Allo Sferisterio la prima dell’Elisir d’Amore:
la calma dopo la tempesta Vick

MACERATA - Al salotto degli Aperitivi culturali il critico Foletto e il maestro Lanzillotta. Ambientazione moderna per un'opera fedele all'originale di cui si vuole soprattutto sottolineare l'aspetto innovativo e creativo del librettista Romano e dello stesso Doninzetti. Il direttore d'orchestra: «Era un compositore molto raffinato per questo abbiamo scelto la versione integrale»
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Cinzia Maroni con Angelo Foletto e Francesco Lanzillotta

 

di Marco Ribechi

Elisir d’amore, prima dello spettacolo allo Sferisterio se ne parla agli Antichi Forni. E’ “Il dolore della felicità” il tema del secondo appuntamento degli Aperitivi Culturali che vede nel salotto di Cinzia Maroni la presenza di Angelo Foletto, critico musicale di Repubblica, e Francesco Lanzillotta direttore musicale del Mof e direttore d’orchestra della stessa opera in programma questa sera. Assente il regista Damiano Micheletto, in viaggio verso Macerata, sostituito sul finale dall’aiuto regista Eleonora Gravagnola. Dopo lo choc del Flauto Magico di Vick (leggi la recensione), i cui effetti secondari sono ancora palpabili nell’aria (guarda il video), il pubblico è curioso di sapere cosa aspettarsi da questa seconda prima. Tra l’altro presente ieri in arena lo stato generale di Rai 3 nelle persone del direttore Stefano Coletta, il vicedirettore Giovanni Anversa e la conduttrice di Agorà Serena Bortone. La curiosità è che Serena Bortone ha regalato alla mamma un biglietto per La Traviata proprio occasione del suo ottantesimo compleanno. (Leggi l’articolo sui presenti alla prima de Il Flauto Magico).

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Angelo Foletto

E’ Foletto a prendere la parola per primo con una profonda e dettagliata spiegazione dell’Elisir che lascia spazio anche a dettagli poco conosciuti: «Ieri Girardi ha detto che in Italia tra Gozzi e Goldoni si è scelto Goldoni – esordisce Foletto – sono d’accordo perchè proprio i personaggi goldoniani sono quelli da cui nasce anche l’opera buffa, personaggi tipici e riconoscibili. L’Elisir rappresenta un punto di arrivo di questa tradizione ma anche un momento di discostamento perchè sia il librettista Felice Romani che lo stesso Doninzetti inseriscono elementi di novità». L’opera nasce da una traduzione del testo Il filtro, di forte connotazione francese. «Vengono introdotti elementi tragici – prosegue Foletto – e anche l’atteggiamento tenorile per un’opera comica è nuovo e originale anche per tutto l’800. Sia il libretto che la musica tendono a isolare i personaggi e anche l’ambientazione all’aperto è qualcosa che raramente si era visto». Mentre i personaggi di Dulcamara e Belcore appaiono statici, Adina e Nemorino subiscono un’evoluzione durante lo svolgimento della trama: «Anche la musica mette in evidenza questa trasformazione – prosegue il critico – Inoltre Nemorino canta con una tipologia espressiva femminile che è quella del dolore della felicità, anche questo è un elemento innovativo che viene alla luce per la prima volta».

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Francesco Lanzillotta

Sul lato musicale il tentativo di Lanzillotta è quello di sottolineare la creatività di Doninzetti: «Spesso viene etichettato come un compositore semplice ma non è così, è molto raffinato – spiega il direttore d’orchestra – inventa la gestione di un tessuto armonico che ha la stessa importanza del verso e della melodia. Per questo abbiamo deciso di farlo nella versione integrale, tagliare dello parti significa non rendere giustizia a questo aspetto della musica di Doninzetti. Certamente è necessario un tenore capace di sostenere queste scelte e noi per fortuno lo abbiamo e ho deciso di sfruttarlo (John Osborn)». Interessante anche l’interpretazione dei nomi degli stessi protagonisti: «Adina è un nome ebraico che significa donna voluttuosa – spiega Lanzillotta – la radice è Eden inteso come luogo delle meraviglie. Nemorino, da Nemo cioè nessuno, è l’uomo qualsiasi disposto a tutto pur di raggiungere il suo luogo delle meraviglie, è anche questo il trionfo dell’amore che caratterizza l’Elisir».

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Eleonora Gravagnola

Sulle scelte sceniche a fare le veci di Micheletto è Eleonora Gravagnola: «L’ambientazione è un luogo all’aperto nel momento del riposo – spiega l’aiuto regista – è naturale ai nostri giorni pensare a una spiaggia che però a seconda del momento della giornata assume diverse connotazioni. Sulla scena c’è un forte realismo che a volte si sospende proprio per isolare i momenti di cui parlava Foletto. Poi l’elisir assume una forma differente, nella versione originale è del vino bordeaux ma anche questo è stato attualizzato. La produzione è la più ripresa tra quelle di Micheletto ma ogni volta adattata a contesti differenti. Lo Sferisterio è forse il luogo che si presta meglio poichè è all’aperto come la storia originale». L’incontro si è concluso con un buon bicchiere di vino e la degustazione di una focaccia speciale preparata da “Il forno di Matteo” di via Crescimbeni 29.  Nel pomeriggio il primo degli aperitivi delle 18,30 con Mario Cucinella, Gian Luca Bianco e Fabio Renzi, direttore di Symbola, che racconteranno la mostra di Palazzo Buonaccorsi “Imbilico: perpetua motus terra”. Domani a mezzogiorno invece arriva il regista della Traviata Henning Brockhaus insieme a Carla Moreni, critica del Sole24Ore per parlare di “Violetta e l’utopia dei tre mesi di campagna”.

(Domani la recensione dell’Elisir a cura di Maria Stefania Gelsomini e le intervista al pubblico all’uscita dall’arena).

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Il direttore di Rai3 Stefano Coletta, il vicedirettore Giovanni Anversa e la conduttrice di Agorà Serena Bortone ieri sera allo Sferisterio (nella foto con il sindaco e la moglie, e la conduttrice Rai Metis Di Meo)

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Una scena dell’Elisir

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Matteo Paparelli de “Il forno di Matteo”

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