Intramontabile Traviata
Lo Sferisterio si specchia nella sua magia

RECENSIONE - Il tris di prime del MOF si è chiuso con una garanzia. L'opera con la regia di Henning Brockhaus e le scene di Josef Svoboda, non invecchia mai e il pubblico continua a premiarla, come ha fatto ieri sera. Applausi scroscianti per tutti, super ovazione per Luca Salsi
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di Maria Stefania Gelsomini 

Dopo il verde anti-leghista del Flauto magico e il verde mare dell’Elisir d’amore, il tris di prime del Macerata Opera Festival si chiude con un evergreen: la Traviata di Giuseppe Verdi con la regia di Henning Brockhaus e le scene di Josef Svoboda, la famosa Traviata degli specchi. Il ritorno al passato (con l’“Addio del passato”) resta una garanzia. 

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Il baritono Luca Salsi, la vera star della serata

Nata nel 1992 sul palco dello Sferisterio, e tornata a casa più d’una volta (l’ultima nel 2014), nel frattempo ha girato l’Italia e il mondo, portando in alto il nome di Macerata in tutti i teatri. Ed è probabile che molti degli spettatori presenti ieri sera avessero già avuto modo di applaudirla, eppure sono ritornati. Perché c’è un legame particolare con questa Traviata, che sentiamo nostra. Un allestimento su cui è stato detto e scritto di tutto e di più, anche su Cronache Maceratesi. Non occorre ripetersi e raccontare per l’ennesima volta, per filo e per segno, la trama che tutti conoscono, gli espedienti registici, o descrivere la bellezza dei teloni che si riflettono nello specchio. L’impianto resta sostanzialmente lo stesso, ma Brockhaus, che non si stanca mai di rimetterla in scena, apporta a ogni ripresa delle piccole modifiche, aggiunge, toglie, carica i gesti di nuovi significati, di pari passo con un’idea e con un teatro che naturalmente si evolvono nel tempo.

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Violetta (il soprano Salome Jicia) nel primo atto

Questa Violetta muore, come tutte le Violette, ma è una Traviata che non invecchia mai e il pubblico continua a premiarla, come ha fatto ieri sera, accogliendo con un inedito applauso il sollevarsi dello specchio prima ancora dell’attacco del preludio da parte della direttrice d’orchestra, l’americana Keri-Lynn Wilson. Irresistibile per molti la tentazione di fotografarlo, e sebbene fosse vietato, decine di smartphone si sono accesi in platea per immortalare la scena. E non era mai successo, almeno qui a Macerata, che il pubblico applaudisse, per ben due volte, macchinisti e attrezzisti impegnati nel cambio scena del secondo atto, prima della festa di Flora.

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Alfredo, il tenore Ivan Ayon Rivas

Scampato il pericolo pioggia che aveva aleggiato per tutto il giorno sull’arena, il grande specchio è tornato finalmente a risollevarsi. Per permettere allo spettatore di entrare in casa di Violetta, curiosando nelle “pompose feste” frequentate da nobili protettori e allegre cortigiane ingioiellate, o nella casa di campagna fuori Parigi dove Alfredo e Violetta si sono ritirati abbandonando lusso e mondanità, o di nuovo, nei bagordi della festa di Flora fra balli, alcol e gioco d’azzardo, danzatrici e matador, dove Alfredo rincorre Violetta e la umilia davanti a tutti ignaro del suo sacrificio d’amore. Ma è nel finale che lo specchio, sollevandosi di fronte al pubblico, lo spoglia, rivelando appieno la sua magia emotiva e la sua forza tragica. Il pubblico ora cammina su quel pavimento nudo, entra nella camera spoglia di Violetta morente, si ritrova partecipe di un dramma che appartiene a ognuno di noi. Eppure, Violetta, Brockhaus la fa morire sola, né Annina, né il dottore, né Giorgio Germont né tanto meno Alfredo, che pure sono nella stanza, le sono fisicamente vicini.

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Giancarlo Colis veste le cortigiane con luminosi colori pastello nella festa del primo atto e con sgargianti abiti rossi e neri d’ispirazione spagnola nella festa del secondo atto. Violetta ha quattro diverse immagini ben distinte: l’abito bianco luminoso della prima festa, della cortigiana spensierata (seppure già ammalata) arricchito da gioielli e una barocca parrucca bionda; l’abito modesto della vita in campagna con Alfredo; l’abito nero appariscente, coperto da un mantello argentato della festa di Flora, che ormai non la rappresenta più e la invecchia tragicamente; la semplice camicia da notte dei suoi ultimi attimi di vita. Essenziali, insieme ai costumi, per ricreare le pruriginose atmosfere delle festaiole parigine, le coreografie di Valentina Escobar, che muove perfettamente le masse in funzione delle intenzioni del regista, portando anche sul palco tre bravissimi danzatori di flamenco e una ballerina classica.

Dal punto di vista vocale non è stata una serata memorabile, mettiamola così, per la Violetta del soprano Salome Jicia e l’Alfredo del tenore Ivan Ayon Rivas, alle prese probabilmente con l’emozione del debutto e la difficoltà di misurarsi con un teatro all’aperto. Voci potenti entrambe, a volte troppo urlata lei, a volte trattenuto e calante lui, non aiutati da una direzione lenta e a tratti davvero pesante (vedi il concertato del finale di secondo atto). Anche nella gestualità i due innamorati appaiono un po’ forzati, caricati, come la Jicia nel celeberrimo “Amami Alfredo”, e a farne le spese è l’emozione. Chi invece questo palco lo conosce bene e canta in maniera impeccabile è il baritono Luca Salsi, la vera star della serata, che nel duetto del secondo atto è riuscito a trascinare anche Violetta, in ripresa dopo le difficoltà del primo atto. Che dire, il suo Germont sta una spanna sopra a tutti, ascoltarlo è un autentico piacere e quando arriva un fuoriclasse lo riconoscono anche gli spettatori meno esperti.
Traviata-17-325x216A completare il cast di comprimari, Mariangela Marini (Flora Bervoix), Marianna Mennitti (la cameriera Annina), Silvano Paolillo (Gastone), Lorenzo Grante (il barone Duphol), Stefano Marchisio (il marchese d’Obigny), Giacomo Medici (il dottor Grenvil). Orchestra Regionale delle Marche diretta da Keri-Lynn Wilson, Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” diretto da Martino Faggiani e Massimo Fiocchi Malaspina. Applausi scroscianti per tutti, ma la super ovazione è solo per Luca Salsi.

Repliche il 28 luglio, il 3 e l’11 agosto (il 28 luglio e l’11 agosto il ruolo di Giorgio Germont sarà interpretato da Alberto Gazale).

(foto di scena di Alfredo Tabocchini)

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