Pasticcerie chiuse a Pasqua:
«Le promesse non bastano,
serve liquidità immediata»

BLOCCO - Il socio di Nino Cafè Sergio Pettorossi: «L'incertezza fa da padrona». Il pasticcere de L'arte Bianca di Corridonia, Fulvio Del Monte: «I 400 miliardi servono solo per farci indebitare ulteriormente»
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Sergio Pettorossi, socio di Nino Cafè

 

di Elisabetta Pugliese

Quest’anno Nino Cafè di Macerata e L’arte Bianca di Corridonia non produrranno né venderanno le loro uova e colombe pasquali artigianali. Le due attività hanno mantenuto aperte soltanto, rispettivamente, la parte tabaccheria e la panetteria, chiudendo l’area pasticceria. A causa dell’emergenza Coronavirus e in conseguenza dei Dpcm, sono state moltissime le strutture in tutta Italia che si sono fermate. Le pasticcerie sono ferme da circa un mese, alcune continuano ugualmente a produrre e a consegnare la loro merce a domicilio, altre si sono arrestate del tutto. Comune denominatore, però, è la sofferenza di stoppare un’attività proprio nel periodo delle feste pasquali, uno dei momenti in cui indubbiamente c’è più lavoro, più clientela e più guadagno, conservando molti dubbi sul futuro e sulla ripresa. A lanciare un appello nei giorni scorsi era stata Confartigianato. Sergio Pettorossi, socio del bar pasticceria Nino Cafè di Macerata, ha raccontato la differenza tra il periodo pre e post-Covid-19, fatto di una serie di importanti cambiamenti: «Prima dell’emergenza vendevamo tipicità pasquali di marchio industriale e facevamo uova e colombe artigianali e personalizzate su ordinazione – spiega – cosa che quest’anno non abbiamo potuto fare, perché pochi giorni prima di iniziare a produrre c’è stato il blocco. Dal 12 marzo abbiamo chiuso la pasticceria, manteniamo solo delle uova di alcune ditte che consegniamo a domicilio in occasione delle feste e tutto ciò che riguarda la tabaccheria, il pagamento di bollette e l’edicola».

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Nino Cafè

Tutto questo ha portato inevitabili cambiamenti, sia dal punto di vista economico, che della clientela: «Chi veniva solo per la colazione non si vede più – dice Pettorossi – al massimo vengono persone dalle zone più vicine per una ricarica e nemmeno così spesso, ma per il resto nulla, gli amanti della pasticceria artigianale sono ovviamente scomparsi. È capitato tutto nel periodo peggiore, chiudere durante le festività è un duro colpo e il nostro settore ha perso milioni a livello nazionale. Ci ha messo con le spalle al muro». La scelta di fermare molte attività a livello nazionale è derivata dalla vastità di contagi e dall’estrema pericolosità del virus, ci si attende solo la collaborazione di tutti: «Diversamente non si poteva fare, sperando che serva e che tutti rispettiamo le regole – commenta uno dei soci di Nino Cafè – perché altrimenti ricominceremmo da capo e gli sforzi saranno stati vani. Chi può dire se la decisione è stata giusta o sbagliata? Non lavorando si perde molto, lavorando c’è il rischio contagio, nessuno ha la sfera di cristallo. Non sappiamo prevedere cosa succederà – ha concluso – al momento l’incertezza fa da padrona. Speriamo solo di uscire presto da tutto questo e di ripartire più forti di prima».

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La pasticceria di Fulvio Del Monte

Anche Fulvio Del Monte, titolare de “L’Arte Bianca” a San Ginesio, Macerata e Corridonia, racconta la situazione che vive nella sua attività, concentrandosi anche sulle conseguenze post sisma del 2016: «Siamo usciti dal terremoto con le ossa rotte –  spiega – e l’attuale emergenza rappresenta un colpo ulteriore. Prima di tutto questo facevamo tante preparazioni e partivamo a produrre molto in anticipo. Ora la mia pasticceria è chiusa, come molte altre attività su tutto il territorio nazionale, teniamo aperto solo il forno, perché il pane è un bene di prima necessità. Per fortuna ho queste attività – evidenzia Del Monte – se avessi avuto solo la pasticceria ora sarei in guai seri, perché in termini economici, essa rappresenta una buonissima percentuale del fatturato, specialmente nei periodi di festa come quello che stiamo per vivere. È una mazzata terribile».

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Fulvio Del Monte

E sul ruolo dello Stato nell’emergenza: «Nel periodo del terremoto lo Stato c’era, ha fermato i mutui e ha sospeso le bollette. Al momento credo che la scelta di chiudere le attività sia stata piuttosto inevitabile, altrimenti combattere la battaglia contro il virus non sarebbe stata possibile e i sacrifici sarebbero stati vani. Stavolta, però, non credo che i provvedimenti presi bastino del tutto – spiega – perché i 400 miliardi di cui si parla non sono aiuti concreti, ma solo soluzioni per indebitarci ulteriormente. Tra l’altro finora non sono ancora stati tirati fuori. Sulla carta ci sono state fatte tante promesse, nel concreto non abbiamo nulla su cui basarci. La cosa più importante ora è la velocità di azione – afferma Del Monte – la mancanza di liquidità è un problema enorme, perché non possiamo pagare nulla, compresi i fornitori. Se si ferma l’economia, è la fine e ripartire sarà molto dura. L’unica cosa che chiedo è l’accesso alla liquidità immediata, non come garanzia, ma come effettiva erogazione. Speriamo di entrare il prima possibile nella fase due – conclude – nel frattempo resistiamo e restiamo uniti».

«Pasticcerie artigiane chiuse a Pasqua, assurda discriminazione»

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