Fratelli d'Italia

Allevatore si incatena all’Ufficio ricostruzione:
«Da sei anni non mi fanno delocalizzare»
Il sindaco: «Rispettate le norme»

PIEVE TORINA - La protesta di Roberto Micheli davanti alla Provincia: «Ostruzionismo del Comune. Con un’azienda che è rimasta solo al trenta per cento di strutture è difficile andare avanti, mi trovo nella situazione di dover rinunciare a tante cose. E ho perso anche 220mila euro di fondi del Psr». Il primo cittadino Gentilucci: «Non era necessario fare un gesto così eclatante, per ottenere quello che la legge purtroppo non consente»
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Roberto Micheli incatenato agli uffici che ospitano la sezione maceratese dell’Ufficio speciale ricostruzione

di Monia Orazi

A sei anni e mezzo dalle scosse non riesce ancora ad ottenere la delocalizzazione per le due stalle dell’allevamento di suini di sua proprietà, per questo stamattina Roberto Micheli, imprenditore agricolo di Pieve Torina che già due anni fa aveva protestato contro quello che considera “ostruzionismo” da parte del Comune, si è incatenato davanti al cancello degli uffici della Provincia a Piediripa, che ospitano la sezione maceratese dell’Ufficio speciale ricostruzione.

IMG_20220318_155853_815-325x244Un’azione dimostrativa di protesta accompagnata da cartelli, che chiedono anche l’intervento del commissario straordinario alla ricostruzione Giovanni Legnini, per superare lo stallo, che gli impedisce di lavorare. Appena saputo che uno dei suoi cittadini si era incatenato davanti agli uffici della Provincia per protesta, il sindaco Alessandro Gentilucci è partito da Pieve Torina per incontrarlo, ma non l’ha trovato. Racconta Roberto Micheli: «L’allevamento è bloccato a livello di delocalizzazione temporanea che aspetto da sei anni, questa situazione è ormai insostenibile per tutte le vicissitudini che ci sono state negli anni. Mai avrei pensato che per lavorare dovevo incatenarmi ad un cancello e fare un’azione del genere. Dopo sei anni con un’azienda che è rimasta solo al trenta per cento di strutture è difficile andare avanti, mi trovo nella situazione di dover rinunciare a tante cose. Quella più pesante è quella di dire ai figli che lo studio forse non gli viene garantito, perché l’attività non riprende, forse possono venire delle difficoltà. Dopo il sisma due terzi dell’azienda sono da demolire e ricostruire. Mi sono adoperato come tutti per le progettazioni secondo la legge, per chiedere la delocalizzazione. Ci ho messo anche del mio, ho presentato un progetto per nuovi investimenti. Tutto questo si è fermato quando con il Comune siamo arrivati a chiedere le autorizzazioni. Da lì è iniziato il mio calvario che dura ormai da sei anni, riguarda l’azienda agricola con allevamento di suini, che è attiva da 55 anni ininterrottamente».

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La stalla di Micheli

Micheli punta il dito contro l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Alessandro Gentilucci: «In mezzo a tutto questo c’è un ostruzionismo totale del Comune. Ho presentato cinque progetti, tra ricostruzione e nuovi investimenti e ho ricevuto cinque rigetti, cinque no. In un anno e mezzo ho avuto 17 controlli in azienda, quando in cinquant’anni ce ne sono stati in media uno l’anno. Tutto questo per ostacolare, non certo per agevolare. Ho presentato quattro ricorsi al Tar, di cui due chiusi e favorevoli all’azienda, per uno siamo in attesa della sentenza, un altro si discute la settimana prossima. Sulle motivazioni non entro nel merito, parlano per me le sentenze, i pareri degli enti preposti, come Arpam, Asur, Forestale, quello che è scandaloso, è che all’Ufficio ricostruzione l’anno scorso in febbraio è stata chiusa la pratica della delocalizzazione temporanea e firmata dal dirigente responsabile del procedimento, ma non è stata firmata dal direttore dell’Usr, con preavviso di rigetto. Per cinque mesi nessuno ci ha detto perché il direttore non aveva firmato, poi ad un certo punto è arrivata una comunicazione in cui si diceva che la pratica era rigettata e dunque non avevamo diritto alla delocalizzazione. Poi c’è stato un ripensamento, a dicembre 2021 ci è arrivato un decreto di finanziamento completo, solo che è un decreto nullo, perché era fatto sulla terra di un altro, su particelle non di mia proprietà, su particelle che il Comune aveva comunicato essere a sua disposizione, invece erano di un’altra persona. Siamo arrivati alle comiche».

IMG_20220318_155844_982-325x244L’imprenditore agricolo denuncia di aver perso anche duecentomila euro di fondi del Piano di sviluppo regionale, da investire per una nuova stalla ampliando l’attività: «Dopo sei anni ancora siamo fermi al 2016, questa situazione è ormai inaccettabile, ho perso 220mila euro di fondi del Psr per la nuova stalla, da qui abbiamo deciso di fare questa protesta forte insieme all’avvocato Claudio Baleani sperando che si ponga fine a questa pagliacciata. Ho presentato una richiesta con tutte le norme dell’ordinanza 9, il resto non mi interessa più, una stalla da 750 metri secondo la normativa. Lo chiediamo subito, nella zona adiacente l’azienda, dove è permesso dalla legge. La chiusura dell’istruttoria per la delocalizzazione, mostra che tutta la documentazione della pratica c’era e che le norme sono state rispettate e dunque la delocalizzazione era autorizzabile». Micheli chiede l’intervento del commissario straordinario Giovanni Legnini per sbloccare la pratica di delocalizzazione: «Chiediamo che intervenga con la sua autorevolezza, affinché situazioni come questa fuori dalle norme, possano essere rimesse in sesto, se forse era intervenuto questa cosa si era chiusa prima. Oggi ormai il tempo è scaduto, abbiamo ottenuto un incontro con il direttore dell’ufficio ricostruzione, speriamo sia proficuo».

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Alessandro Gentilucci, sindaco di Pieve Torina

Il sindaco Alessandro Gentilucci nega che vi sia l’ostruzionismo del Comune e afferma che gli uffici comunali hanno agito nel pieno rispetto della legge: «Appena saputo che Micheli si era incatenato mi sono recato di fronte all’Usr, ma non l’ho trovato, avevo portato anche dei documenti. Non posso credere che dica che il Comune fa ostruzionismo, è il vicepresidente della nostra banca locale ed anche un imprenditore. Gli uffici comunali applicano le prescrizioni previste dal regime normativo vigente in materia. Tra l’altro è stato denunciato penalmente il responsabile del procedimento, ma l’inchiesta non si è aperta perché l’accusa non era fondata. Non era necessario fare un gesto così eclatante, per ottenere quello che la legge purtroppo non consente. Non è che perché siamo terremotati, possiamo chiedere deroghe alle normative esistenti. Magari uno vorrebbe costruirsi una casa sull’arenile, di fronte al mare, ma se la legge non lo prevede, purtroppo non si può fare. Anziché incatenarsi, Micheli dovrebbe trovare una soluzione migliorativa per la sua attività agricola».

Il sindaco di Pieve Torina lancia la proposta di aprire un tavolo tra Comune e tecnici dell’imprenditore, per trovare una soluzione migliorativa per l’azienda, che eviti il problema dei cattivi odori: «Come Comune gli siamo andati incontro anche garantendo le infrastrutture necessarie su aree da lui indicate, il ristoro per le aree indicate, ma non se ne è fatto più nulla. Gli uffici comunali non possono agire contro la legge. Abbiamo ricevuto numerose segnalazioni sui cattivi odori provenienti dalle stalle. Si devono sedere ad un tavolo i tecnici per trovare una soluzione che consenta di contemperare quanto previsto dalle norme, con le esigenze dell’azienda. Da parte del Comune c’è la massima disponibilità, così come c’è stata per i venti casi trattati di chi ha perso insieme casa ed attività. Micheli dovrebbe essere più lungimirante, continua a lavorare con quattrocento maiali, è necessario trovare una soluzione conforme a quanto prevede la normativa. Di aiuto può avere tutto quello che vuole, il sisma può rappresentare un’opportunità per le aziende, da parte sua mi attenderei più lungimiranza, ha l’opportunità di migliorare la sua azienda».

«Da 4 anni devo delocalizzare l’azienda, il Comune blocca la mia attività» Appello al commissario Legnini

 

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