«Commercio anello debole,
dimenticato dal decreto “Cura Italia”»

ECONOMIA - Barbara Cacciolari, che con la famiglia è titolare della Shoes & company, sulla situazione economica con la crisi del Coronavirus: «Noi imprenditori, seppur lasciati soli nell’incertezza più totale, siamo chiamati ad intraprendere le scelte cercando di interpretare quello che potrà accadere la prossima settimana e nel prossimo futuro. Per ripartire serviranno 500 miliardi, non 25»
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Barbara Cacciolari

 

di Luca Patrassi

Barbara Cacciolari, un impegno politico nella Lega, è nota soprattutto come imprenditrice essendo coinvolta nell’azienda commerciale di famiglia – la Shoes&Company – che ha una trentina di dipendenti. Lo sguardo è legato giocoforza all’emergenza Coronavirus e al decreto Conte.

Come va nella sua azienda?

«Serrande abbassate e negozi chiusi, la stagione in corso è oramai compromessa con gli ordini sospesi, contagi e morti spengono il nostro pensiero, in questi giorni sempre alla ricerca affannata di trovare soluzioni e cercare di dare risposte concrete, sia ai dipendenti che a noi stessi, per affrontare al meglio questa emergenza sanitaria ed economica. Noi imprenditori non abbiamo una risposta in questo difficilissimo momento ma, seppur lasciati da soli nell’incertezza più totale, siamo chiamati ora ad intraprendere le scelte cercando di interpretare quello che potrà accadere la prossima settimana e nel prossimo futuro: dobbiamo farlo per i nostri dipendenti ma soprattutto per la sopravvivenza dell’azienda. Un dato è certo, in questa situazione il commercio rappresenta solo l’ultimo anello della catena, il più debole seppur sia fondamentale».

Uno scenario possibile?

«Il rischio è che non sopravviveremo tutti se non si porrà attenzione e rispetto al commercio, un settore chiave dell’economia e della tutela del made in italy».

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Giuseppe Conte

Il decreto “Cura Italia” come lo giudica?

«Dopo tanti annunci, abbiamo riscontrato una grave mancanza visto che il decreto non contiene misure straordinarie e, soprattutto, ha dimenticato proprio il commercio, settore che a differenza di altri si alimenta attraverso il flusso di cassa contante. Il decreto è stato a mio avviso  molto deludente e servirà una correzione molto forte nel prossimo, previsto per aprile: un cambio di rotta a difesa del settore. Occorrerà arginare gli effetti devastanti del virus e dare ossigeno ad un settore economico oramai allo stremo, distrutto, costituito da centinaia di migliaia di imprese, piccole, familiari o organizzate. Il decreto di fatto ha determinato la chiusura dei nostri negozi, facendo precipitare una condizione preesistente e precaria in fase di recessione, partita dal 2019, proseguita agli inizi del 2020 fino all’epilogo attuale. Eravamo già in recessione, solo nel comparto Moda in Italia negli ultimi 8 anni hanno chiuso 52.000 punti vendita di moda a fronte di 26mila nuove aperture, cito dati di Federmoda. Occorre un piano speciale per l’economia, per il commercio come per il turismo, l’industria e l’artigianato: bisogna dare liquidità alle nostre imprese».

Quando si parla di date, la burocrazia sembra più forte della logica. L’ultima perla è il rinvio di quattro giorni delle scadenze esattoriali a fronte di uno stop ai movimenti anche economici che è di diverse settimane fa…

«Nel decreto manca chiarezza sull’impegno del governo rispetto alle banche, all’Inps e ai vari enti che non sanno ancora cosa devono fare. Mancano le circolari attuative dei decreti, le linee guida agli istituti bancari mentre i termini dei mutui, dei leasing e pagamenti vari sono in scadenza. In questo momento dobbiamo distruggere la burocrazia ma i decreti non facilitano perchè sono confusi, arraffati, prima detti e poi messi in atto. La situazione è tragica, dobbiamo sapere cosa fare e lo dobbiamo sapere subito tutti. In tutto questo caos non dobbiamo assolutamente dimenticare i terremotati, le attività commerciali e produttive che alla scadenza del 30 giugno dovranno pagare gli  f24, già depositati in banca, relativi alle rateizzazioni dei pagamenti del terremoto. Mi chiedo come faranno? Non vogliamo essere presi in giro. come per i pagamenti del 16 marzo rinviati al 20 marzo. Occorrono persone competenti, per ogni settore economico, al fine di produrre un decreto chiaro capace di traghettarci fuori da questa emergenza. Bisogna muoversi come hanno fatto altri paesi europei per sostenere l’economia, occorreranno investimenti per 500 miliardi di euro, non i 25 previsti dal governo Conte».

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