Decreto “Cura Italia”, Cna:
«Ecco quali sono le lacune»

ECONOMIA - Lo studio dell'associazione plaude la rapidità ma sottolinea: «Solo un primo passo, c'è bisogno di molto altro»
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Luciano Ramadori, direttore Cna

 

Un documento che evidenzia tutte le lacune del Decreto “Cura Italia”. Lo studio Cna ha messo sotto la lente di ingrandimento le oltre 120 disposizioni del provvedimento approvato dal governo per contrastare gli effetti dell’emergenza epidemiologica sull’economia. Se da un lato si plaude per i tempi rapidi di approvazione e per le consistenti risorse stanziate, si apprezzano le disposizioni in materia fiscale e le misure a sostegno dei dipendenti, il decreto legge può rappresentare solo un primo passo, perché di molto altro ancora c’è bisogno.
Questi i punti toccati nel documento. 

TROPPO POCO PER AUTONOMI E PARTITE IVA –  Le risorse messe in campo, seppure importanti, non saranno infatti sufficienti a proteggere lavoro autonomo e piccole imprese, particolarmente esposti alla gravità della situazione e all’enormità dei danni, che sono destinati a moltiplicarsi se l’emergenza dovesse protrarsi per mesi, con effetti drammatici per i livelli produttivi e l’occupazione del Paese. Per questo motivo, CNA ritiene che gli interventi a favore delle imprese, che spaziano dalla sospensione dei versamenti, al sostegno al credito, agli ammortizzatori sociali vanno indirizzati con maggiore incisività a favore del lavoro autonomo, delle attività di minore dimensione e delle filiere (turismo, trasporti, ristorazione, cinema e cultura) che più di altre stanno già subendo i colpi di questo blocco totale delle attività e degli incassi. Ci sarà, quindi, presto bisogno di una manovra di ulteriore stimolo e sostegno all’economia di proporzioni mai sperimentate in precedenza.

SOSPENSIONE PIU’ A LUNGO PER I PAGAMENTI – Nota dolente sono anche le disposizioni in materia fiscale che, limitandosi a sospendere i soli versamenti in scadenza nel mese di marzo, risultano del tutto insufficienti. Riteniamo, infatti, che le sospensioni avrebbero dovuto interessare almeno i versamenti in scadenza dal mese di marzo al mese di maggio, con la possibilità di far decorrere l’inizio della restituzione dei pagamenti sospesi non prima del mese di settembre 2020, potendo altresì avvalersi di un piano di restituzione non inferiore a 10 rate.

AGEVOLAZIONI PER TUTTI GLI AFFITTI – Per quanto concerne, invece, il credito d’imposta del 60% dei canoni di affitto pagati nel mese di marzo, che il decreto prevede soltanto a beneficio degli immobili accatastati nella categoria C1, evidenziamo che tale misura vada estesa anche gli affitti degli edifici accatastati nelle categorie D8 e C3, sempre ad usa commerciale, ovvero ai laboratori artigiani.

PIU’ RISORSE PER IL BONUS SOPRAVVIVENZA – Più risorse per il “bonus di sopravvivenza” Una particolare criticità riguarda, poi, il bonus di 600 euro riconosciuto nel mese di marzo a lavoratori autonomi, partite IVA e professionisti, tenuto conto che le somme stanziate risultano ampiamente insufficienti rispetto alla numerosità della platea degli aventi diritto. Occorre, pertanto, rafforzare la copertura finanziaria dell’intervento.

RIATTIVARE I CONFIDI – La preoccupazione, dunque, è che non vi siano strumenti sufficienti a sostenere l’imprenditoria diffusa e, pertanto, molte piccole imprese potrebbero ritrovarsi nella condizione di cessare l’attivata per mancanza di liquidità. Per questo, Cna sottolinea l’esigenza di riattualizzare l’esperienza dei Confidi, sempre più al margine nel mondo della garanzia, vista la pervasività dello strumento pubblico. Occorre, soprattutto in questa fase, ripartire dai Confidi che, per competenze e per prossimità, sono uno dei pochissimi soggetti in grado di assicurare
il flusso necessario di credito a micro e piccole imprese.

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