabili, non solo nell’iniziale parte più giuridica, ma ancor di più nella raffinata e convincente analisi politica di questa fase di ballottaggio: “Perché in un ballottaggio la merce più rara è il tempo: tredici giorni in tutto. E i due contendenti li hanno spesi in modi opposti, che dicono molto del loro modo di intendere la politica.
Lo sfidante Gianluca Tittarelli ha fatto ciò che la fase richiede: si è confrontato con i candidati usciti di scena, ha discusso, ha cercato sintesi e convergenze sui temi, e ha individuato nel dottor Romano Mari – figura stimata, di lunga esperienza amministrativa – un punto di equilibrio da affiancare alla propria candidatura in una ottica di confronto intergenerazionale. Lo si giudichi convincente o tardivo, è comunque il lavoro di chi costruisce consenso parlando alle persone.
Il sindaco uscente, negli stessi giorni, ha consegnato ai giornali la cronaca di un ricorso e poi quella della sua bocciatura. Ogni titolo sul Tar è un titolo che non parla di programmi, di ospedale, di città: ossigeno sottratto alla propria campagna. E il paradosso è che quel tempo è stato speso per provare a evitare la prova – il voto – che resta l’unica via per vincere.
A completare il quadro, la scelta del terreno. Il sindaco uscente ha declinato il confronto pubblico proposto dalla stampa – il faccia a faccia che Tittarelli aveva invece accettato …”. Complimenti!
Veramente il cavillo dei cavilli è il computo ponderato, secondo il quale la coalizione che ottiene la maggioranza assoluta dei voti di lista non viene considerata vincente perché qualche imparzialissima autorità decide che è più bello considerare i voti dei candidati a sindaco, sebbene la Legge non dica nulla in proposito, per non parlare della logica e del buonsenso. Ma tant’è… sia sempre lodata bella ciao…
L’intervento dell’Avv. Tartuferi è ineccepibile.
Complimenti, avvocato Tartuferi. Un intervento splendido.
Sempre sia lodata bella ciao anche quando è brutta assai.
Dieci voti par mancati,
non concessero vittoria,
anche se gli elettorati,
s’eran espressi per la gloria;
che a manca avean già detto,
abbian noi certo pur perso,
ma a sorpresa col cornetto,
a sperar in nuovo corso;
e qual mossa più efficace,
nel promettere carriera,
per poter cuocere in brace,
chi vittoria or meno spera;
che democrazia è strana,
popolin s’era già espresso,
non serviva poi far tana,
per comprender del concesso;
certo che salti di gioia,
dopo popolar espressione,
con su sopra quale gloria,
a poi prendersi poltrone!!? m.g.
…e che vi debbo dire…
…chissà chi lo nacque!!? gv