Aperitivo con Violetta:
Azzaro racconta le “donne per male”

MACERATA - Agli Antichi forni per l'appuntamento degli Aperitivi culturali la caporedattrice de Il Dubbio analizza 150 anni di emancipazione femminile proprio partendo dalla protagonista de La Traviata: «La morale borghese ha imprigionato la donna giudicandola in base alla sua sessualità»
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Angela Azzaro e Cinzia Maroni

 

di Marco Ribechi

Traviata ed emancipazione femminile, in mezzo oltre 150 anni di storia. A parlarne con Cinzia Maroni agli Antichi Forni di Macerata, per il ciclo degli Aperitivi Culturali, è Angela Azzaro, volto noto della televisione e caporedatrice del quotidiano Il Dubbio. La Violetta di Verdi racchiude un universo di valori etici e morali che hanno segnato il ruolo della donna nella società dell’800. Il suo personaggio, che si purifica solo con la morte, trae ispirazione dal romanzo “La signora delle Camelie” e da Marie Duplessis, donna realmente esistita nella Francia della prima metà dell’Ottocento e amante di moltissimi uomini colti e intellettuali. Alla sua morte Charles Dickens, che per caso si trovava a Parigi durante i funerali disse: “La città si è fermata, sembra che sia la morte di Giovanna D’Arco”. Proprio per capire il ruolo di Marie – Violetta l’incontro si è aperto con la lettura di una lettera di Giuseppe Verdi al critico Vincenzo Luccardi, una al suocero Antonio Barezzi e con la descrizione di Dumas della signora delle camelie.

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Angela Azzaro

«La dicotomia è quella che ci siano donne per bene e donne per male – esordisce Angela Azzaro – La società occidentale ha legato le donne alla materia, alla natura, e l’uomo all’intelletto. Così nasce la doppia visione della donna e la sua definizione tramite la morale, sempre collegata alla libertà sessuale. Le donne che decidono di utilizzare il proprio corpo, volontariamente, per fare un certo stile di vita vanno contro la morale borghese ma allo stesso tempo sono proprio loro che possono offrire un’idea di libertà e di emancipazione». Cinzia Maroni ricorda: «Mentre al maschile l’aggettivo peripatetico richiama la filosofia di Aristotele e i pensatori passeggiatori, al femminile indica una donna che vende il proprio corpo». Prosegue Azzaro: «Nell’800 si crea la norma e l’antinorma borghese – spiega la giornalista – nel ‘900 invece assistiamo al femminismo e alla liberazione della donna. Questo nonostante anche il femminismo abbia sempre avuto problemi con le donne che decidono di vendere il proprio corpo. Negli ultimi 20 anni invece assistiamo a dei passi indietro, la dicotomia che credevamo superata sta tornando».

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Il pubblico presente

Anche Adina, protagonista de L’Elisir d’amore, sembrerebbe essere una donna libera: «E’ colta, lavora, dice che in amore chiodo scaccia chiodo – spiega Azzaro – però la sua fine è quella di essere ricondotta alla morale borghese scegliendo una vita che segue un corso accettato, esattamente come Violetta che è costretta a morire. E’ il sogno d’amore che da sempre ha consolidato l’idea della donna e la sua divisione in donne per bene e per male. Ma l’idealizzazione della donna in santa, angelo o martire non va incontro alla sua libertà ma al contrario è un meccanismo che chiude le donne in prigione». Dopo il dibattito l’aperitivo, a base di prodotti derivati da canapa e offerto dall’oleificio Cartechini di Montecassiano. Domani Andrea Panzavolta analizzerà: “Tra Bergman e Goethe: il flauto segreto”.

 

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La lettura di Gabriela Lampa

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Riccardo Minnucci

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