I professionisti a Legnini:
«Ricostruzione lenta? Non è colpa nostra,
siete voi ad aver prodotto 125 ordinanze»

DURA replica dell'Inarsind Marche, sindacato degli ingegneri e degli architetti, al commissario: «Sarebbe certamente più utile se da parte commissariale, arrivati a questo punto, ci fosse un po’ di sana autocritica e un po' di onestà intellettuale»
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Foto-presidente-INARSIND-Marche

Fernando De Santis

 

«”Divide et impera” una tecnica antica e collaudata che da politico esperto quale è, sta tentando di attuare per contrapporre noi liberi professionisti ai nostri clienti, ma in questo caso sortirà l’effetto contrario». E’ la dura replica che arriva dall’Inarsind Marche (sindacato degli architetti e ingegneri liberi professionisti) al commissario Legnini, che ieri si era rivolto proprio a loro chiedendo una partecipazione più attiva nella ricostruzione. 

«In primo luogo – ribatte il presidente del sindacato, l’architetto Fernando De Santis – noi tecnici liberi professionisti siamo i primi artefici della ricostruzione, ed è ora di dirlo con forza, e le responsabilità della lentezza della ricostruzione non possono esserci in alcun modo addebitate ma vanno cercate altrove, in primis nella gestione da parte dei Commissari che si sono susseguiti al timone della ricostruzione stessa. Sono 125 le Ordinanze tra cui districarsi – una media di due al mese, l’una a correzione e/o integrazione dell’altra – con il risultato che hanno creato un caos normativo che per oltre quattro anni ha reso difficile, se non impossibile, operare. Noi tecnici liberi professionisti siamo preparati e operiamo sempre con scienza e coscienza e gli Ordini professionali sono i garanti di questo verso la committenza sia pubblica che privata; siamo però anche degli operatori economici liberi di gestire come meglio riteniamo l’attività professionale nel rispetto delle norme di legge e deontologiche».

«Nel nome della semplificazione sono state accresciute a dismisura le responsabilità in capo a noi professionisti, così pure le “carte” da produrre, ed ora ci si accusa di rallentare la ricostruzione – continua De Santis – Sarebbe certamente più utile se da parte commissariale, arrivati a questo punto, ci fosse un po’ di sana autocritica e un po’ di onestà intellettuale. Se il problema è il Cas, le responsabilità vanno tutte attribuite alla gestione politica di questo strumento, utilizzato come ammortizzatore sociale anziché come strumento di ristoro e sostegno momentaneo. Infine, un richiamo va fatto alla rete tecnica delle professioni, ora chiamata dal Commissario a formulare proposte su come allargare la platea dei liberi professionisti impegnati nella ricostruzione, affinché non venga firmato nessun protocollo d’intesa se non preventivamente concordato anche con le sigle sindacali di rappresentanza dei tecnici liberi professionisti, le uniche legittimamente delegate alla tutela della nostra professione».

 

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