«Servizi di welfare adeguati e di qualità
per le comunità colpite dal sisma,
altrimenti sarà mobilitazione»

ALLARME - Cgil, Cisl e Uil di Macerata esprimono preoccupazione per la grave situazione nel territorio e chiedono un impegno risolutivo da parte della regione, dell'Ufficio scolastico, dell'Asur e della direzione dell'Area Vasta 3: «È necessario organizzare un’assistenza domiciliare integrata con l’assistenza sociale, contenere le rette a carico degli utenti nelle rsa e nelle residenze protette, così come aumentare l’attività di prevenzione»
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Daniel Taddei, della Cgil

«La garanzia di servizi di welfare adeguati e di qualità costituisce una condizione essenziale per prevenire l’abbandono del territorio e ricostruire le comunità colpite dagli eventi sismici del 2016 che ancora hanno un impatto devastante sul sistema sociosanitario, assistenziale ed educativo e si ripercuotono sul resto della Provincia. I servizi scolastici, sociali e sanitari sono fondamentali per il radicamento delle famiglie e per l’attrazione e il reinsediamento della popolazione». È per questo che le organizzazioni sindacali confederali di Cgil, Cisl e Uil di Macerata esprimono preoccupazione per la grave situazione nel territorio e chiedono un impegno risolutivo da parte della regione, dell’Ufficio scolastico, dell’Asur e della direzione dell’Area Vasta 3. «Due anni di emergenza pandemica si sono abbattuti sulla sanità maceratese, mettendo a nudo in modo drammatico le carenze che già la caratterizzavano. A partire da quelle relative all’assistenza territoriale e al sistema delle cure primarie. I nostri medici di famiglia e pediatri sono troppo pochi e male organizzati. In molti comuni, specie nell’entroterra, i cittadini non possono fruire di un servizio indispensabile come quello della continuità assistenziale. Ad oggi non è dato conoscere in quale direzione si muove il progetto di sviluppo degli ospedali e delle case di comunità, per i quali solo il Pnrr ha stanziato risorse ingenti. Specie le seconde, in questo contesto, potrebbero rappresentare una soluzione decisiva per dare impulso ad un sistema sanitario di prossimità».

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Rocco Gravina, della Cisl

«Ciò che abbiamo vissuto ha evidenziato che dove l’assistenza territoriale non era organizzata, là dove la sanità era tutta incentrata sugli ospedali, anche di eccellenza, là dove il privato era preponderante, là ci sono state le maggiore criticità e disservizi – spiegano Daniel Taddei, Rocco Gravina e Manuel Broglia -. È necessario, quindi, organizzare un’assistenza domiciliare integrata con l’assistenza sociale (ad esempio l’integrazione dell’ Adi con il Sad), contenere le rette a carico degli utenti nelle rsa e nelle residenze protette, così come aumentare l’attività di prevenzione. Non riusciamo ancora a capire il modello organizzativo previsto delle case della salute già attive e di quelle che sono programmate, quali hub e quali spoke, e come si intende intervenire su quelle già esistenti. Allo stesso modo discutere su come si organizza una centrale operativa territoriale che svolge una funzione di coordinamento della presa in carico della persona e raccordo tra servizi e professionisti coinvolti nei diversi setting assistenziali: attività territoriali, sanitarie e sociosanitarie, ospedaliere e con la rete dell’emergenza-urgenza».

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Manuel Broglia, della Uil

«Parlare di sanità diffusa non significa parlare di ospedali diffusi. Questo è stato recepito nel Pnrr così come espresso nella Missione 6 – Salute, che prevede reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale e rete nazionale della salute, ambiente e clima. A tutto ciò si somma la preoccupazione per la situazione del personale sanitario, che le ondate pandemiche hanno ridotto allo stremo – concludono i sindacati provinciali di Cgil, Cisl e Uil -. Sono in scadenza i contratti di infermieri e operatori socio sanitari assunti per fronteggiare l’emergenza Covid, e non si ha alcuna certezza del loro rinnovo. Nel frattempo si avvicina l’estate e incombe la necessità di predisporre un piano ferie adatto a coniugare due esigenze: consentire il recupero delle energie psicofisiche spese in questi mesi dagli operatori e garantire la continuità dell’assistenza e il funzionamento dei servizi. Da ultimo, si protrae in modo insopportabile l’incertezza sul futuro e sulle caratteristiche del nuovo ospedale di Macerata, rispetto al quale le uniche notizie disponibili provengono da annunci e smentite che leggiamo dalla stampa locale. Altrettanto inaccettabile è la situazione scolastica, con i tagli previsti dall’Ufficio scolastico regionale sulle classi e sull’organico, che andranno a penalizzare in particolar modo le zone montane e quelle colpite dal sisma del 2016. Fino ad oggi le nostre richieste per aprire dei tavoli in cui lavorare insieme per risolvere questi ed altri problemi non ha avuto riscontro. Le rinnoviamo oggi con forza, preannunciando che, nel caso in cui non venissero accolte, sarà inevitabile avviare adeguate iniziative di mobilitazione».

 

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