Leonardi, i ricordi e l’ascesa
«Il modello Marche
approda in Parlamento»

ELEZIONI - La coordinatrice regionale di Fratelli d'Italia sottolinea come l'eventuale uscita di tre assessori non provocherà problemi in Regione per la sostituzione: «Fdi ha formato una classe dirigente preparata e professionale»
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Elena Leonardi

di Luca Patrassi

Prima la presidenza della commissione regionale Sanità, poi il ruolo di coordinatrice regionale di Fratelli d’Italia, ora la candidatura blindata nel collegio uninominale Marche Sud del Senato: anni di grandi soddisfazioni per la portorecanatese Elena Leonardi, iniziamo dall’ultima, la candidatura al Senato.

La telefonata che le ha fatto più piacere dopo l’ufficializzazione della candidatura, non dica Acquaroli…«Le telefonate di mia madre, dei miei fratelli e del presidente Acquaroli. Vede, ho perso mio padre, che era segretario del Movimento sociale, prima che iniziassi a fare politica attiva: Acquaroli all’epoca era commissario della sezione di Porto Recanati ed è stato lui a coinvolgermi in questo percorso». Due anni fa l’elezione in Regione con un incarico di prestigio, la presidenza della commissione Sanità, poi la nomina a coordinatrice regionale ed ora il salto romano. C’è altro nel suo prossimo futuro?

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Elena Leonardi con Giorgia Meloni e Francesco Acquaroli

«Ho avuto esperienze amministrative e politiche, sia di opposizione che di maggioranza. Ho fatto inizialmente l’assessore comunale a Porto Recanati, ho avuto diverse deleghe, dai lavori pubblici al turismo passando per la sicurezza, poi la Regione ed ora la candidatura al Senato. C’è sempre da imparare e migliorare, i percorsi te li porti dietro come in tutte le cose, fino a qualche anno fa sembrava impensabile quello che ho fatto. Il Senato sarebbe già un grandissimo traguardo…» Non fa Castelli in aria, un sogno nel cassetto, magari il Governo? «Guardare oltre è sbagliato, ho fatto un percorso emozionante e qualificante di cui sono grata e  se andrà in porto l’elezione cercherò di fare il massimo per le Marche e le la nazione».  Oggi c’è Giorgia Meloni ad Ancona per l’apertura della campagna elettorale. «Un ulteriore cesello, il segno della fiducia che c’è verso le Marche».

Elena-Leonardi-1-325x217Si parla molto di agenda Draghi, in quella della Meloni quali sono i temi guida? «Rilancio della nostra economia, parlo della economia reale, della capacità di fare impresa e di dare opportunità di lavoro, grande attenzione al mondo giovanile, dall’esigenza di dare sbocchi concreti alle professionalità maturate senza che siano obbligati ad andare all’estero fino a farli crescere secondo modelli virtuosi, dando loro la possibilità di fare sport attivo che è anche un sistema per tenerli lontani dai rischi della strada ad iniziare dalla tossicodipendenza». Fdi parla spesso di modello Marche riferendosi all’esecutivo Acquaroli. Ora però si trova con tre assessori e una consigliera candidati, si riparte da zero?

«La classe dirigente politica che è cresciuta nelle Marche vanta persone spendibili per la qualità del percorso fatto, la militanza politica per noi è un valore importante e sarà spesa nella nuova composizione della giunta regionale. Fdi ha fatto crescere una classe di persone qualificate con esperienze professionali e politiche valide. Peraltro queste partenze non saranno un punto zero per la Regione, molto è stato impostato dal lavoro di presidente giunta, consiglio e commissioni: il dopo elezioni politiche sarà un momento di ripartenza, questi primi due anni di governo regionale sono stati usati per tracciare linee amministrative importanti in una Regione che per 50 anni era stata in mano al centrosinistra. La presenza a Roma di nostri parlamentari sarà importante per dare una ulteriore svolta alla nostra regione, per recuperare l’arretramento sul fronte infrastrutture e della minore capacità di incidere sul Governo: quello della ricostruzione postsisma nell’agenda del centrodestra è un punto dirimente, mi sento di impegnarmi in prima persona con tutte le difficoltà del momento, dai costi delle materie prime alla concorrenza del 110%, Fdi si è sempre distinta per la battaglia a supporto della ricostruzione post sisma e delle imprese».

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Tra i partiti maggiori, Fdi è l’unico a non avere nelle Marche candidati catapultati da altre regioni. E’ solo un caso o una linea politica? « Un valore aggiunto, non faccio valutazioni sugli altri partiti, è un riconoscimento alla nostra classe politica, servirà a far ascoltare il modello Marche fuori dal nostro territorio, abbia introdotto elementi che sono poi stati seguiti in tutta Italia come la ventilazione meccanica controllata nelle scuole per consentire ai nostri studenti di non perdere il contatto con gli altri. Fdi ha un modello che è fatto di persone, idee e principi che parte dal territorio per salire alla Regione e ai vertici del Paese». Avete chiuso le liste per ultimi, la chiama divisione o un eccesso di riflessione? «È stata una scelta nazionale su tutto il territorio dettata dal peso politico che avrà domani Fdi nella nuova composizione del Parlamento, bisognava fare la scelta migliore rispetto alle tante disponibilità di candidature che il partito ha ricevuto sia da esponenti di partito, sia dall’esterno, dal mondo delle professioni per esempio, dalle partite Iva».

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