La crisi economica e i costi in aumento
attanagliano anche la nostra provincia

L'ANALISI di Ugo Bellesi - E la magistratura segnala la presenza di “consorterie criminali” presenti in quattro province marchigiane. Troppi i giovani che non studiano e non lavorano. E’ per questo che ristoranti, commercianti, artigiani non trovano personale preparato
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario la magistratura ha lanciato significativi messaggi di allarme che non possono essere sottovalutati (leggi l’articolo) anche se purtroppo l’opinione pubblica è soprattutto concentrata, come è naturale, sui grossi problemi creati dalla pandemia. I procuratori generali hanno sottolineato che, mentre diminuiscono i reati predatori come furti e rapine, crescono le truffe, i reati di usura, di riciclaggio dei capitali illeciti e quelli online.

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I procuratori in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario

Nelle Marche sono a rischio quattro aree: San Benedetto per la presenza di soggetti riconducibili alla ‘ndrangheta’ catanzarese; Macerata e Fermo dove operano cosche del crotonese; Pesaro dove sono attivi soggetti appartenenti a cosche del reggino. Si tratta di membri della criminalità più insidiosa che potrebbero subentrare alle imprese del territorio nell’aggiudicarsi gli appalti e i subappalti pubblici. Sono proprio le piccole e medie imprese del territorio ad essere prese di mira. E il timore più forte è che queste “consorterie criminali” siano attratte soprattutto dalle opere di ricostruzione in atto nel cratere sismico grazie ai finanziamenti pubblici. Mentre sullo sfondo resta sempre allarmante il traffico di sostanze stupefacenti. La magistratura non ha mancato però di sottolineare anche l’aumento del disagio giovanile che si manifesta soprattutto nei gruppi di minorenni che danno vita a risse e aggressioni. Ci sono poi i problemi della violenza di genere che si concretizza nello stalking, nei maltrattamenti e nella violenza sessuale.

tribunale-macerata-e1576254017570-325x276Ma il tasto dolente è stato quello riguardante la lentezza dei processi e la carenza di personale nei tribunali. Tuttavia, si guarda con fiducia al percorso già avviato della transizione digitale. Infatti, i fondi del Pnrr saranno investiti per smaltire i fascicoli arretrati (del 65% in primo grado e del 55% in appello) e a ridurre la durata dei processi entro il 2026, pari al 40% per il civile e al 25% per il penale. Entro il giugno 2026 si dovrà abbattere del 90% l’arretrato civile in tutti i gradi di giudizio. Sempre con i fondi del Pnrr al tribunale di Macerata saranno assunti 19 nuovi funzionari. Ma ci si chiede: riusciremo a raggiungere questi risultati? In questo quadro si inseriscono anche i problemi dell’economia che purtroppo nella nostra provincia non va molto bene.

Il segnale più forte è costituito dalla chiusura delle aziende. Nel 2020 hanno chiuso i battenti 413 imprese, mentre dal 2021 altre 394 non ci sono più. Solo nell’edilizia sono scomparse 338 aziende. Nel commercio e nella manifattura si calcola che ci sia stato un dimezzamento. E la crisi economica è confermata dai dati Inps elaborati dall’Ires-Cgil delle Marche. Nel 2021 in provincia di Macerata sono state autorizzati 13,5 milioni di cassa integrazione. Si tratta di una situazione veramente preoccupante che non riguarda solo l’edilizia, ma anche il commercio e la manifattura. Persino l’agricoltura e il settore dell’allevamento sono in grossa sofferenza per la stangata delle bollette della luce e del gas ma anche per gli aumenti dei prezzi di concimi, mangimi e carburanti. I prezzi dei concimi sono triplicati e altrettanto quelli dei mangimi. L’aumento del prezzo del grano duro (a causa del dimezzamento della produzione del Canada) ha fatto aumentare i prezzi di tutti i cereali (come mais, orzo e soia) arrivando anche al 30/40% in più.

campogiano-svincoloDi conseguenza gli allevatori sono stati messi in grosse difficoltà, con ripercussioni anche nel settore dei prodotti caseari. L’aumento del prezzo del gasolio pari al 50% ha fatto crescere tutti i costi dei lavori agricoli, dall’estirpatura alla rullatura, dalla semina alla concimazione e al riscaldamento delle serre di fiori e ortaggi. Le industrie che producono concimi azotati hanno ridotto la produzione per l’aumento del costo di energia e metano e di conseguenza gli agricoltori non hanno ancora fatto gli acquisti necessari per preparare la semina del grano duro nei loro terreni. Ma la concimazione deve iniziare a febbraio e non si può rinviare per cui le preoccupazioni sono altissime. Ma ci sono problemi ancora più gravi che riguardano anche la nostra provincia e non solo le grandi città. Si tratta della massa di giovani che non lavorano, non studiano, non cercano lavoro, e, se lo trovano, lo rifiutano. Nelle aziende artigiane, nei negozi, nei ristoranti e persino negli studi di professionisti non si trovano più giovani disposti a fare l’apprendistato. E questo fenomeno è diventato una vera e propria emergenza. Non abbiamo le statistiche locali, ma i dati nazionali sono molto significativi. L’Italia ha le cifre peggiori d’Europa con 2,1 milioni di giovani nel 2020 (per il 25,4% sono donne e per il 21,3% sono uomini) e, rispetto al 2019, sono aumentati di 97mila unità. Colpa dell’epidemia? Non solo. Infatti, secondo i sondaggi, sembra che ciò avvenga anche perché tanti giovani non sono preparati ad affrontare la vita: non sanno scegliere la facoltà, non sanno compilare il curriculum, non superano gli esami universitari, non sanno trovare un’occupazione a loro gradita. Ma non sanno neppure chiedere aiuto, spesso perché non sanno di poterlo chiedere.

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Orienta giovani

E l’indice di crescita del numero di questi giovani, secondo l’Istat, è di +2,3% nel Nord e di +1,8% nel Centro, mentre al Sud, in coincidenza con l’epidemia pandemica, è sceso a -0,4%. Il Governo ha recentemente varato un decreto che stanzia 20 milioni per la riqualificazione “su misura” dei giovani tagliati fuori da istruzione e occupazione. L’intervento si concentrerà sui ragazzi tra 15 e 29 anni. Non è da sottovalutare neppure un altro grosso problema: quello dei “giovani” (tra 26 e 35 anni) che lasciano il lavoro in cerca di “impiego e vita migliori”. Non abbiamo le cifre delle Marche ma si tratta di un fenomeno nazionale e quindi riguarda anche noi. Secondo i primi dati ufficiali risulta che nei primi mesi del 2021 sono stati 770mila i lavoratori italiani che hanno lasciato il posto di lavoro a tempo indeterminato. Le motivazioni? Eccole: il 48% degli intervistati rifiuta il posto fisso a vita e guarda con fiducia al mercato del lavoro in ripresa, il 47% cerca maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata e il 38% punta ad una carriera migliore. Uno su quattro intende “dare un nuovo senso alla vita”. Sono motivazioni e soprattutto un fenomeno da non sottovalutare…

«Cosche calabresi nelle Marche: c’è una presenza, non sono radicate» Con la pandemia boom di reati online



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